Napoli-Juventus. Mistica e fisica di una partita

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Domenica sera, 22 Aprile. L’Italia calcistica (quindi l’Italia) mette da parte le scaramucce fra Salvini e Di Maio, il processo Stato-Mafia, la guerra in Siria, la mimica di Berlusconi…

All’Allianz Stadium di Torino c’è Juventus-Napoli.  Si affrontano la prima e la seconda in classifica. A cinque giornate dal termine del campionato, il Napoli insegue a 4 punti e nelle ultime partite arranca, non sembra più essere la “gioiosa macchina da guerra” di inizio campionato, capace di macinare punti e gioco spettacolare.

Anche quest’anno a nulla sembrano servire gli sforzi dell’unico avversario capace di tener testa ai bianconeri, il Napoli, che come un accanito giocatore d’azzardo o come un innamorato folle, ha puntato tutto su un unico obiettivo, lo scudetto. Un’ossessione, ormai neanche celata, una chimera che insegue a lungo.

Dall’altro lato la Juventus, sempre lei. Costante, arcigna, forte di 6 scudetti di fila, guardata con risentita ammirazione perfino dai suoi più irriducibili detrattori per la regolarità, scientifica, dei suoi risultati. Una macchina, puntuale nelle sue vittorie domenicali, quasi distaccata e algida nella sua continuità: scende in campo, vince.

E così, anche questo campionato sembra avviarsi alla sua regolare conclusione. La partita sembra assecondare queste previsioni: il Napoli intesse fini ragnatele di passaggi, fraseggi raffinati, fili di seta. Che, per quanto aggraziati, perfetti per forma e armonia, non scalfiscono la fisicità granitica dei bianconeri, esperti nell’addormentare le partite, nell’intasare gli spazi, bloccando gli inserimenti dei centrocampisti campani. In un primo tempo noioso c’è spazio per un palo di Pjanic e, di contro, qualche spunto, sterile, degli ospiti.

Non si cambia registro nella seconda frazione: la Juve amministra, gioca di rimessa. Il Napoli prova a sbloccare il risultato ma senza impensierire troppo la difesa avversaria. Al 90’ succede l’impensabile. Calcio d’angolo per il Napoli. Batte Callejon, cross in mezzo e Koulibaly, un difensore, svetta di testa e insacca. Tre minuti di recupero e la partita è finita.

Il Napoli può ancora sperare: la Juve è solo a un punto. 85 a 84. Ora, non sappiamo come finirà il campionato, sicuramente il più avvincente da un po’ di anni a questa parte. Forse la Juventus dimostrerà di essere (com’è vero) la squadra più forte, s’imporrà con autorevolezza negli ultimi 4 turni, metterà a tacere le critiche, facendo rispettare la più classica delle leggi, quella del più forte. Oppure i tanti e avversi segni del Destino, troveranno una loro manifestazione.

Effettivamente vale la pena di vivisezionare i momenti, estremamente simbolici, quasi mistici, “prima-durante-dopo” il gol di Koulibaly. Innanzitutto la calma innaturale con cui Callejon batte il corner. Non sembra avere fretta, pur essendo, e lo sa, l’ultima occasione di portarsi in vantaggio. La faccia impassibile, da Caballero triste che sempre caratterizza l’ala spagnola, non sembra scalfita dall’ansia. È piuttosto una maschera di fatica e di stoica ostinazione. E’ la faccia di un fedele, o di un esaltato, se preferite. Il cameraman, come se sapesse cosa sta per, vi indugia.

Altro dettaglio durante: L’avversario che marcava Koulibaly era Medhi Benatia, anche lui un difensore. Singolare il fatto che proprio costui abbia causato il rigore (con annesso gol) costato l’eliminazione l’11 Aprile nella partita dei quarti di ritorno con il Real Madrid. Si può dire che Benatia stia riuscendo sempre  a entrare dalla parte sbagliata della storia.

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Benatia, ovvero il destino cinico e baro

E il dopo: il silenzio perplesso dell’Allianz Stadium, fino a pochi istanti prima già festante, a pregustare la  quasi certezza del settimo scudetto di fila. E l’attimo di smarrimento di Koulibaly dopo il gol, incredulo, tornato sulla terra dopo aver impattato il pallone a 2,38m (!). Nello stacco del senegalese possiamo contrabbandare tutta la retorica che vogliamo: il calcio è fatto anche di questo, di Cabala, di aruspici del pallone pronti a esaminare le viscere delle partite, a vaticinare e a interpretare i presagi. 

Non abbiamo visto aquile premonitrici volare sopra lo stadio Scida, ma la rovesciata sgraziata con cui l’oscuro centravanti Simy inchiodava la Juve a uno scomodo pareggio una settimana fa a Crotone, sembrava grottescamente riecheggiare la rovesciata di Cristiano Ronaldo. Quella epica, dalla traiettoria perfetta, che neanche un mese fa folgorava i bianconeri  nei quarti di Coppa.  La Juve sembrava  inchiodata a un eterno ritorno, a un’ altra rovesciata, la cui parabola  pareva disegnare il sorriso maligno di un dio contrario. A marcare Simmy, neanche a dirlo, Benatia.

Intanto a Napoli le definizioni di Euforia ed Entusiasmo si arricchiscono di nuove sfumature: al ritorno da Torino la squadra era attesa all’aeroporto da 10mila persone, mentre qualcuno festeggiava con una nuotata nella fontana di Piazza Trieste e Trento. Questa vittoria è stata percepita a Napoli come una liberazione, una rivincita contro “il Nord” sentito come egemone e insuperabile.

Ci si chiede cosa potrebbe accadere in caso di vittoria dello scudetto: cadrà il velo del Tempo? L’eterno flusso del Divenire si arresterà di colpo? L’effige di San Gennaro verrà sostituita con quella di Sarri? I napoletani sacrificheranno i propri primogeniti a Insigne?  Vedremo come andrà a finire: di sicuro merito della squadra partenopea e dei sui tifosi è quello di crederci, di avere, per una notte ancora, spostato un po’ più in là il limite di ciò che nell’imprevedibile mondo del pallone sembra impossibile. 

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Koulibaly visto da Napoli. Per l’appunto.
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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.

1 commento

  1. Marcello Fisichella sei un giornalista scrittore e come tale con questo articolo hai nobilitato questo sport e chi ti legge si nobilita di conseguenza complimenti perché porti a leggerti anche chi e lontano da questo sport

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