Believe in love, Coldplay (prima parte)

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Everything is possible, if you never give up, and if you believe in love…

Cosi si chiude l’ultima tappa del “A Head Full Of Dreams Tour”, un inno all’amore e al non arrendersi mai, targato Coldplay…

1997, Londra, un periodo normale in un luogo come un altro, o almeno sembra. In quell’anno però, un certo Chris Martin e un suo amico, Jonny Buckland, decisero di formare un gruppo musicale. Questi due folli ragazzi si incontrarono l’anno prima, in occasione della festa delle matricole alla University College di Londra. Entrambi condividevano la passione per la musica: Chris imparò a suonare il pianoforte a 5 anni, sei anni più tardi fondò il suo primo gruppo e al liceo era il chitarrista del gruppo soul Rocking Honkies;  Jonny invece era ancora agli inizi ma aveva fatto parte di un gruppo rap, scrivendo testi e cantando, chi poteva prevedere che sarebbe diventato il chitarrista di una delle band più famose al mondo, ma procediamo con calma..

Giunto il 1997 i due aspiranti musicisti decisero di fondare un gruppo musicale, accompagnati da Guy Berryman, iscritto alla facoltà di ingegneria con un passato da trombettista, percussionista, Will Champion, studente di antropologia, suonatore di pianoforte, chitarra e basso. e infine Phil Harvey, un amico di Chris e che si occuperà del ruolo da manager.

Oltre alla musica un gruppo deve avere una propria identità, il proprio nome, il loro inizialmente era “Starfish“, un po’ diverso da come sono conosciuti oggi … Il primo singolo dei famosissimi Starfish fu “Sad“, inciso su una musicassetta, e al loro primo concerto, avvenuto nel 1998, si esibirono davanti a più di 100 persone. Non erano sicuramente numeri altissimi, ma da quella esibizione tutto era destinato a cambiare…

There goes another day
my friends are telling me that I will be ok
I am gonna be ok …

Dopo un incontro con Tim Rice-Oxley, noto pianista e amico di Chris, il gruppo successivamente cambiò nome in “Coldplay“. Eccoci finalmente, la storia comincia ad essere familiare. Sempre nel 1998 i quattro auto producono il primo vero e proprio lavoro, un EP. La pubblicazione si intitola Safety e prende spunto da una serie di foto scattate da un amico durante le prime esibizioni del gruppo nelle quali Chris Martin compare sempre con una maglietta con la scritta ‘Safety Door’. Della pubblicazione furono stampate 500 copie, di cui solo cinquanta furono distribuite a negozi e aziende, mentre le rimanenti vennero distribuite a parenti e amici del gruppo.

Nel 1999 arriva la grande occasione, i Coldplay firmano per la nota etichetta “Parlophone“, il contratto prevedeva l’incisione di 5 dischi. il 10 luglio del 2000 uscirà il primo: si intitola Parachutes. Il primo singolo estratto dal nuovo album è Shiver, canzone profondamente intimistica, narra di un amore non ricambiato tra due persone e delle conseguenze che esso causa: un brivido, una sensazione di spaesamento, apparentemente senza uscita…

I’ll always be waiting for you
So you know how much I need you
But you never even see me, do you

I Coldplay raggiungono sempre più notorietà in Europa, e decide nel giugno del 2000, di far partire il loro primo tour, durante il quale fu pubblicato il loro secondo singolo, Yellow. Un brano soggetto a diverse interpretazioni, tra cui la più famosa, che vede il frontman Chris Martin cantare le grazie della donna amata attraverso paragoni con le stelle…

Look at the stars
Look how they shine for you
And everything you do
Yeah they were all yellow

Parachutes rappresenta il punto di inizio per quei Coldplay che ormai chiunque conosce. In seguito usciranno altri due singoli: Trouble e Don’t Panic.

A circa due anni dall’uscita del loro primo album, il gruppo britannico pubblicò “A Rush Of Blood To The Head“, nuovo disco che uscì nel mese di agosto. La produzione cominciò una settimana prima degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, un evento che offrì ai Coldplay una nuova prospettiva. Molti dei testi delle canzoni riguardano l’insistenza, Martin ha affermato che le canzoni precedenti erano più “rilassate”, poiché i membri della band erano in uno stato d’animo disteso, “Magari c’è più insistenza in alcune di queste canzoni, e ciò è nato da tutti i posti in cui siamo stati e da tutto ciò di cui abbiamo fatto esperienza“. Chris ha spiegato che, in relazione al tema dell’album, il titolo significa “fare qualcosa di impulsivo“. A Rush of Blood to the Head divenne un best seller e ricevette molti consensi dalla critica. Ne furono tratti vari singoli di successo, tra cui In My Place, The Scientist e Clocks.

Il titolo principale dell’articolo è tratto da una frase che Chris Martin ha dichiarato durante l’ultima tappa del A Head Full Of Dreams Tour, avvenuta nel 2018. Tanti, forse anche troppi fan hanno pensato che il processo di evoluzione avuto dalla band li ha fatti cambiare, non solo a livello musicale, ma anche nel modo di scrivere. Concentrandosi su The Scientist però è possibile vedere come quei Coldplay del 2002 continuino a diffondere i propri messaggi anche oggi, quel “Everything is possible, if you never give up, and if you believe in love“, era già presente nei loro primi singoli…

Come up to meet you, tell you I’m sorry
You don’t know how lovely you are
I had to find you, tell you I need you
Tell you I set you apart
Tell me your secrets, and ask me your questions
Oh, let’s go back to the start
Running in circles, coming up tails
Heads on a science apart

Nobody said it was easy
It’s such a shame for us to part
Nobody said it was easy
No one ever said it would be this hard
Oh take me back to the start

A Rush of Blood to the Head vinse due premi ai Grammy Awards 2003. Ai Grammy del 2004 i Coldplay ottennero il premio alla registrazione dell’anno per Clocks, un singolo pieno di inquietudine e paura, in cui traspare una disperata voglia di trovare conforto nella confusione, una grande richiesta d’aiuto che rivela il luogo dove trovare la soluzione a quell’insicurezza: la propria casa

Come out upon my seas
Curse missed opportunities
Am I a part of the cure
Or am I part of the disease?

