Notti Bianche: L’amore tra sogno e illusione

5' di lettura

Fëdor Dostoevskij

è stato uno scrittore e filosofo russo.

 .Firma di Dostoevskij

È considerato, insieme a Tolstoj, uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi.

“A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza”

Delitto e castigo

Egli pubblica per la prima volta Le Notti Bianche, considerato il suo capolavoro giovanile, nel 1848, sulla rivista Annali patrii. Il racconto è diviso in quattro notti e una conclusione, strutturato in forma di diario, è ambientato in una Pietroburgo cupa e romantica.

La storia racconta di un sognatore,  isolato dalla realtà e da qualsiasi rapporto di amicizia, immerso nella sua solitudine e in una società quasi alienante e cupa, durante una sua passeggiata notturna incontra una ragazza che risveglia in lui il sentimento dell’amore. Lei si chiama Nasten’ka, è una diciassettenne e viene subito colpita dal carattere timido e impacciato di lui, tanto che si incontrano di nuovo la notte dopo.

In questo lettura, Dostoevskij riflette sulla natura di sognatore solitario, e della sua storia d’amore.  L’autore è un sognatore in una città misteriosa e carica di fascino, lirica, fantastica e fantasmagorica e come ricorda lo scrittore russo Nabokov:

Pietroburgo,

è una vecchia maga,

che guarda lontano con lo sguardo freddo

fiera del fracasso e dell’immensità

delle sue piazze incantate

 

PIETROBURGO

Una città fatta di sogni e quindi effimera ed illusoria e la sua essenza è molto più che una semplice cornice romantica. Dostoevskij è sempre stato un grande estimatore  di Aleksandr Sergeevič Puškin, infatti nelle Notti Bianche  si può ritrovare un richiamo allo scrittore verso Una casetta a Kolomna (novella in versi ) per via delle affinità con il romanzo, e le Notti egiziane che Dostoevskij considerava come l’opera più grande di tutta la letteratura russa. Sempre di origine puškiniana, troviamo riferimenti al Cavaliere di Bronzo per l’ambientazione, il richiamo alla magia delle notti bianche e la solitudine disperata che l’eroe vive. Le opere di Dostoevskij sono immerse nella letteratura, in quanto egli stesso “lettore appassionato e professionista”. 

All’interno di quest’opera in particolare, lo scrittore da la parola al “sognatore” tramite un processo analogo al flusso del pensiero.  Il protagonista si lascia trasportare all’introspezione, scava dentro di sé così come faranno successivamente anche gli altri personaggi dostoevskiani.

All’interno delle opere dello scrittore, il dialogo, è sempre stato un elemento importante e fulcro della narrazione. Il dialogo, per il sognatore, è un fiume di parole che egli “deve riversare per non soffocare“,  un fiume che rompe gli argini, straripa, inonda e travolge la ragazza. Il sognatore non riesce a contenersi perché anch’egli è travolto da un fiume di emozioni che danno colore al sogno. Del resto il sogno, notturno o diurno, è una costante dell’opera dostoevskiana.

 

 

 

 

MA CHI E’ IL SOGNATORE?

Lo descrive lui stesso. Un “tipo“, un “originale“, una “persona ridicola” ma anche “una natura particolare” che abita in “luoghi piuttosto strani” di Pietroburgo, vive una vita diversa “come può esistere solo nel mondo delle fiabe” o “al settimo cielo di cristallo“, una vita fatta “di pura fantasia e di ardenti ideali” ma anche di “cose comuni e scialbamente prosaiche quando non addirittura incredibilmente volgari“. Un personaggio pieno di contraddizioni che si fa travolgere da ” uno sciame di fantasticherie” ma infine ritorna in sé e guarda a se stesso e a gli altri con ironia.

Sono un sognatore; vivo così poco nella vita reale e momenti come questi sono per me così rari che non posso fare a meno di riviverli nelle mie fantasticherie. Sognerò di voi tutta la notte, tutta la settimana, tutto l’anno. E domani verrò qui, verro immancabilmente qui, in questo posto, a quest’ora e sarò felice ripensando ad oggi. 

