La solitudine dei numeri uno

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“Il ruolo del portiere è il più bello perché può riconsegnarti la gloria nelle mani proprio attraverso le mani stesse.”

26 maggio 2018. Il Real Madrid vince l’ennesima Coppa dei Campioni della sua storia con un secco 3-1 ai danni del Liverpool. Come per qualsiasi finale che tenga, alla gioia dei giocatori e dei tifosi delle Merengues, fa da contraltare la disperazione e la delusione dei supporters dei Reds, i quali, nonostante la sconfitta, continuano ad intonare le note di “You’ll never walk alone”.

Tra le varie facce di questa finale, è tuttavia agevole richiamarne una che domina su tutte:quella del portiere tedesco del Liverpool Loris Karius, uscito in lacrime (e non è stato peraltro l’unico) al termine di una partita che probabilmente non dimenticherá mai. È inutile negare che ha dato più di un semplice contributo alla vittoria del Real, a causa di errori che sono risultati determinanti. In occasione del primo gol consegna superficialmente il pallone a Benzema ed in occasione del colpo del definitivo k.o. respinge dentro la porta un tiro di Bale, potente, per carità, ma semplice comunque da intercettare con i pugni.
Chissà cosa sarà passato nella testa del povero Karius al momento del terzo gol (?!).

Probabilmente, ironizzando un po’, si sarà pentito di avere scelto questo ruolo, quello più complicato e che maggiormente apre il fianco alle critiche. E come dargli torto, del resto quello del portiere è il ruolo “più bastardo” di tutti: si può passare da buono a cattivo della situazione in un minuto.

L’attaccante potrà anche non stoppare un passaggio semplice ma il pallone si perderà in fallo laterale, ove il portiere sbaglia su un retropassaggio che gli viene fatto il pallone s’insacca in rete. Chi ha seguito il Liverpool in questa edizione della Champions sa che anche per merito di Karius la squadra è riuscita ad approdare a Kyev per la finale, grazie a grandi interventi, ma tutti ricorderanno la disfatta di questo ragazzo.

Ma nella vita si sbaglia e si ha (quasi) sempre la possibilità di rimediare ai propri errori, di far ricredere gli scettici e di far tacere chi, in tempi sospetti, ha parlato tanto, forse troppo. L’augurio è che a Karius questo possa accadere, che questi errori riescano a forgiarlo nel carattere e nella personalità, binomio che per un portiere non è per nulla irrilevante.

Avrà ancora lungamente a che fare il giovane Loris con insulti e sfottò, ma deve tenere a mente due aspetti fondamentali, cosicché da non farsi abbattere: in primis, quelli che parlano e deridono da dietro lo schermo, a differenza sua, non hanno giocato mai una finale di Champions e non immaginano cosa si prova e soprattutto, ricordare che il ruolo del portiere è il più complesso ma anche il più bello, in quanto può riconsegnarti la gloria nelle mani proprio attraverso le mani stesse.

È dai giorni difficili che si percepiscono i propri limiti, ed è dal quel momento che si lotta per abbatterli. Magari ci sarà un’altra finale, ma questa volta, si spera, con un epilogo leggermente diverso.
È proprio vero, infatti, che il calcio è metafora della vita.

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Massimiliano Marletta

Massimiliano Marletta, nato a Catania il 24 Aprile 1997 è studente presso la facoltà di giurisprudenza di Catania. Sin da piccolo mostra una grande passione per il calcio e per la lettura. Oggi non è cambiato molto ed affianca a queste la passione per lo sport in generale e per tutto ciò che è legato al mondo della cultura (letteratura, moda, spettacolo). È anche amante dei cinepanettone.
I grandi risultati si ottengono col duro lavoro, con perseveranza e con la fede in Dio.