Il Governo mai nato: ecco cosa è successo

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Siamo in una situazione di grave crisi politica, non ci vuole molto a capirlo. Ma se alla crisi politica si sovrappone anche quella istituzionale, allora bisogna solo sperare che non arrivi il default.

I fatti. Domenica pomeriggio Giuseppe Conte, Premier designato da M5S e Lega è salito al Quirinale per sciogliere la riserva. L’ha sciolta negativamente, ciò significa che ha rifiutato l’incarico di formare un governo. Era salito al Colle con la lista dei Ministri del suo Governo. Il Presidente della Repubblica li aveva accettati tutti. Tutti tranne uno: Paolo Savona, ex Ministro nel Governo Ciampi, professore di economia e autore-fautore di rivoluzionarie tesi sull’euro, conosciute dai più, comprese da pochi. Sta di fatto che M5S e Lega avevano puntato tutto su Savona. O Savona al Ministero dell’Economia, o niente Governo. E così è stato.

I retroscena. È raro che il Presidente della Repubblica, nel suo discorso successivo alle consultazioni, sveli i retroscena, i motivi ed i metodi delle sue scelte. Questa volta lo ha fatto. Mattarella ha ripercorso insieme ai giornalisti i due mesi successivi alle elezioni, dichiarando di aver atteso, seguito ed incoraggiato in ogni modo la formazione del governo politico. Le due forze politiche, avversarie durante la campagna elettorale, hanno trovato un accordo di governo su punti programmatici (il Contratto del Governo del cambiamento). Mattarella ha puntualizzato di aver anche avallato procedure inusuali: ha infatti aspettato, concesso del tempo affinchè le basi delle due fazioni politiche votassero tale contratto (la Piattaforma Rousseau per il M5S e i gazebo per la Lega). Ha accettato la figura di Conte: sebbene infatti Lega e Movimento godessero di un ampio consenso politico, sebbene potessero pescare tra i loro eletti un nome valido da proporre come Premier, tuttavia hanno deciso di proporre Conte, che seppur persona valida, non è un eletto, non rappresenta un consenso politico (perché?). Ha infine accettato i nomi proposti per i vari dicasteri, ma no, ha deciso di non avallare la scelta di Savona.

La legittimità del veto. La Costituzione affida chiaramente al Presidente della Repubblica il potere di nominare i Ministri che sono stati precedentemente indicati dall’incaricato Presidente del Consiglio. Così come li nomina, può anche opporre un veto rispetto alla loro nomina. E cosi ha fatto. Dunque, da un punto di vista formale, la scelta di Mattarella di bocciare la figura di Savona è legittima. Ma questo veto va attentamente analizzato.

I precedenti. Salvini e Di Maio hanno impostato la formazione di questo Governo come una sorta di sfida verso il Presidente Mattarella e verso tutti i filo-europeisti: o Savona, o nulla. Hanno subordinato la nascita del governo alla nomina di quel Ministro dell’Economia. Savona, personaggio dal profilo rispettabilissimo, ha in più sedi espresso delle idee interessantissime che possono essere così riassunte: il mercato unico, senza un potere centrale forte, non regge. In pratica, volendo parafrasare le sue tesi, l’euro è una bella idea e può funzionare, ma finchè ogni stato facente parte dell’Unione conserva la propria piena sovranità, finchè non si forma un organo sovranazionale sovrano (Stato Federale?), fino ad allora il mercato e la moneta comune porteranno con sé tutti i difetti attuali. Savona non teorizza, o non teorizza del tutto, l’uscita dall’euro. Per lui l’euro è un bene ma solo nella misura in cui il disegno dell’Europa unita venga completato fino al suo massimo risultato. Nella pratica ogni Stato sovrano che fa parte dell’Unione dovrebbe cedere parte della propria sovranità. Se ciò non avviene, e dato che l’assetto attuale ed incompleto dell’Europa non è vantaggioso, tanto vale uscire. O sovrani del tutto, o meno sovrani, ma per il bene del disegno comune.

Queste tesi hanno spaventato i mercati e con essi tutto l’establishment europeo. Tuttavia il veto di Mattarella non è stato posto tanto per le tesi di Savona, che seppur rivoluzionarie, non avrebbero trovato seguito in un Governo che si era già dichiarato pronto a rispettare tutti gli impegni europei. Il veto è stata la risposta di un uomo sfidato. Una risposta del tipo: voi mi volete obbligare a nominare un ministro quasi minacciandomi di essere irresponsabile se non lo faccio, ed io non lo nomino perché la Costituzione me lo consente. Una scelta legittima, ma poco responsabile.

Ora le forze politiche (Movimento Cinque Stelle, Fratelli d’Italia e forse anche la Lega) inneggiano all’impeachment. Si vorrebbe mettere in stato di accusa il Presidente della Repubblica per attentato alla Costituzione. L’idea di fondo è che il Presidente della Repubblica, al quale non compete l’indirizzo politico dello Stato, ma solo di garantire che la Costituzione sia rispettata, si sia ingerito in affari politici, che abbia posto il veto su Savona solo per motivi politici, costituendo ciò una violazione della Costituzione. Bisognerà valutare i termini di questa accusa, bisognerà capire se effettivamente esistano gli estremi per accusare il Presidente, dato che quelle qui formulate sono accuse veramente evanescenti.

Intanto Mattarella ha convocato per oggi Carlo Cottarelli, l’economista che fu incaricato dal governo Letta di rivedere la spesa della Pubblica Amministrazione per effettuare tagli orizzontali e diminuire i costi dello Stato (spending review). Probabilmente gli verrà affidato l’incarico di formare un governo neutrale, che tuttavia, alla luce dei fatti, sicuramente non riceverà la fiducia dalle Camere. Le Camere verranno conseguentemente sciolte e si andrà a nuove elezioni. E sorge una domanda: con le Camere sciolte, chi metterà in stato di accusa il Presidente, dato che lo stato di accusa deve essere votato dalle Camere in seduta comune con la maggioranza assoluta?

Ecco la grave crisi istituzionale di cui si parlava in apertura. I giocatori si rivoltano contro l’arbitro perché l’arbitro usa i poteri che gli sono conferiti, magari anche con un po’ di dispetto nei confronti dei giocatori. Ci sono tutti gli estremi per riscrivere pagine intere di Diritto Costituzionale.

Continueremo a tenervi aggiornati.

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Michele Tarantello

Nato a Carrara il 05-08-1997. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Di Rudinì" ed oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Catania.
Pensatore per natura e giornalista per passione.

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