Il calcio come metafora della vita

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Il calcio è come il gioco dei fumetti in cui devi unire i puntini della vita senza alzare il braccio dal foglio.

Ogni uomo, nel corso della propria vita, tende a schematizzare la realtà, a creare i cosiddetti cassetti del cervello. Secondo uno studio effettuato da psicologi americani ciò corrisponde ad una convinzione sulla base della quale il mondo risulti”tassellato”” (espressione poco felice ma allo stesso tempo efficace) in vasi non comunicanti.

Chi, tra tutti, non ha mai studiato l’italiano o la filosofia attraverso mappe concettuali che segnavano un confine invalicabile tra un’epoca od un’altra o tra un autore ed un altro? È chiaro che tale modus operandi si lega ad esigenze metodologiche e temporali, ma chi di noi farebbe uso di un mezzo tale senza che esso corrisponda, per quanto profondo,ad un disegno della nostra mente?

Eppure basterebbe cambiare modo di ragionare per modificare parimenti la visione del mondo, per capire che è possibile unire i puntini non alzando più di una volta la mano dal foglio. La sfida che mi accingo ad affrontare è quella di dare fondatezza a questa tesi per mezzo di uno strumento insolito: il calcio.

Jean Paul Sartre, filosofo e letterato, faceva riferimento al calcio come metafora della vita (rinchiudendo col termine vita tutto ciò che essa può contenere). Si pensi semplicemente all’accostamento del linguaggio bellico a quello calcistico: quante volte sentiamo il telecronista che esalta Trezeguet perché ha sparato una cannonata finita in rete.Per non parlare del terzino reduce da una partita piuttosto dura: il termine reduce è adoperato nel linguaggio bellico con riguardo a chi è tornato dalla guerra (reduce di guerra).

Si rifletta altresì in merito all’accostamento tra i termini calcistici e quelli rientranti nel campo semantico dell’amore: il feeling mostrato dalla coppia Nesta-Maldini è considerevole ; Drogba è il partner d’attacco ideale per Lampard.

Vista la fittissima presenza del suddetto fenomeno tra i campi semantici di frequente ricorrenti nel calciolinguaggio, conseguenza inevitabile di ciò diviene che le cronache di calcio moderno si identifichino quali degne eredi dell’epos della narrativa guerresco-militare delle antiche chansons de gestes.

Un ulteriore comune denominatore tra calcio e vita è costituito dalla geometria: così come la geometria è regola esatta dell’essere dello spazio, il campo diviene regola esatta del movimento, cinetica che muta in arte secondo le leggi della fisica.

E non è tutto, il calcio è la più grande religione e democrazia che possa esistere: non vi sono colori nè dittatori, ma tutti sono sottoposti al “comunismo democratico” del pallone.

Non preoccupatevi, in questa settimana, a campionato terminato, risentirete parlare di cronaca sportiva, ma permettetemi, almeno per questa volta di elevare questo sport al livello che merita.

Ciò che conta capire è che il calcio non è la vita, nè la vita è il calcio, ma ciascuno è parte dell’ altro nella misura in cui riesce a combattere il razzismo, le guerre e le discriminazioni, proprio perché davanti ad un pallone siamo tutti uguali, tutti felici.

Se siete riusciti ad unire i puntini non alzando il braccio dalla pagina, questo articolo ha avuto ragion d’essere.

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Massimiliano Marletta

Massimiliano Marletta, nato a Catania il 24 Aprile 1997 è studente presso la facoltà di giurisprudenza di Catania. Sin da piccolo mostra una grande passione per il calcio e per la lettura. Oggi non è cambiato molto ed affianca a queste la passione per lo sport in generale e per tutto ciò che è legato al mondo della cultura (letteratura, moda, spettacolo). È anche amante dei cinepanettone.
I grandi risultati si ottengono col duro lavoro, con perseveranza e con la fede in Dio.

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