Derubati del tempo, derubati di tutto.

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Denaro e ricchezza possono corrompere l’anima dell’uomo, mutarne e guidarne azioni ed idee, tuttavia non bastano per ottenere neppure un solo istante di vita in più rispetto a quella concessaci su questa terra. Il tempo non ha padroni, non ascolta gli uomini e le loro esigenze, è come un’ombra che non dorme mai, infaticabile viandante che attraversa a passi perfettamente cadenzati tutto il percorso della nostra vita.

Siamo stati derubati del nostro tempo, costretti a misurarlo secondo la scansione inesorabile di due lancette che delimitano e limitano le ore ed i minuti residui dedicabili a noi stessi una volta compiuti tutti quegli impegni indispensabili a garantirci sussistenza materiale ed una qualche posizione professionale e sociale.

Il tempo è il sentimento dell’uomo, materia non plasmabile e tuttavia indispensabile per creare quel miracolo della vita capace di dare un senso a questa esistenza terrena; rapporti umani che progressivamente si evolvono nella bellezza dell’amicizia pura ed eterna, sfuggenti sguardi carichi di passione e pulsione capaci di trascinare due sconosciuti in una dimensione che sfugge da ogni dato reale e materiale, immergendoli nel sublime piacere dell’attrazione più profonda e pura, quella di due corpi e due anime che si infiammano ed ardono di passione irrazionale quando si ritrovano vicine, nel momento in cui la ragione si genuflette dinnanzi alla dea natura, portatrici d’istinti irrefrenabili.

Può una banale discussione infarcita di luoghi comuni e frasi fatte, per di più filtrata da uno schermo, sostituire quello per cui è nato l’essere umano? E’ giusto abbassarsi a compromessi con se stessi e con gli altri per evitare la solitudine totale del corpo e dello spirito?

La tematica del tempo meriterebbe una trattazione così prolissa e articolata da costringere chi scrive, per questioni di assillanti tempistiche ed incastri d’impegni, a non poter trattare tale questione in modo totalmente esaustivo, peccando nei riguardi del suo lettore, nei tuoi riguardi. Perdoniamoci a vicenda, colmiamo il tempo di questa lettura con una caricaturale empatia tra anime senza volti, ma che si ritrovano in queste poche parole portatrici (si spera) di una verità che, al limite tra il tangibile e il non tangibile, ci accomuna in questa latente ricerca di felicità primordiale.

I ladri di questo bene prezioso sono sì i nostri lavori e tutti gli impegni formali ed “istituzionali”, ma ancor di più lo sono tutte quelle persone con le quali non riusciamo ad entrare realmente in empatia, per molteplici ed infinite motivazioni, ma che tuttavia frequentiamo per una forma d’implicito opportunismo; il non restare soli.

Il tempo va (ri)guadagnato innanzitutto incominciando ad ascoltare se stessi, allontanando ogni insidia che lede il proprio spirito e la propria sensibilità, che svalorizza le capacità naturali ed innate di ognuno di noi. E’ soprattutto dalla combinazione dei due grandi macrotemi qui sommariamente trattati, l’esigenza di affermarsi economicamente e socialmente, nonché la mancanza di affetto e passione vera tra gli uomini, che l’essere umano partorisce l’insoddisfazione ed il terrore del tempo.

Un orologio può essere fermato, ma non il tempo, il cui flusso scorrerà sempre ed inesorabilmente senza preoccuparsi di noi. Da solo l’uomo è destinato ad andare alla deriva, come un’anima dannata relegata al girone degli inetti, di chi vive per mero spirito di sopravvivenza. Solo l’unione e la fusione fisica e spirituale tra esseri umani dotati di anime profonde e sensibili alla stessa maniera può arrestare, anche solo per un istante, quella deriva verso cui siamo spinti dall’inesorabile flusso del tempo, che infondo ha il fascino primordiale dell’umanità, le cui acque sono grembo materno, che protegge e valorizza i momenti importanti della vita di tutti coloro che accettano senza riserva alcuna la propria debolezza e fragilità di esseri umani, bisognosi di amare ed essere amati fino infondo, portatori di sentimenti e di pensieri.

Sentirci vivi è il nostro bisogno, ma solo il tempo può soddisfarlo. Riprendiamocelo.

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Simone Curcuruto

21/09/1994
Studente presso il corso di Laurea in Beni Culturali dell'Università degli Studi di Catania.

Appassionato di Storia, cultura ed arte bizantina, innamorato della Letteratura del Novecento italiana ed europea.