Abbiate il coraggio di salpare!

2' di lettura

A tutti coloro che rigettano l’infelicità e hanno il coraggio di salpare, per la prima volta o un’altra volta ancora. Eroi.

La misura eroica – Andrea Marcolongo

Viaggiare ha sempre fatto parte del corredo umano, basti pensare ad Enea, che parte per fondare quella città il cui impero abbraccerà tutto il Mediterraneo; ad Ulisse e alla voglia di tornare dalla sua Penelope, ma accompagnato sempre dalla sua sete di conoscenza; e ancora prima di lui, Giasone e la nave Argo alla conquista del vello d’oro e alla scoperta di quel mare ignoto che mai nessuno aveva osato solcare prima di allora.

Il viaggio per quegli eroi greci non era una mera esigenza materiale, ma un vero e proprio viaggio dell’anima, come ci conferma Dante che scrisse “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. Ed è ciò che fecero Giovanni Verga e Luigi Capuana, consapevoli della necessità di dover abbandonare il loro “porto sicuro” (la Sicilia) per continuare a coltivare quei sogni e quelle ambizioni per le quali la loro isola era troppo piccola. E’ un po’ quello che succede alla maggior parte di noi oggigiorno, stufi delle nostre stesse abitudini, partiamo alla ricerca di un’avventura, o alla ricerca dei nostri sogni, della nostra libertà. E’ quello che succede a milioni di migranti, per i quali quel mare  che appare così benevolo diventa traditore, e ciò che può portarli alla salvezza a volte li porta alla morte. Affrontano il rischio di fallire per la gioia di poter immaginare un futuro migliore, si imbattono in qualcosa che è ben più grande di loro, e la meta, se raggiunta, non è altro che un nuovo inizio. Partono loro, eroi, alla ricerca di un luogo dove si possa stare bene, magari anche felici, ma non pretendono troppo. E quando guardano un’ultima volta verso la costa si domandano se torneranno mai nel loro “porto”, ormai segnato da tanta indicibile violenza, e versano lacrime; proprio come accadde a Giasone che, ignaro di ciò che l’aspettava, dava un ultimo sguardo alla città di Iolco e partiva verso la misteriosa Colchide alla ricerca di quel vello d’oro che lo porterà a scoprire un tesoro ben più grande: l’amore per Medea. Un amore che lo cambia e lo fa crescere.

Le Argonautiche non è un poema di eroi che partono per dimostrare le loro virtù, ma, come scrive Andrea Marcolongo, autrice di “La misura eroica”,parla invece dell’arte difficile e potente di mettersi in viaggio superando se stessi per diventare grandi”. Gli eroi non nascono grandi, ma lo diventano e il viaggio li porta alla scoperta della propria anima, dei propri limiti e delle proprie virtù. La parola “viaggio” viene spesso scambiata erroneamente con la parola “fuga” da chi non sa cosa vuol dire viaggiare: non è una fuga dalla realtà, ma è la necessità di spingersi oltre i confini del nostro porto, perché “la vita non si ferma mai -siamo noi, semmai, a fermarci.

 

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Martina Carbonaro

Nata a Catania il 09/12/99. Residente a Roma. Studentessa di giurisprudenza alla Luiss Guido Carli.

1 commento

  1. Ho letto con interesse il tuo articolo…
    Brava Martina!!
    Ogni volta che sono in procinto di “far valige” con destinazione nord (questa volta sarà l’ultima avventura in questo martoriato sud..), il senso di vuoto tenta di sopraffare le buone idee e la voglia di cambiamento… fortunatamente senza senguito. Ci vuole coraggio e determinazione, ma soprattutto bisogna “mettere al centro” sé stessi e non il legami affettivi, la famiglia, la terra…
    Non è facile “sciogliere gli ormeggi”, ma è necessario tirare fuori il coraggio di salpare!!
    O prima o poi, non importa…
    Non è mai troppo tardi, te lo dice uno che a 50 “primavere” ha collezionato 9 traslochi…
    Buona fortuna, buoni sogni, buono studio e…. abbi sempre il coraggio di sognare una vita altrove… nuove persone… nuovi luoghi… nuove esperienze… e nuove emozioni, il sale della nostra umile vita!!
    🍀🍀🍀

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