Artisti: tra genio e sregolatezza

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“Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit” (Nessun ingegno grande fu mai senza misura di pazzia) scriveva Seneca, filosofo, drammaturgo e politico romano. 

Molto spesso abbiamo associato spiccate caratteristiche e comportamenti ad uno o più artisti che considerati ribelli, narcisisti, egocentrici, lunatici e manifestando atteggiamenti fuori dal comune,  da sempre hanno attirato l’attenzione di filosofi, medici e psicologi.

La prima indagine psicologica dell’artista si data intorno al V sec a.C, Ippocrate infatti tramite “La teoria degli umori”  collega un determinato temperamento ad altrettante predisposizioni intellettuali e professioni.  Anche Platone ed Aristotele espressero il loro parere al riguardo, il primo con “La teoria dei furores” distinguendo pazzia clinica da pazzia creativa, il secondo,  postulando la connessione tra melanconia e uno spiccato talento artistico.

Già a partire dal Rinascimento ,ma anche tramite gli studi contemporanei, alcuni nomi tra i più importanti nella storia dell’arte sono stati considerati come emblema della stravaganza di modi, tra questi possiamo annoverare Michelangelo, Leonardo, Caravaggio, Borromini, Van Gogh e Dalì che nonostante siano vissuti in periodi storici lontani tra loro e così come essi condussero vite completamente differenti che come punto in comune mostrava soltanto uno stile di vita fondato sulla “sregolatezza”, essi sono l’esempio lampante di quanto questo tema possa aver destato curiosità costantemente nel passare dei secoli.

In “Si crede Picasso”, Francesco Bonami, critico d’arte italiano ,analizza una tendenza che imperversa sempre più nella società odierna, ovvero l’esistenza di “artisti” che si professano tali, producono opere, adottano uno stile di vita sempre meno “Mainstream” atteggiandosi come dei Bohémien solo per far parlare di se, e senza provare un amore profondo per il proprio  lavoro tanto da fargli dimenticare il compenso economico, i quali in fin dei conti non potranno mai essere reputati veri artisti in quanto le loro opere non suscitano alcun emozione, né destano particolare attenzione tra il pubblico. Attraverso l’opera di Bonami si può comprendere come non obbligatoriamente e non in tutti i casi l’ostentare un temperamento “saturnino” sia comune a tutta la categoria in questione o un prerequisito necessario per esserne parte, esistono molti casi di artisti, tra i quali possiamo annoverare Rubens o lo stesso Picasso, che  gestirono una vita equilibrata, furono ben pagati e ben accetti dalla società pur essendo dotati di un grande talento e producendo opere dal forte impatto emotivo.

Ma se per una volta lasciassimo perdere i cliché e le indagini psicologiche  e iniziassimo ad osservare le opere d’arte privi di pregiudizi, “con occhi da bambino”, non riusciremmo forse a percepire le emozioni, i dissidi interiori , i trascorsi che ogni artista degno di nota vuole farci provare e conoscere al primo sguardo ?

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Carla Livolsi

Nata a Nicosia il 12/06/1997.
Studentessa di Beni Culturali storico-artistici presso l’Università degli studi di Catania.

Curiosa per antonomasia ,mi nutro d’ogni forma d’arte e vivo con la valigia tra le mani .

1 commento

  1. Attenta analisi è degna descrizione di un male oscuro che per secoli spazia confini tra arte narcisismo e genialità. Brava

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