Governo: si profilano nuove elezioni

Bocciata dai partiti la possibilità di un Governo neutro. Elezioni subito.

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Nella giornata di ieri il Capogruppo della Lega alla Camera Giorgetti ha chiesto al leader di Forza Italia Berlusconi di permettere la formazione di un governo politico frutto dell’accordo tra Lega e M5S. Maristella Gelmini ha rigettato la proposta come “irricevibile”, continuando così a vincolare Salvini alla sua coalizione senza dargli la possibilità di cercare i numeri per un governo con Di Maio. La Lega ha contrattaccato annunciando che se Forza Italia voterà la fiducia ad un Governo del Presidente, la coalizione si scioglierà.

Nel foglietto illustrativo della legge elettorale non c’era scritto che la controindicazione fosse la completa inutilità del voto degli italiani, ma questa eventualità era pienamente prevedibile. Una legge elettorale plasmata ancora sul bipolarismo, in uno scenario politico fortemente frammentato che del bipolarismo conserva forse un lontano ricordo. Bisogna dotarla di un seppur modesto premio di maggioranza che, preservando democrazia e partecipazione di tutti i partiti, assicuri al partito vincente la possibilità di governare, o quantomeno di farlo affiancato dalle forze politiche affini. Il sistema proporzionale, pienamente espressivo della democrazia più moderata, mal si concilia con l’attuale numero delle forze politiche in campo (frutto della frammentazione della sinistra e della crescita dell’estrema destra).

Basta guardare la situazione attuale. Il MoVimento Cinque Stelle, pur essendo il primo partito per numero di voti, non ha la maggioranza per formare un governo. Il Centrodestra (Lega-FI-FdI), sebbene prima coalizione, anch’esso non troverebbe i numeri per governare né alla Camera né al Senato. Per comprendere al meglio la decisione del Presidente Mattarella di non affidare a nessuna delle forze politiche in campo la formazione del Governo, decisione condivisibile e saggia, bisogna prima fare qualche considerazione.

Il voto, in quanto espressione della volontà dei cittadini di eleggere in Parlamento propri rappresentanti, mai come in questa occasione è stato calpestato e neutralizzato. A più di sessanta giorni dalle elezioni le forze politiche non sono riuscite a trovare un accordo per il bene del Paese anteponendo il mandato ricevuto alle manie-da-prima-donna dei loro leader, che pur di ottenere il posto di premier hanno rifiutato ogni accordo che non contemplasse questa conditio sine qua non.

In una condizione del genere, dal momento che già nella fase degli accordi i partiti hanno dimostrato di non riuscire a dividersi le caramelle senza litigare, il Presidente della Repubblica ha preso la decisione più saggia: ha posto nelle mani dei partiti la scelta tra andare alle elezioni il prima possibile, o dare la fiducia ad un governo neutrale che pur essendo non politico, abbia i poteri pieni e necessari per adempiere agli obblighi interni ed esteri che l’Italia si accinge ad affrontare. E già dalle dichiarazioni successive alla decisione del Presidente, si evince che i partiti preferiscono cavalcare l’onda di nuove elezioni piuttosto che lasciar lavorare un governo serio che ci metta nelle condizioni di arrivare a nuove elezioni preparati.

Le elezioni potrebbero tenersi o a luglio, oppure in fase autunnale. Quelle estive comporterebbero il rischio di riprodurre lo stesso risultato di due mesi fa: niente numeri per governare e accordi impossibili; inoltre l’estate porta con sé astensionismo, deleterio in una situazione già così precaria. Le elezioni autunnali non permetterebbero all’eventuale governo neo-insediato di adempiere agli impegni economici europei e internazionali. Sarebbe auspicabile un governo guidato da un soggetto extra-parlamentare, il quale su obbligo del Presidente Mattarella dovrebbe anche evitare di candidarsi alle successive elezioni. Tale governo potrebbe gestire il Paese per tutto il 2018, adempiere agli impegni programmati, seguire il Parlamento nella formazione della nuova legge elettorale e così traghettare l’Italia dritta alle nuove elezioni di Gennaio 2019. Ma l’idea non piace ai partiti che si troverebbero in questo caso a dover scoprire le carte votando (o non votando) scelte necessarie ma impopolari per salvare l’economia del Paese ( come l’aumento dell’IVA).

Nell’attesa di una scelta tra un governo neutro, uno politico che nasca miracolosamente da ceneri indefinite, o nuove elezioni, non ci resta che osservare atterriti questo scomposto tiro alla fune.

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Michele Tarantello

Nato a Carrara il 05-08-1997. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Di Rudinì" ed oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Catania.
Pensatore per natura e giornalista per passione.