Giovani alla ricerca di un posto per loro

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“Approfondire il mio bagaglio culturale, crescere, responsabilizzarmi, conoscere nuovi luoghi.” 

Queste sembrano le principali motivazioni dei giovani italiani che anno dopo anno spopolano le città di appartenenza per “emigrare” in altre città dello stesso Stato o in alcuni casi, non troppo rari, del continente.

Il fatto che i ragazzi italiani si allontanino dal “nido familiare” non è un fenomeno nuovissimo, anche se nei primi anni di questo millennio è indubbia la sua crescita, in generale si potrebbe definirlo altalenante, poiché varia sensibilmente da regione a regione.

“La Stampa” ha riportato in una classifica alcuni dati in percentuale: la Basilicata rimane la prima regione con più “emigrazione giovanile” (75%) seguita dal Molise (65%) e rispettivamente da Puglia, Sicilia, Campania e Valle d’Aosta. In Lazio, Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna il fenomeno appare invece notevolmente ridotto.

La percentuale maggiore rimane dunque al Sud.

 Sembra inevitabile chiedersi quindi a cosa sia dovuta questa fuga in massa, soprattutto dal Sud, dei ragazzi appena diplomati (per la stragrande maggioranza) verso il Nord

 “Opportunità di lavoro e università maggiormente prestigiose” sembrano essere le risposte più gettonate, di fatto non sono false, ma coprono solo una parziale parte delle reali motivazioni, diverse per ciascuno. Tuttavia, è doveroso analizzarle.

Il Nord d’Italia detiene un primato, da un punto di vista di efficienza  lavorativa e sociale non indifferente; si discosta in maniera rilevante dai paesi dove, non è un caso, l’emigrazione dei giovani è alle soglie più alte. Non è una questione che si può dirimere parlando solo di università o di prospettive lavorative ma va ampliata a livello civile, organizzativo, dei servizi.

 Infatti, il Nord dispone indubbiamente di risorse maggiori e le mette a disposizione del cittadino. Tuttavia, la competenza nei diversi settori non è migliore rispetto al Sud di per sé, bensì risente di un’attenzione specifica e di un investimento che raramente si rivela infruttuoso. Insomma, sembra che al Nord le risorse non manchino e che si sappia gestirle anche abbastanza bene.

Continuando su tale linea, molti sono i ragazzi attratti da queste realtà competitive ma garanti di benessere economico (si pensi all’enorme bacino di studenti che si riversa nelle città economicamente più progredite della nostra penisola, come Milano o Torino). Non si escludano inoltre molti neolaureati che “vanno a far fortuna” all’estero, lasciando la terra dove sono nati per un futuro migliore, al di fuori di questa. Le prospettive più lontane sembrano essere spesso le migliori e come per uno scherzo del destino sembra quasi di poter scorgervi una legge matematica lanciata da quei “cervelli in fuga” per cui la realizzazione lavorativa appare direttamente proporzionale alla distanza.

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Studiare fuori è diventata una moda?

Di certo viene presa in considerazione da molti e per i motivi più vari; famiglia opprimente, paesino di periferia, voglia di vivere come un adulto, esperienze mature, ricerca delle università più prestigiose, facilità nel trovare un lavoro redditizio.

Su questa promiscuità di idee, si innestano inoltre motivi pratici e inevitabili: i test di ingresso. Da parecchi anni infatti molti indirizzi universitari se non la maggioranza di quelli disponibili in Italia attuano la “politica del numero chiuso” (Medicina, Architettura, Scienze Infermieristiche, Psicologia, Biologia, Farmacia, Lettere e tantissime altre) che rende più dinamica la mobilità giovanile tra le città italiane. 

Nondimeno, sono numerosi i giovani che credono nel miglioramento delle cose, studiare fuori viene visto da molti come un arricchimento personale per tornare e poter migliorare le condizioni di alcune regioni, sono quasi sempre i giovani a dare l’input, comunque, all’interno di una società. 

L’Italia sembra spaventata da questi flussi migratori in crescita, poiché l’allontanamento di figure giovani e motivate potrebbe mettere a repentaglio la crescita del nostro paese.

Tuttavia, la questione potrebbe sembrare più complessa di quanto lo sia realmente, infatti, credere nelle proprie e altrui capacità cambiando prospettiva e luogo, non dovrebbe rappresentare una preoccupazione di allontanamento “per sempre”, ma piuttosto la consapevolezza di volerlo fare per migliorarsi a livello tecnico e  culturale per poter collaborare dunque a livello mondiale in una rete ben più grande di qualunque associazione o industria: quella umana.

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Giulia Giardina

Nata a Catania, il 23/09/1998 si é diplomata presso il Liceo Classico statale "M. Cutelli". Studentessa di Lettere presso L'università degli studi di Catania.

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