Non tutti gli Imperi si dissolvono nel nulla

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«I nemici s’impossessarono della città; erano le 8,30 del 29 maggio 1453.
Oh Cristo re, quant’è insondabile il tuo saggio tribunale!».

Ci racconta Giorgio Sphrantzes , storico e protovestiario dell’ultimo imperatore bizantino Costantino XI Paleologo. “La Nuova Roma” fu fondata dall’Imperatore Costantino l l’undici maggio del 330 d.C. nei pressi dell’antica colonia Greca di Bisanzio, da allora denominata Costantinopoli (città di Costantino), per poter meglio controllare il suo vasto Impero.

Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile,
segreto e ambiguo come questa vita,
Bisanzio è un mito che non mi è consueto,
Bisanzio è un sogno che si fa incompleto,
Bisanzio forse non è mai esistita
e ancora ignoro e un’ altra notte è andata.

Francesco Guccini in questa strofa di “Bisanzio” lascia trasparire il fascino, l’eleganza e le contraddizioni di una civiltà perduta , dalla storia surreale e spesso trascurata dal sistema scolastico italiano.

La fine dell’Impero Romano d’Oriente, come attestano le fonti coeve ,generatosi nel 395 d.C. (in seguito alla morte della morte di Teodosio I e la scissione del potere ai suoi due figli Onorio e Arcadio) si risolse in tragedia.
Trasudano un immenso dolore le cronache di Sphrantzes e destano un grande sconforto anche nel cuore di chi ha avuto l’immensa fortuna di conoscere le glorie di questa civiltà ,tanto lontana quanto affascinante, tramite i libri di Storia.

L’imperatore, che parve presentire l’imminente crollo si preparò a morire.
Partecipò alla grande processione pentecostale da Palazzo Blachernai a Santa Sofia, poi parlò agli ufficiali e li abbracciò tutti ad uno ad uno […] I bizantini , saputa la notizia, furono presi dalla disperazione e la sera del lunedì fecero celebrare dal cardinale Isidoro l’ultima messa a Santa Sofia .
Alla celebrazione partecipò tutta la cittadinanza di Costantinopoli.
II palazzo risuonò di pianti e voci lamentose.
Chi avesse visto e udito non avrebbe potuto trattenere le lacrime […] Al secondo canto del gallo, tutt’intorno alla città tuonarono all’improvviso i cannoni e la prima ondata di turchi avanzò sul terreno antistante le mura di Tracia.
Costantino mise in atto un vano tentativo di porre rimedio allo sfacelo, facendo appello all’unità, ma gli uomini, disperati, non ubbidirono.
La città era perduta.
Si strappò di dosso il mantello di porpora, si lanciò nel trambusto e nessuno dei suoi lo vide più.
Si dice che nel mucchio di cadaveri sia stato riconosciuto anche il suo, identificabile dalle scarpe di porpora.
La leggenda, più pietosa, racconta del misterioso spalancarsi di una porta, mai esistita prima nel muro di Hagia Sophia, che lo inghiottì per sempre.”

Costantinopoli fu profanata dai Turchi , così come il suo simbolo “Santa Sophia” , chiesa per eccellenza, i quali mosaici furono imbrattati d’intonaco.
Nessun ritegno, nessuna sensibilità.
Eppure la stessa Roma , simbolo di forza ed irruenza, si mostrò incredibilmente Umana e compassionevole nel momento in cui Cartagine fu inghiottita dalle fiamme.
Capaci di farci emozionare a distanza di secoli sono i versi di Polibio, precettore di Scipione Emiliano, nei quali narra la preoccupazione del console ,in pena per la futura fine di Roma, espressa declamando alcuni versi del libro VI dell’ Iliade.

