Venezia è una prostituta stuprata.

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Solo l’amore può preservare il bello del mondo dal deterioramento del tempo e dall’incuria dell’uomo.

Venezia quotidianamente viene stuprata da masse di turisti che penetrano in lei senza porsi troppi scrupoli, senza conoscerla o guardarla oltre le apparenze ed i pregiudizi, senza volerla scoprire per ciò che è piuttosto che per ciò che appare. Sono la sua storia e la sua peculiare cultura a renderla una città unica al mondo; qui Oriente ed Occidente da secoli si incontrano, mescolandosi e contaminandosi, dando vita ad un gusto artistico e architettonico senza eguali in Italia e nel mondo. Propria per la sua incommensurabile bellezza Venezia è stata caramente svenduta ai vacanzieri, ancor più di altre celebri mete turistiche; innumerevoli botteghe che un tempo trattavano generi di prima necessità sono state convertite da decenni e decenni di speculazione in grotteschi bazar del banale, il cui solo scopo è quello di nutrire quell’irrefrenabile e costante richiesta di souvenir di viaggio prodotta dal non-gusto del turista medio (e mediocre).

Venezia è una donna meravigliosamente decadente, che nella sua pelle mostra tutti i segni del suo antico splendore, dei suoi fasti ed il dramma del presente.

Venezia è stata abbandonata. La sua popolazione oggi ha raggiunto il minimo storico di sempre, non arrivando a contare neppure 54.000 abitanti. Come può una famiglia con un reddito medio sperare di vivere in questa città dove anche solo voler comprare un appartamento implica di dover possedere cifre spropositate? Come può esserci vita in una città dove trovare una bottega che venda anche solo un litro di latte fresco, anziché inutili cianfrusaglie per stranieri, è impresa sempre più ardua se non impossibile? Venezia è la città che si è ribellata ai suoi cittadini, li sta scacciando via dal suo grembo materno e dalla sua bellezza. Le istituzioni poco hanno fatto per impedire questo scempio, così tanto impegnate a ricordarci quotidianamente come l’arte debba essere valutata sempre più secondo criteri economici, di cifre e numeri, di biglietti strappati da musei, siti archeologici e da qualsiasi altra istituzione culturale, depauperando sempre più queste dei propri valori fondamentali di luoghi di studio, istruzione ed infine diletto per i visitatori.

Venezia sta affondando sotto i nostri occhi, non basterà il Mose per impedirlo, e neppure i tornelli la salveranno dalle invasioni barbariche che subisce quotidianamente. Venezia muore perché viene privata della sua anima, dei suoi cittadini, i quali troppo a lungo le hanno negato la dignità di luogo di vita e per la vita, relegandola sempre più a mera attrazione turistica.

Quando tramonta il sole ed anche l’ultimo battello se ne va via Venezia, come una bellissima prostituta che fa i conti col silenzio della proprio vita, si ritrova sola. Il buio le fa compagnia, qualche anima pia le accarezza il viso tra una calle sconosciuta ed un campo lontano.

Venezia ha bisogno di essere salvata dai suoi aguzzini, siano essi turisti, speculatori o i suoi stessi cittadini. Infatti non basta chiamarla la città degli innamorati per darle una parvenza di luogo in cui c’è vita. No, oggi Venezia è l’amante più ambita di fugaci avventurieri in cerca di evasione dalla solita routine, i quali traggono perverso compiacimento nell’usarla per poche ore, giusto il tempo per poterla spuntare da una lista di piaceri da provare almeno una volta nella vita.

Dare la giusta dignità e il dovuto rispetto ai prodotti culturali e artistici dell’uomo e della sua storia non è una scelta, ma un dovere.

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Simone Curcuruto

21/09/1994
Studente presso il corso di Laurea in Beni Culturali dell'Università degli Studi di Catania.

Appassionato di Storia, cultura ed arte bizantina, innamorato della Letteratura del Novecento italiana ed europea.

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