Rifiuti, gallina dalle uova d’oro

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Che Cosa Nostra si fosse estesa anche alla gestione dei rifiuti è un fatto noto: dagli anni ’80 le mafie hanno compreso quanto redditizio possa essere lo smaltimento dei rifiuti, da quelli civili a quelli industriali ed edilizi. Ma toccare con mano quanto possano le mafie essere immischiate nella faccenda, questo, è come una catarsi: ci si rende conto del fatto che la nostra spazzatura non è il punto di arrivo di un ciclo vitale, seppur inanimato. È solo l’inizio di una nuova vita.

21 Maggio 2018, Monastero dei Benedettini. Anche di questo si è parlato alla conferenza Rifiuti di Lusso: Emergenza Rifiuti ed Ecomafia, organizzata dall’Associazione Universitaria Nike in collaborazione con Prometeus. Ospiti di un certo spessore si sono confrontati, e dai punti di vista più disparati, sul tema dello smaltimento dei rifiuti, della gestione ambientale e del ruolo della Pubblica Amministrazione. Erano presenti l’Ing. Salvo Cocina, i Proff. Paolo Guarnaccia e Giovanni Randazzo, l’Ing. Carmelo Caruso ed infine Manuela Leone e il Dott. Stefano Orlando, rispettivamente membri delle Associazioni “Rinascenza” e “Magnolia”. Moderava il Prof. Nunzio Famoso.

Secondo una classifica regionale, su 390 comuni virtuosi per la gestione della raccolta differenziata, Catania sarebbe al 321° posto. Una sconfitta enorme per la città metropolitana che ambisce ad essere la Milano del Sud, ma che resta ancora il fanalino di coda in tema di rispetto dell’ambiente e di gestione ottimale dei rifiuti.

La raccolta differenziata del tipo “porta a porta” viene praticata nei comuni facenti capo alla città metropolitana con risultati mediamente soddisfacenti. La media totale viene bruscamente abbassata dai dati di Catania, nella quale la raccolta è praticata in una zona circoscritta, peraltro assai ristretta, mentre nella restante parte della città i rifiuti finiscono ancora, indistintamente, nei cassonetti. E mentre, durante la conferenza, il prof. Guarnaccia auspicava un riutilizzo completo e totale di tutti i rifiuti in modo da ridurre a zero il lascito di immondizia per i nostri figli, in un mondo che si muove sempre più verso la cultura dell’usa e getta e conseguenzialmente verso un aumento dei rifiuti pro capite, dall’altra parte il prof. Randazzo guardava al problema attuale, quello da risolvere nel più breve tempo possibile: dove allocare i rifiuti che oggi riempiono le nostre discariche, che oggi sporcano le nostre strade (indecoroso il fenomeno dei sacchetti impiccati, appesi per non essere squartati dai cani randagi)? Unica soluzione per il problema che oggi ci affligge e che oggi deve essere risolto sarebbero gli inceneritori. Guarnaccia contro Randazzo. Cultura del riciclo totale contro inceneritori oggi e subito. Il riciclaggio dei rifiuti è sinonimo di civiltà, è fonte di guadagno, è il futuro. Ma bisogna educare i cittadini a differenziare, e bisogna far funzionare questa dannata P.A. che ricicla a singhiozzo, che non ottimizza i rifiuti. Nel frattempo, fanno gola gli inceneritori: eliminano dalla circolazione i rifiuti, svuotano le discariche, non pongono alcun problema di rieducazione. Seppelliscono il cadavere. Tuttavia, inquinano i rifiuti in discarica, inquinano gli inceneritori.

Sarebbe un idillio se la polemica si fermasse alla dicotomia inceneritori-riciclo totale. Ma non è così, perché tra i due litiganti la mafia gode! La mafia raccoglie i rifiuti già differenziati e li rivende creando un mercato parallelo a quello legale. Un mercato sui generis, nell’ombra. I comuni raccolgono, ma non guadagnano: vuoi per inefficienza nella vendita del differenziato, vuoi perché la criminalità organizzata si sostituisce al venditore originario. Negli scorsi mesi sono stati sequestrati vari depositi pieni di qualcosa come 120.000 tonnellate di rifiuti differenziati pronti per il riciclaggio. Per non parlare delle inchieste sulla presunta presenza di rifiuti tossici nelle ex miniere siciliane (vd. Pasquasia, ex miniera di Sali alcalini misti, oggi nell’occhio del ciclone perché garage dove si presume siano stati parcheggiati rifiuti altamente tossici per eliminare alla radice, in modo tutto italiano, il problema dello smaltimento).

Forse è vero, come ha detto il prof. Famoso, siamo passati dall’essere una società dei consumi, ad essere una società dei rifiuti. Ma è mai possibile che l’evoluzione delle attività umane debba arrestarsi di fronte al problema rifiuti? Se è vero il principio di Lavoisier per cui in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, allora la vita dei rifiuti deve continuare, non può arrestarsi ad un inceneritore. Ma è anche vero che le utopie non risolvono i problemi reali: il 65% di raccolta differenziata che i comuni sono obbligati per legge a fare, non risolve il problema di sovraccarico dei rifiuti. È un passo verso la civiltà, ma una stasi per l’ambiente. Serve una scossa.

In attesa che essa arrivi, le mafie continueranno purtroppo a lucrare sui rifiuti, con grossi danni per i cittadini e per l’ambiente. Per i nostri figli.

L’inchiesta di ControVerso sulle ecomafie non termina qui. Stay tuned!

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Michele Tarantello

Nato a Carrara il 05-08-1997. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Di Rudinì" ed oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Catania.
Pensatore per natura e giornalista per passione.