Student-up, dove l’Università incontra il lavoro

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Quello del rapporto tra Università e lavoro è un tema ripreso da più parti: se ne fa un gran parlare in politica come tema elettorale, interessa i singoli e la comunità. Si tratta di un vero e proprio tema sociale. Un brillante team di giovani ha deciso di prendere in mano questo tema non per farne il solito oggetto di discussioni inutili, bensì per partorire qualcosa di nuovo, di utile, di produttivo.

Student-up è un evento tenutosi per la prima volta Lunedì 12 Marzo presso un luogo che, di per sè, rappresenta il nuovo nello scenario dei locali catanesi, lo Student-Lab. Tre tavoli di lavoro: “Università e fare Impresa”, tenuto dal professore Faraci, docente presso la facoltà di Economia Aziendale dell’Università di Catania (ma con un curriculum ben nutrito, che qui si evita di citare per esigenze di brevità); “Territorio e Innovazione”, gestito da Pietro Ambra e Gianluca Costanzo, rispettivamente esponenti di Confommercio e Confindustria CT; ed infine il tavolo “Associazioni”, che ha visto l’adesione non solo dell’associazione universitaria organizzatrice dell’evento, Nike, ma anche di tutte le altre che hanno deciso di aderire.

I partecipanti ai singoli tavoli di lavoro hanno cercato di far emergere i problemi legati all’inserimento dello studente universitario nel mondo del lavoro tenendo conto delle peculiarità delle singole facoltà, degli strumenti che già esistono e di quelli che servono per rendere più competitivo il rapporto tra Università e fare impresa. Si è parlato ad esempio della valenza dell’esperienza Erasmus, se essa possa o meno essere valida al fine di aumentare le competenze dello studente e proporzionalmente i suoi sbocchi lavorativi, e sono emerse esperienze di ragazzi che sono riusciti a conciliare gli impegni universitari con il viaggio formativo, contro le esperienze di altri, scettici in quanto la struttura delle loro facoltà e il tipo di studi mal si conciliano con un viaggio che diventa fine a se stesso, che si configura come un ostacolo allo svolgimento del normale percorso didattico più che come una opportunità di inserimento. Si è effettuato un confronto tra l’Università italiana e quella ad esempio di Valencia, in cui lo studente è seguito a partire dalla nascita dell’idea di impresa, fino alla sua effettiva creazione. Le tre fasi del mentoring, dell’incubazione e dell’accelerazione, nei nostri contesti universitari o mancano o sono mal coordinate, sicchè si verifica un distacco tra studi teorici e sbocchi pratici. Due sono i problemi principali del nostro sistema universitario: la mancata internazionalizzazione dell’esperienza universitaria come occasioni per mettersi in rete (fase fondamentale per “fare  impresa”), ed anche assenza di iniziative di contaminazione trasversale tra facoltà e realtà universitarie diverse. Gli studi universitari si presentano scissi, isolati, fini solamente a strade precostituite che non lasciano spazio a nuove vie d’impresa.

I tre tavoli di lavoro e le criticità emerse da ognuno di essi, secondo lo schema dell’evento, critico più che celebrativo, hanno prodotto un documento che verrà inviato all’Università di Catania, al Ministero dell’Istruzione e della Ricerca, all’Assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale, ed al comune di Catania. Insieme, partendo dal basso, iniziando a discutere sui problemi che attanagliano le università e cercando di proporre soluzioni condivise: solo così sarà possibile dare una soluzione a problemi annosi che riguardano tutti noi, per l’oggi e per il futuro.

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Michele Tarantello

Nato a Carrara il 05-08-1997. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Di Rudinì" ed oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Catania.
Pensatore per natura e giornalista per passione.

2 commenti

  1. Io non capisco. Come può essere che al giorno d’oggi non si riesca più a trovare qualcuno che possa fondere giornalismo con cultura letteraria? Dico io, ma come si può pretendere che uno studente di giurisprudenza non riesca a mettere in fila due parole senza che vi sia un qualche errore o che non riesca a fare un costrutto decente(dicasi decente, perché buono sarebbe già chiedere troppo). Non si trova il senso del discorso, il punto di arrivo, il fulcro dell’articolo. Frasi sconnesse, paragrafate, etichettate come qualcosa che si perde in un flusso di parole senza alcun senso.Mi rivolgo principalmente a te Michele Tarantello, come studente di Giurisprudenza e “pensatore per natura”, ti chiedo di rimetterti nei tuoi passi e/o abbandonare la tua carriera giornalistica.Il giornalismo non è morto, è solo affondato in un mare di escrementi che voi stessi “presunti reporter” avete creato.

    1. Apprezzo molto la sua modestia e attendo con trepidazione di leggere un suo articolo per valutarne lo spessore culturale.
      E mi permetta di continuare a far finta di essere un giornalista, non avrei il piacere di fruire di critiche (in)costruttive come le Sue.

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