L’arte del piacere, il sesso come forma d’espressione.

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Ogni manufatto artistico è il prodotto del pensiero e dell’azione dell’uomo, tangibile espressione del suo tempo, testimonianza di un gusto estetico e di un canone etico vigente all’epoca della sua realizzazione.

Il tempo muta terra, acqua, confini e realtà, facendosi promotore di nuove istanze sociali, demolendo dalle fondamenta i costrutti su cui gli uomini fondano la conoscenza di se stessi e, inevitabilmente, delle proprie esigenze.

Lo scorrere del tempo ha spazzato via civiltà antiche, la terra ha sepolto tra le sue radici i resti di quei monumenti che in epoche lontane, visti dagli occhi dei “primitivi”, sembravano quasi toccare il cielo per la loro altezza e magnificenza.

Ogni nuovo secolo sviluppa novità o regressioni che inevitabilmente (ri)mettono in discussione e in repentaglio assunti consolidati nel periodo precedente, in un continuo mutamento di gusto, mode, abitudini e tecnologie. La storia del mondo, giudice dall’ ideologia mutevole, sentenzia continuamente e ininterrottamente sulla liceità o meno di azioni, pensieri e forme d’organizzazione sociale in ogni tempo e in ogni luogo, decretandone la loro fortuna o caduta in disuso.

L’uomo è fatto sì di ragione, ma nella sua essenza più intima e naturale possiede emozioni, istinti e pulsioni che neppure il tempo ha il potere di eliminare o soppiantare.

L’appagamento delle proprie esigenze sessuali, di feticismi e perfino perversioni, se così possono definirsi tutte quelle tendenze poco convenzionali all’interno della sfera delle pratiche erotiche, è un richiamo così travolgente e primitivo da essere presente nel corpo, nella mente e nell’anima dell’ uomo così come della donna di ogni epoca ed ogni tempo, come una costante che ci accomuna tutti indistintamente, prodigio di quella natura intimamente umana che abroga tutti i limiti di genere, razza e condizione sociale, rendendoci equamente schiavi delle nostre passioni e pulsioni a discapito di tutte le vigenti norme e convenzioni.

La coscienza collettiva ha timore, sempre lo ha avuto e sempre lo avrà, di parlare apertamente di questa sessualità più estrema, a tratti quasi degenerata, con cui tutti noi ci siamo dovuti confrontare almeno una volta nella nostra vita. Come può spiegarsi questo fatto, che qualcosa di così naturale, seppur imprevedibile e spesso difficilmente interpretabile, rimanga ancora oggi, dopo milioni di anni, un tabù intrinsecamente insuperabile?

Chi scrive declina la possibilità di pontificare con matematica certezza su quesiti di tale entità, naturalmente complessi e umanamente sfuggevoli, limitandosi a lanciare una provocazione a chiunque abbia da volersi interrogare ed esaminare su tali realtà.

Il sesso può essere una forma d’arte, l’arte del piacere perfetto, che sola riesce ad elevare l’essere umano a una dimensione di estasi sensoriale fuori da ogni tempo ed ogni spazio. La felicità e l’appagamento ci rendono inevitabilmente liberi, meno schiavi del materialismo più sfrenato e delle ambizioni più smodate. Per questa ragione il sesso più estremo ed appagante fa paura ed è un tabù, proprio perché rischia di far staccare il singolo dalla massa, intaccando così quel meccanismo perfettamente rodato che implicitamente forza tutti noi a rapportarci nei riguardi della vita come il singolo ingranaggio si innesta nell’articolato macchinario.

La famiglia, la procreazione e tutti i collanti sociali si basano inevitabilmente sulla soppressione o regolamentazione dell’io più vizioso, così percosso da torbidi turbamenti da indurci a relegarlo nei meandri più profondi della nostra essenza, domato dalla ragione e dal buon senso.

Ma nel momento in cui le catene che imprigionano il sentimento del piacere più intimo si spezzano, spesso, ma non inevitabilmente, a seguito di un evento o trauma particolare, ci si ritrova inevitabilmente disorientati. Ecco che l’uomo a questo punto, come un’artista, si sente trascinato dal fervore della creazione, dal rendere speciale e appagante un azione che altrimenti non sarebbe altro che dozzinale soddisfacimento di un’esigenza fisiologica o responsabilità procreativa.

Il sesso è arte del piacere e non inappagante atto di sfogo fisiologico solo nel momento in cui ci si approccia ad esso così come fa lo scultore quando immagina l’opera finita guardando al semplice blocco di marmo informe. Progettandogli una forma, connotandolo di un significato, eliminando il superfluo e modellandone i dettagli a seconda della propria concezione di gusto e piacere sensoriale.

Non bisogna mai vergognarsi della propria sessualità, che è una delle più alte forme di libertà espressiva. L’unica degenerazione sessuale è l’imporre la propria visione di gusto a chi non la condivide o a chi non possiede un età tale da poter scegliere se rifiutarla. Tutto il resto è lecito e inattaccabile poiché frutto della nostra personale esperienza di vita, elemento che ci caratterizza e ci connota per ciò che siamo nella nostra intimità, quando il corpo si libera dell’abito della giornata, quello che cela le nostre forme e limita i nostri più profondi impulsi.

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Simone Curcuruto

21/09/1994
Studente presso il corso di Laurea in Beni Culturali dell'Università degli Studi di Catania.

Appassionato di Storia, cultura ed arte bizantina, innamorato della Letteratura del Novecento italiana ed europea.

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