1 maggio – il giorno degli italiani

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Oggi 1 maggio 2018, ricorre l’annuale giornata conosciuta come la “Festa dei Lavoratori”: prima che andiate al mare, in campagna, ad un museo o addirittura a lavoro, prendetevi un attimo, per capire da dove ha origine e perché oggi, se siete italiani, è anche la vostra festa.

-Nel 1867, in l’Illinois, per la prima volta venne promulgata una legge che garantiva un massimo di 8 ore lavorate per giorno, conquista raggiunta grazie a numerose (e spesso anche sanguinose) lotte condotte dalla classe operaia. 

-Nel 1886 avvenne l’episodio che ha ispirato la data nella quale attualmente si celebra la Festa del lavoro o dei lavoratori. Questo avvenne a Chicago: 1 maggio, giorno in cui venne indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti, con il quale, gli operai rivendicavano migliori e più umane condizioni di lavoro. A metà Ottocento non era raro che i turni arrivassero anche a 16 ore al giorno e i casi di morte sul lavoro erano abbastanza frequenti.

La protesta, andata avanti per tre giorni culminò poi, il 4 maggio, con una vera battaglia tra lavoratori e agenti di polizia durante la quale 11 persone persero la vita in quello che sarebbe passato alla storia come il “massacro di Haymarket

-Nel 1889, a Parigi, fu lanciata l’idea di una grande manifestazione per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre anche in Francia, ad 8 ore la durata della giornata lavorativa. Nella scelta della data, si tenne conto proprio degli episodi di Chicago accaduti nel 1886 e si stabilì, che la Festa, si celebrasse il Primo Maggio.

L’iniziativa divenne un simbolo delle rivendicazioni operaie, di lavoratori che in quegli anni lottavano per conquistare diritti e condizioni di lavoro migliori. Varcò i confini francesi e, nonostante la risposta repressiva di molti governi, il 1° maggio del 1890 (prima, vera manifestazione internazionale) registrò un’altissima adesione.

Nel 2018 questa giornata si celebra da Cuba alla Turchia, dal Brasile alla Cina e poi Russia, Messico e diversi Paesi dell’Unione europea: curiosamente però non negli Stati Uniti, Paese da cui tutto cominciò, il quale, invece, la celebra il primo di Settembre.

Per celebrare questa festa anche in Italia però, ed ottenere la riduzione delle ore giornaliere sul posto di lavoro, si dovrà invece aspettare fino al 1923: grazie al lavoro de “L’Internazionale” l’associazione operaia nata in Europa per riunire i gruppi politici di sinistra di Paesi diversi. 

Si ricorda, tra tutte, la STRAGE DEL ’47: la mattina del 1 maggio da Piana degli Albanesi, San Cipirello e San Giuseppe Jato, più di 2000 tra contadini e braccianti con le loro famiglie, si incamminano verso Portella della Ginestra per celebrare la festa dei lavoratori.
Mentre è in corso il comizio, si sentono i primi spari: non sono mortaretti esplosi per la festa, come qualcuno crede in un primo momento, ma fucili e mitragliatrici che fanno fuoco su una folla inerme. Il bilancio è di 11 morti e oltre 30 feriti: è la prima strage della storia della Repubblica.

È una strage di lavoratori.

Ma ad oggi, ancora oggi,  si può veramente dire che è importante celebrare questo giorno?! 

Nell’ultimo decennio, la crisi che come un fiume in piena ha trascinato con se anche il nostro Paese, ha inciso non poco su quelli che sono determinanti aspetti della vita di uno Stato: diminuzione delle assunzioni, degli investimenti, della circolazione della moneta e del mercato… dando invece ampio margine di crescita ai contratti a tempo determinato, le assunzioni in nero, i licenziamenti, i tagli agli stipendi. Dal 2017 però, questo fiume in piena pare aver rallentato la sua corsa e quelli che, da un anno a questa parte ci arrivano, hanno la parvenza di notizie più che promettenti: il mercato italiano non è definitivamente uscito dalla crisi, ma ha riacquistato un ruolo cardine nel mercato europeo ed internazionale. 

Ciononostante, sfiducia e paura non hanno invece arrestato la corrente che induce l’uomo al baratro. 

Troppo spesso finiscono con l’essere ricorrenti temi come il precariato, la sicurezza sul lavoro, la cassa integrazione e, citarne gli esempi, è ormai irrilevante.

Quante volte si sente dei gesti disperati di chi, sulla propria tavola riesce a mettere solo un piatto vuoto, di chi ha ormai solo l’affetto dei propri cari… e neanche quello riesce a compensare?!

Eppure, gli italiani sono italiani e spesso, lo dimenticano: anzi, dovrebbero ripeterlo proprio voce alta per ricordarlo: “sono italiano”.

Italiani perche « L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro… »

Ciò vuol dire, che la Repubblica Italiana ha nei lavoratori le sue radici: 

quei singoli cittadini che hanno votato e scelto questo paese, che tutte le mattine si alzano all’alba per andare in fabbrica, aprire la bottega, percorrere chilometri e solo per questo… solo per il loro lavoro.

Sembra contradditorio, è vero: lo stipendio non sempre arriva alla fine mese, la tredicesima sarebbe un regalo e il contratto di lavoro fa il countdown. 

Ma, in realtà non lo è. Perchè gli italiani sono un popolo che ha forgiato la sua storia con la forza, il coraggio, gli ideali e continua a farlo alzandosi per provarci, dando il tutto per tutto per cercare di farcela e lavora anche quando non vuole, anche quando non può e non solo perchè deve, ma perche lo fa, e basta. Perchè quando il lavoro non lo ha, lo cerca. 

Sicché sta tutto lì, nella volontà, e all’italiano questa non manca. 

Si sa reinventare, avere più volti di un Michelangelo nella Sistina, adattarsi per riscoprirsi e dimostrare che “lavoratore” non è solo chi il lavoro firmato con l’inchiostro. 

Lavoratore è essere italiano e per questo, italiano, oggi è anche la tua festa.

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Costanza Agnello

Agnello Costanza Maria, nata in provincia di Catania il 09/04/97.
Diplomata al liceo scientifico di Scordia e ad oggi studentessa di giurisprudenza presso la facoltà di Catania.
Vivo di associazionismo, osservo la realtà e rifletto cautamente.

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