 

Lo scrittore, nell’opera, cerca di definire la natura del sognatore e lo fa in maniera fortemente immaginifica. Il sognatore è per Dostoevskij :

un incubo pietroburghese, è il vizio in persona,  è una tragedia muta, misteriosa, fosca, selvaggia, con tutti gli orrori della frenesia, tutte le catastrofi, le peripezie, gli intrecci e gli scioglimenti […] A volte, si incontra una persona distratta con lo sguardo perso nel vuoto, spesso con il viso pallido e tirato, tutta presa da qualcosa di terribilmente penoso, complicato […] Il sognatore non è mai equilibrato: o è troppo allegro, o troppo cupo, o troppo rozzo o troppo delicato, o è un egoista o è aperto ai più nobili sentimenti.”

 

L’arte di Dostoevskij si rivela nel momento in cui egli sa rendere il tempo e lo spazio

J. Catteau 

 

Dostoevskij, per il sognatore, sceglie la poesia del momento più bello dell’anno, il fascino di quelle notti luminose in cui “la luce dell’alba si affretta a dare il cambio a quella del crepuscolo lasciando alla notte solo mezz’ora”(Puškin). In questo romanzo è resa la magia delle notti tra maggio e giugno di Pietroburgo e i dialoghi tra Nasten’Ka  (la ragazza diciassettenne) e il sognatore avvengono lungo l’‘Ekateriniskij Kanal (attuale canale Griboedov) che fa parte dell’antitesi spaziale della Pietroburgo imperiale della Dvorcovaja Ploščad (La piazza del Palazzo) e del Nevskij prospekt, la strada principale che attraversa la città di San Pietroburgo.

 

L’ARCHITETTURA DELLA CITTA’

Un altro elemento fondamentale dell’opera è l’architettura. Proust ha osservato che “in Dostoevskij non c’è solo creazione di esseri ma anche di case”, infatti nella prima notte ritroviamo una descrizione delle case ma anche un dialogo immaginario con le case che incontra lungo il suo andare e queste strutture vanno a sostituire quei rapporti con le persone che al sognatore mancano perché vive in profonda solitudine.  Anche nel capitolo del Mattino, quando l’illusione svanisce, la casa del sognatore viene descritta come cupa, vecchia, piena di ragnatele così come la casa di fronte che diventa marcia.

 

CRITICA, SUCCESSO E TRASPOSIZIONI CINEMATOGRAFICHE

Le Notti Bianche, fu un opera di Dostoevskij, trascurata dalla critica. Del Romanzo venne carpita subito la caratteristica del sognatore di aggrapparsi ai castelli in aria per orgoglio,noia e solitudine, identificata nella generazione dei giovani del tempo. In Italia, l’opera è legata alla sua prima traduzione italiana avvenuta nel 1920, alimentata anche dal successo di Visconti nel 1957 (Leone d’Argento al Festival del Cinema di Venezia), in cui il ruolo del sognatore veniva interpretato da Marcello Mastroianni, anche se l’ambientazione del film è stata “italianizzata” con uno spostamento dei fatti a Venezia. Esistono però anche altre pellicole ispirate alle Notti Bianche, come Notte Pietroburghese di Rošal’ e Stroeva del 1932 e le Notti Bianche di Pyr’ev del 1960.

Leggere un libro di Dostoevskij è un’esperienza unica che nobilita l’uomo. Una ricerca di se stessi e dei propri sogni. La scoperta della vita attraverso il flusso sentimentale che travolge il lettore e lo fa sprofondare nel sublime anche se effimero. Le pagine sono come una mano passata su di un vetro appannato, così come le parole schiariscono l’animo nella grigia Pietroburgo. Il racconto vi farà innamorare dell’amore e vivrete le stesse emozioni del sognatore, proverete la gioia e le pulsioni più elementari per poi essere spazzati via senza pietà dalla realtà e dal fallimento. Si può vivere l’amore oltre il limite pur sapendo che è solo un’illusione? Un sogno tanto grande a cui aggrapparci quanto impossibile da rinnegare? E si può vivere con la consapevolezza disarmante che questo amore, seppur forte oltre ogni limite, non è sempre destinato a noi come lo è invece la solitudine, cara amica dell’uomo fin dalla nascita? A queste risposte di speranza e di coraggio il lettore dovrà darsi risposta accompagnato dai misteri delle Notti Bianche.

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Christian Partenope

Christian Partenope, nato a Catania il 06-08-97.
Diplomato al liceo delle scienze umane di Scordia e attualmente studente di cinema e teatro e di Giurisprudenza alla Sapienza di Roma.
Seguo e partecipo alla vita politica, canto, scrivo per diletto e amore, ho la passione per i libri, il cinema e il teatro.

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