Il Manifesto anti-aborto a Roma che tenta di negare un diritto alle donne

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In via Salaria, a Roma, è comparso l’ennesimo cartellone Anti-Aborto che recita “L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo. #stopaborto”.  Il cartellone è stato fotografato dai cittadini che tramite il web si sono indignati contro la campagna anti abortista, richiamando la sindaca Raggi affinché intervenga.

Roma non è vergine a questo tipo di iniziative e se già, qualche mese fa, ProVita è stata l’autrice di una campagna antiabortista con i medesimi metodi, oggi tocca a Citizengo.

Sulla loro pagina, scrivono: “Abbiamo deciso di puntare su un forte slogan provocatorio – che fa leva sulla giusta, particolare attenzione di questi anni contro la violenza sulle donne – per affermare che la prima violenza sulle donne è proprio l’aborto! Innanzitutto perché in gran parte del mondo è utilizzato come metodo di soppressione mirata delle donne, nel silenzio del femminismo radical-chic, e in secondo luogo perché le stesse donne che lo praticano, o meglio che lo subiscono, sono anch’esse ‘uccise’ nella loro intimità psichica e fisica. Più passano gli anni e più le ricerche scientifiche rendono nota l’entità drammatica dei traumi post-abortivi.

Analizzando la loro “argomentazione”, possiamo dire che la piaga dell’aborto selettivo esiste, e certamente colpisce le bambine, questo è vero, ma in Paesi come l’India o la Cina, ad esempio, dove si predilige il genere maschile a quello femminile a causa di una profonda cultura maschilista e sessista.

Anche in Italia, vige ancora una cultura maschilista forte che vede il figlio maschio come forza lavoro che può portare molti benefici, rispetto alle donne, in famiglia, anche se non ai livelli dei paesi sopracitati.

Quindi non è l’aborto la prima causa del femminicidio ma il patriarcato.

E’ ovvio però che la soluzione per risolvere questa piaga non è certamente quella di negare un diritto, perché il problema non è la legge in se ma una questione culturale profondamente radicata tra sessismo, maschilismo e patriarcato. Quindi servirebbe una sensibilizzazione territoriale con iniziative costruttive, magari. Al contrario, così facendo, Citizengo, tramite queste campagne continua a dare adito a tutto il frangente antiabortista su una legge che ha invece tutelato le donne, rispettandone i diritti umani, fino ad oggi.

Diciamocela tutta: è da un po’ di mesi, ormai, che vediamo queste campagne insistenti, dove si  pretende di avere le stesse responsabilità e referenze di un dottore e in generale della scienza medica, e ci si permette di dire cosa è vita, cose non lo è, cosa è corretto e cosa non lo è, strumentalizzando argomenti vari al fine di urlare al mero complottismo o addirittura additare la gente come “assassina” senza capire la difficoltà dietro a certe scelte, e negare un diritto sancito da una legge, voluta dalle stesse donne in svariati anni di lotta e spesso lo si fa anche mettendo in mezzo la religione. Il problema si pone quando si usa la fede per non rispettare l’oggettività empirica di un fatto e questo è profondamente errato in un paese civile e che si pone come parte del progresso a favore della collettività.

In questi casi è, probabilmente,  anche l’arroganza di alcuni gruppi di persone che sfrutta la bellissima opportunità della libertà di parola che paradossalmente usano a favore di un pensiero bigotto che tenta di togliere la libertà delle persone.

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Christian Partenope

Christian Partenope, nato a Catania il 06-08-97.
Diplomato al liceo delle scienze umane di Scordia e attualmente studente di cinema e teatro e di Giurisprudenza alla Sapienza di Roma.
Seguo e partecipo alla vita politica, canto, scrivo per diletto e amore, ho la passione per i libri, il cinema e il teatro.

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