Il cambiamento tra mondo calcistico e socialità

2' di lettura

“Ad oggi il mondo del pallone è sempre più l’industria del pallone ed il cimitero dei modelli”.

Un tempo si diceva che  il campionato di calcio di Serie A fosse il più bello del mondo. Oggi, invece, è opinione largamente condivisa che non sia più così.

Correva l’anno 2006, l’inizio della fine: l’Italia trionfa al Mondiale dopo una strepitosa cavalcata che la vede dominare ai gironi, battere la Germania in casa della stessa e rivendicare la sconfitta di Euro 2000 dopo la lotteria ai rigori contro la Francia di Zidane.
È la vittoria di un grande gruppo ma al tempo stesso l’avviamento verso la progressiva sconfitta di un sistema che non ha ben compreso che le vittorie non sono eterne.

La fase storica post-mondiale è di grande cambiamento non solo calcistico, ma anche socio-culturale: le persone cominciano ad usare in massa i social network, il Trattato di Lisbona ufficializza l’Ue e diviene globale il commercio dei marchi Abercrombie & Fitch.

In un primo momento si potrebbe pensare che si tratti di indici di cambiamento lontani dal mondo del pallone, ma l’esperienza ha dimostrato il contrario: ad oggi il mondo del pallone è più che mai l’industria del pallone. E l’Italia non è inerme al cambiamento.

Ed è stato proprio questo cambiamento a fare sì che il campionato italiano di calcio non sia più il più bello del mondo? La domanda che almeno all’inizio può sembrare da un milione di dollari, in realtà è “molto più economica”.

L’impatto dei social è stato, per gli appassionati (nostalgici), un vero colpo al cuore: i rapporti tra le tifoserie si sono infatti surriscaldati a causa di certi commenti, talvolta volgari talaltra pesanti, e molti giocatori ed allenatori hanno fatto perdere al mestiere (oltre che a loro stessi) credibilità professionale (sappiamo tutti, senza volere fare nomi, di bestemmie ed insulti in diretta Instagram). Ciò inevitabilmente comporta il rispecchiarsi in modelli negativi che alla lunga finiscono per deluderti ed all’assenza stessa di modelli, di quelli che per i più piccoli divengono veri e propri idoli. A ciò si aggiunga la scelta delle aziende televisive di piazzare le partite in orari sparsi che non consentono più la domenica di vivere tutto il calcio minuto per minuto.

Insomma, si potrebbe continuare per ore ma dato che non si opera nell’ambito della saggistica, arriviamo dritti al punto: il fatto che la Serie A sia qualitativamente scadente (o quasi, per non voler essere troppo severi) ha inciso ma solo in parte al declino affettivo avutosi nei confronti di questo torneo, quanto piuttosto deve rilevarsi che l’assenza di modelli, di professionalità e di italianità (passatemi il termine) sono stato i principali moventi del delitto. È proprio vero, infatti, che da quando non gioca Baggio non è più domenica.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
  •  
Massimiliano Marletta

Massimiliano Marletta, nato a Catania il 24 Aprile 1997 è studente presso la facoltà di giurisprudenza di Catania. Sin da piccolo mostra una grande passione per il calcio e per la lettura. Oggi non è cambiato molto ed affianca a queste la passione per lo sport in generale e per tutto ciò che è legato al mondo della cultura (letteratura, moda, spettacolo). È anche amante dei cinepanettone.
I grandi risultati si ottengono col duro lavoro, con perseveranza e con la fede in Dio.