Ὁ δὲ Σκιπίων πόλιν ὁρῶν τότε ἄρδην τελευτῶσαν ἐς πανωλεθρίαν ἐσχάτην, λέγεται μὲν δακρῦσαι καὶ φανερὸς γενέσθαι κλαίων ὑπὲρ πολεμίων· ἐπὶ πολὺ δ’ ἔννους ἐφ’ ἑαυτοῦ γενόμενός τε καὶ συνιδὼν ὅτι καὶ πόλεις καὶ ἔθνη καὶ ἀρχὰς ἁπάσας δεῖ μεταβαλεῖν ὥσπερ ἀνθρώπους δαίμονα, καὶ τοῦτ’ ἔπαθε μὲν Ἴλιον, εὐτυχής ποτε πόλις, ἔπαθε δὲ ἡ Ἀσσυρίων καὶ Μήδων καὶ Περσῶν ἐπ’ ἐκείνοις ἀρχὴ μεγίστη γενομένη καὶ ἡ μάλιστα ἔναγχος ἐκλάμψασα ἡ Μακεδόνων, εἴτε ἑκών, εἴτε προφυγόντος αὐτὸν τοῦδε τοῦ ἔπους εἰπεῖν, ἔσσεται ἦμαρ ὅταν ποτ’ ὀλώλῃ Ἴλιος ἱρὴ καὶ Πρίαμος καὶ λαὸς ἐυμμελίω Πριάμοιο.
Πολυβίου δ’ αὐτὸν ἐρομένου σὺν παρρησίᾳ· καὶ γὰρ ἦν αὐτοῦ καὶ διδάσκαλος· ὅ τι βούλοιτο ὁ λόγος, φασὶν οὐ φυλαξάμενον ὀνομάσαι τὴν πατρίδα σαφῶς, ὑπὲρ ἧς ἄρα ἐς τἀνθρώπεια ἀφορῶν ἐδεδίει. καὶ τάδε μὲν Πολύβιος αὐτὸς ἀκούσας συγγράφει.

“Si dice che Scipione, vedendo la città finire allora nella rovina più completa, scoppiò in lacrime, e fu chiaro che piangeva per i nemici; rimase a lungo a meditare tra sé e sé e avendo compreso che città e popoli e tutti gli imperi devono mutare, come gli uomini, il loro destino; e questo destino patì Ilio, città un tempo felice, questo patirono i regni degli Assiri e dei Medi e il regno dei Persiani, il più potente del loro tempo, e l’impero macedone, che aveva da poco irradiato il suo più intenso fulgore; allora, o che parlasse per precisa volontà o che questi versi gli siano sfuggiti, esclamò:
«Giorno verrà che Ilio sacra perisca,
e Priamo, e la gente di Priamo buona lancia»
E quando Polibio chiese con franchezza (era stato, infatti, anche suo maestro) che cosa volesse dire con quelle parole, raccontano che Scipione, senza trattenersi, fece apertamente il nome della sua patria, per la quale tremava, se si fermava a guardare al destino delle cose umane.
Questo riporta Polibio, per averlo udito di persona” .

Il declino di Roma fu l’effetto naturale ed inevitabile della grandezza smisurata”. Scriveva lo storico Edward Gibbon ,in effetti Costantinopoli, la nuova Roma , così come Cartagine affogò tragicamente tra le fiamme. Ma se si affermasse che tutti gli imperi si dissolvono nel nulla, in questo caso, un’asserzione del genere risulterebbe falsa.

Bisanzio non è morta, l’antica capitale dell’Impero Romano d’Oriente è stata violata con irruenza e arroganza ,ma è ancora viva.

Bisanzio vive nel cuore di chi sa sognare, vive nello scintillio dei mosaici ravennati, nei caratteristici vicoli di Venezia, nel pungente odore delle spezie e nella preziosità delle sete che rievocheranno sempre il ricordo di una civiltà straordinaria, generatasi in Occidente ma simbolo dell’Oriente .

Peculiare in tutti i suoi aspetti.

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Carla Livolsi

Nata a Nicosia il 12/06/1997.
Studentessa di Beni Culturali storico-artistici presso l’Università degli studi di Catania.

Curiosa per antonomasia ,mi nutro d’ogni forma d’arte e vivo con la valigia tra le mani .

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