Ombre Eni sul ricchissimo giacimento Marine XI in Congo

Nuovo scandalo africano per l'Eni, che torna sotto inchiesta per una grave accusa di corruzione internazionale: tre italiani, con un socio inglese, sono diventati proprietari, segretamente, di un enorme giacimento di gas in Congo.

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L’inchiesta parte dai documenti dei Paradise Papers in Africa, più precisamente in Congo, dove un gruppo di italiani, con un socio inglese, sono diventati proprietari di un enorme giacimento di gas in Congo. Una miniera di soldi che apparteneva allo Stato africano, che, però, è stato venduto senza nessuna asta ed a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. Un affare da diversi miliardi, che tra i soci privati include un’azienda africana che è accusata, da varie autorità internazionali, di essere una “tesoriera occulta” del regime congolese. Una società-satellite usata da politici per portare i soldi all’ estero e comprarsi beni di lusso. Invece, le identità degli investitori italiani sono coperti da reti di società offshore, che però sono collegati con i vertici Eni, colosso italiano del gas e petrolio controllato dallo Stato italiano.

Il giacimento sottomarino si chiama Marine XI ed è gestito dalla Soco, una società petrolifera quotata nella borsa di Londra e dalla Petro Vietnam e Snpc, la compagnia statale congolese. Nel 2013 entra a far parte una società misteriosa chiamata World Natural Resources (Wnr). Questa compra il 23% del giacimento per la cifra esigua di 15 milioni di euro. Il giacimento è controllata per il 50,1% da altre due società, la Scepium Limited con a capo Maria Paduano, moglie dell’ ambasciatore del governo italiano in Congo e la Oligo Limited gestita da Alexander Haly, fornitore Eni in Congo. Le due società hanno sede in un paradiso fiscale dove la tassazione è al 3%, le isole Mauritius. L’altro 49,9 per cento è della Energy Complex Dubai, a sua volta controllata dalla Newton Energy Limited, due società fondate a Dubai e in Nuova Zelanda da Andrea Pulcini. Chi è? Andrea Pulcini è stato dal 1994 al 2005 uno tra i massimi dirigenti Agip Trading Services Uk, la società che curava gli affari dell’ Eni nella piazza di Londra. Attualmente è procuratore dell’ Eni dal 1999. Le due società fondate da Pulcini appartengono a The Newton Trust, con lui sempre a capo di tutto.

Il quarto azionista di Marine XI è un manager britannico e si chiama Alexander Halye che dirige società di forniture per le industrie petrolifere. Inoltre, in Congo è l’amministratore esecutivo della Petro Services, la quale lavora per Eni e Total. Tutto è stato denunciato dall’ organizzazione anti-corruzione, che ha chiesto di chiarire i rapporti anche con Haly, ma l’Eni smentisce tutto: “Non abbiamo alcun contratto con Petro Services né con Osm Group in Congo”. Osm è un gruppo norvegese che ha creato una joint – venture (un contratto da due o più imprese con lo scopo di fare un progetto comune) con la società di Haly.

Quest’affermazione è falsa perché Haly lavora da almeno dieci anni con Eni, inoltre la Petro Service affittava navi  commerciali alla multinazionale italiana in Congo. Haly ha rapporti stretti con alti dirigenti Eni in Africa, infatti Ernest Olufemi Akinmade è un ingegnere che ha lavorato per la società nigeriana controllata da parte dell’ Eni, poi diventato il braccio destro dell’ ex ministro del petrolio Dan Etete. Proprio lo stesso ministro che nel 2011 sistemò, anzi, spartì la maxi tangente Eni in Nigeria da ben 1 miliardo di dollari.

L’altro proprietario del giacimento è un inglese residente a Montecarlo, il quale è anche azionista e consigliere della Cap Energy, una società petrolifera britannica. Inoltre nel consiglio di amministrazione c’è un fedelissimo di Claudio Descalzi (numero uno Eni), Pierantonio Tassini. Un manager italiano con più di 40 anni di lavoro nella multinazionale italiana.

I rapporti tra Eni e regime congolese

Eni è presente in Congo dal 1968. Grazie a Descalzi, però, dagli anni ’90, diventa una delle più importanti multinazionali petrolifere nello Stato africano. Tutto questo lavoro ha portato solo benefici: infatti oggi Eni estrae 1/3 del petrolio congolese, inoltre ha superato anche la multinazionale francese Total. La Wnr Congo ha comprato il 23% del giacimento Marine XI  dalla Aogc, che, però, si è tenuto il 13%. Il tutto è stato pagato circa 16 milioni di euro, pur tenendo in considerazione che il prezzo di mercato era nettamente superiore, circa 430 milioni. Dal 2014 è entrata in società con Eni e Total.

Aogc ha sempre avuto legami molto forti con il governo congolese. Essa è stata fondata nel 2003 da Denis Gokana, che è anche presidente dell’azienda petrolifera statale Snpc, ed anche stretto consigliere del presidente Sassou Nguesso. Secondo alcuni fonti, l’Aogc viene utilizzata da anni come cassaforte privata del regime.

I documenti dei Paradise Papers si fermano all’ottobre 2015, quando il giacimento Marine XI è ancora in mano ai tre italiani e all’ inglese . L’Eni ha sempre negato tutto sulle maxi tangenti in Africa. C’è, però, una svolta, tanto è vero che le scoperte in Congo spingono l’associazione anticorruzione “re:common” a preparare un nuovo esposto contro Eni e le verità nascoste ai suoi azionisti.

Per l’Eni servirà un commissario esterno indipendente, con pieni poteri d’indagine, come disse l’ex consigliere Zingales?

 

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Carmelo Schillaci

Nato a Cuneo il 15/01/2001. Frequenta il quinto anno del liceo "Concetto Marchesi" di Mascalucia.
"Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"
Giovanni Falcone

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