Se qualcuno di voi pensa che ogni singola canzone non sia collegata ad un altra, vuol dire che non riesce ad anallizare per bene ciò che sono stati e che sono diventati i Coldplay. Ogni album rappresenta un determinato periodo vissuto dalla band, dei passi che porteranno al settimo capitolo di una storia davvero incredibile. Un brano per molti può essere semplicemente una canzone, per altri invece “una medicina che aiuta a capire“, come dichiarato da Chris Martin in una recente intervista.

Prima di arrivare al settimo capitolo della propria storia, i Coldplay comunque hanno dovuto fare molta strada. Dopo lo strepitoso successo di A Rush Of Blood To The Head, nel 2005, la band britannica rilasciò il suo terzo album: X&Y, il disco si presentò direttamente alla prima posizione in 20 paesi. Per promuovere la nuova uscita, la band si esibì in una serie di concerti intimi e segreti in Europa e Nord America in date comprese tra il mese di marzo e quelle di maggio, registrando il tutto esaurito in località come San Francisco, Chicago, Toronto, Boston e New York. Da X&Y sono stati estratti tre singoli pubblicati a livello internazionale, usciti tutti nel 2005: Speed of Sound, Fix You e Talk

When you lose something you can’t replace
When you love someone but it goes to waste
Could it be worse?

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you

Quando ami qualcuno ma va tutto in fumo, potrebbe andare peggio? L’essenza dei Coldplay continuano ad essere i testi. Parole semplici ma ricche di significato, avventure narrate in cui tutti si possono ritrovare, eventi che portano allo sfinimento ma che lasciano un briciolo di speranza nonostante tutto

L’ultimo capitolo che tratteremo all’interno di questo articolo è il quarto, quello rappresentato dall’album Viva la vida or Death and All His Friends. Il disco contiene dieci brani e, come sostiene la band stessa, è “sì breve, ma intenso“. Il gruppo si è definito fiducioso nel proprio lavoro, tant’è che ha ammesso, con una certa ironia, di voler pubblicare l’album più bello degli ultimi 40 anni, con all’interno una canzone “che tutti devono ascoltare almeno una volta prima di morire“. Grande importanza è stata riservata all’acustica dei brani, visto che Berryman, Champion e Buckland hanno fortemente voluto suonare all’interno delle chiese di Barcellona per trovare la giusta ispirazione e l’esatta commistione data dal rapporto fra ambiente e produzione di suono. I Coldplay hanno lasciato il segno nel capoluogo catalano, tanto che Josep Guardiola, ex tecnico del Barcellona e grandissimo ammiratore del gruppo, ha ordinato che prima di ogni partita casalinga della propria squadra gli amplificatori del Camp Nou facciano suonare Viva La Vida

I hear Jerusalem bells a-ringing
Roman cavalry choirs are singing
Be my mirror, my sword and shield
Missionaries in a foreign field
For some reason I can’t explain
Once you’d gone there was never
Never an honest word
And that was when I ruled the world

Una canzone contro il potere, un singolo divenuto un inno alla rivoluzione. Viva la Vida è un brano che raffigura fortemente uno dei principali messaggi che i Coldplay hanno voluto trasmettere attraverso la propria musica: “Never give up“. Ai Grammy Award 2009 si confermano una delle band più importanti del pianeta, portando a casa 3 premi: canzone dell’anno per Viva la vida, miglior album rock e migliore performance pop di gruppo sempre per il loro ultimo singolo.

Basta pensare che tutto è cominciato da un incontro tra Chris Martin e Jonny Buckland, due studenti universitari uniti dall’amore per la musica, per rendersi conto di quanto i Coldplay, grazie alla loro insistenza e al loro talento, siano davvero formidabili. Siamo ancora al quarto capitolo di questa straordinaria storia, ma guai a pensare che essi non siano tra di loro collegati. Del resto a volte è proprio evidente che la loro crescita è frutto di un percorso lungo, ma che porta con sè gli stessi ideali che li ha accomunati all’inizio. Ci sono stati dei momenti duri, concerti che vedevano la partecipazione di una cinquantina di persone, ma come affermano loro stessi nel singolo Lost

Just because I’m losing
Doesn’t mean I’m lost
Doesn’t mean I’ll stop

Il quinto capitolo di questa storia arriverà nel giugno del 2011, con l’uscita di Mylo Xyloto, ma questo finale lo analizzeremo nella seconda parte dell’articolo. Ciò che conta ribadire comunque, è che se si vuole realizzare un sogno e siete bloccati dalla paura…

Everything is possible, if you never give up, and if you believe in love…

Continua…

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Leonardo Mascali

Leonardo Mascali. Nato a Catania il 03/10/1998, diplomato al liceo scientifico Concetto Marchesi di Mascalucia, oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza di Catania.
Scrivo per passione: molte volte tramite la scrittura di certe avventure si trasmettono emozioni che vale la pena ricordare.