Ano Hana e la potenza dell’animazione

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La sigla iniziale dell’anime, un ottimo accompagnamento mentre leggerete questo articolo.

Era una calda nottata di metà agosto. L’estate stava per finire e a breve la routine sarebbe ricominciata: lo studio, lo svegliarsi presto la mattina; e tutte quelle cose che ricominciamo a fare da settembre in poi. Le pale del ventilatore smuovevano l’aria regalando al mio corpo quel pizzico di refrigerio necessario a sopravvivere al caldo estivo. Eppure non riuscivo a chiudere occhio.

Decisi quindi di aprire il mio pc e mi misi a sfogliare il catalogo di Netflix alla disperata ricerca di qualcosa che riuscisse a conciliarmi il sonno. “Qualcosa di poco impegnativo”, mi dicevo. La mia scelta cadde su un anime (una serie animata giapponese), portandomi a commettere, mio malgrado, quell’errore in cui molti incorrono quando sottovalutano i prodotti d’animazione:

“Ma sì”, pensai, “Questo è ciò che mi ci vuole. Qualcosa di leggero che non mi impegni troppo”.

Quanto fu affrettata quella mia valutazione. E dire che un amante del cinema e dei prodotti seriali come me non dovrebbe commettere un errore così grossolano.

E fu così che, non appena terminai di vedere il primo episodio di Ano Hana – Ancora non conosciamo il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno, scattò dentro di me quell’interruttore che mi tenne sveglio tutta la notte pur di completare la visione di quella splendida serie. E dire che inizialmente il mio intento era proprio quello di riuscire a prendere sonno.

Quello che avevo, preventivamente, giudicato essere una serie leggera e poco impegnativa si era in realtà rivelata una delle cose più intense e forti che avessi mai visto e mi ha portato a riflettere su come spesso i prodotti d’animazione vengano sottovalutati, quando in realtà sono capaci, al pari di qualunque altro film o serie, di suscitare grandi emozioni nello spettatore.

Ano Hana è un anime composto da 11 episodi dalla durata di 20 minuti ciascuno, per un totale di 3 orette circa. Quasi la durata di Batman V Superman, praticamente. E ci si ritrova a divorarle quelle puntate, a passare quelle 3 ore col fiato sospeso e col cuore colmo di migliaia di emozioni.

È una serie, questa, dai numerosi pregi, che riesce a far breccia dentro lo spettatore come se stesse trafiggendo il suo cuore con un fiore. Uno dei più belli, uno dei più profumati. Primo fra tutti il grande impatto emotivo che riesce ad avere sullo spettatore. Perché è una storia che parla di persone vere, reali; persone con cui è facile entrare in empatia; e li si ama, li si odia, si piange per loro e si partecipa a 360 gradi alle vicende che li vedono coinvolti. Vicende che forse anche noi abbiamo vissuto.

Si parla di un gruppo di amici, molto uniti da piccoli, ma che, a causa di un tragico evento, si è spezzato. È fantastico vedere come nonostante questi personaggi siano cresciuti, siano andati avanti, in realtà tutto ciò sia avvenuto solo apparentemente. Perché ognuno di loro, dentro di sé, è rimasto fermo, bloccato a quel giorno che li ha divisi. Ciascuno di loro porta ancora dentro quel peso. E nonostante siano state prese strade differenti, il destino farà sì che ognuno di questi personaggi si trovi a fare i conti con gli altri, ma, soprattutto, con sé stesso. E questo destino ha un nome: Meiko Honma, “Menma”, per gli amici; il cuore pulsante di tutta la storia, il fulcro attorno al quale ruotano passato, presente, e futuro dei protagonisti. 

Ano Hana mette in scena dei personaggi costruiti davvero bene, pieni di dubbi, di paure e, soprattutto, di questioni in sospeso. Tutte connesse al passato e tutte fondamentali per lasciarsi quel passato alle spalle. E sarà Jintan, il protagonista principale, a subire per primo gli effetti di quel destino sopra citato, tormentato da una “bestia estiva” che sembra non volergli dare tregua. Sarà proprio lui lo strumento del destino che, piano piano, riuscirà a scuotere gli altri da quel torpore che li ha fatti andare avanti come macchine per anni.

La bellezza di Ano Hana sta nel prendere un tema forte e complesso come quello dell’accettazione della morte e svilupparlo dolcemente, regalando, alla fine dell’ultimo episodio, una delle scene più belle e intense mai viste. Il tutto arricchito da una splendida colonna sonora che riesce sempre ad emozionare facilmente.

A volte snobbiamo i prodotti d’animazione e commettiamo un errore tremendo, perché quando alla base c’è una buona sceneggiatura, una buona costruzione degli eventi e dei personaggi, non conta che essi siano in carne ed ossa o meno. Perché saranno comunque VERI.

“Wow”, questo è l’unico commento che si potrebbe fare una volta finita la serie. Lo stesso commento che feci io, in quella calda notte di agosto, con una strana sensazione di vuoto addosso e con il volto solcato da fiumi di lacrime.

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Vito Damigella

Vito Damigella, 21 anni. Sognatore di professione, filmaker indipendente e amante della settima arte.

Diplomato presso il Liceo Classico "C. Marchesi", porta avanti la sua passione per il cinema sul suo canale youtube "VStudios" in qualità di regista, attore, doppiatore e sceneggiatore; mentre, nel tempo libero, prosegue gli studi in ambito universitario.

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