Miseria e Nobiltà

6' di lettura

“Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti, bisogna morire”.

Moltissimi sono i luoghi comuni su Totò, pseudonimo di Antonio De Curtis, quasi sempre privi  di presupposti scientifici, luoghi comuni ormai radicati presso il pubblico che cristallizzano Totò in una sorta di mito. Si tratta di una lacuna grave che impedisce di superare lo stereotipo, sia pure nobile, di Totò, grande attore amato da tutti e tuttavia mai conosciuto veramente.  Perché esiste oggi e si rafforza tanto interesse per Totò e i suoi film, alcuni dei quali disprezzati alla loro uscita ed ora venerati come cult?

È necessaria una approfondita riflessione preliminare per capire i motivi della sua cosiddetta riscoperta e per evidenziare l’importanza che assumono, anche sul piano sociologico-politico, la collocazione e il senso del personaggio Totò nel contesto della cultura italiana degli anni cinquanta e sessanta. La questione non è di piccolo conto e tanto meno può essere liquidata con una battuta. È necessario affrontare dall’interno e in tutta la sua complessità il problema di questa apparente schizofrenia, che ha provocato il rigetto della critica, sia pure con vistose e significative eccezioni, nei primi anni in cui Totò si esprimeva nel cinema, e una sua riabilitazione postuma fino a diventare quasi un apoteosi ai limiti del misticismo.

La critica militante e austera, in sostanza lo ha disprezzato perché lo ha accomunato  con alcuni “mediocri” film da lui interpretati, mentre il pubblico ha sempre saputo distinguere, tributando all’attore il pieno riconoscimento di quell’arte, popolare e universale, che affondava le sue radici nella commedia dell’arte e nella satira del teatro di varietà. Occorre dunque precisare che la presunta riscoperta avviene solo a livello della critica e della sociologia, della storia del costume e della pura arte recitativa, perché Totò fu sempre popolare e amato dal grande pubblico. Il dilemma, semmai, è capire perché anche i giovanissimi lo amano; capire perché la sua opera complessiva è oggi apprezzata universalmente da persone che appartengono a tutti i livelli culturali, a tutti gli strati sociali; capire perché, in altri termini, il personaggio-Totò è diventato ormai un classico e, per certi aspetti un mito.

Le incarnazioni, le maschere, assunte da Totò nei suoi capolavori, non si sviluppano in modo lineare, secondo una scansione cronologica che parte dalla maschera e, di anno in anno ,di film in film, approda al volto tragico. Spesso ad un film  drammatico segue un film farsa o commedia e viceversa, come il caso di “Guardie e Ladri” seguito da “Totò a colori” ,o di “Una di quelle” preceduto da “Un turco napoletano”,o di  “Dov’ è la libertà” preceduto da “Totò  e le donne”.

Tuttavia, è inutile rintracciare e trovare l’identità  nel diverso  e la diversità nell’identico, rivelate dalla compresenza della maschera di Totò  e del volto di Antonio De Curtis. È vero infatti che Totò è una figura sempre uguale a se stessa  e facilmente riconoscibile dal suo pubblico e dalle grandi masse  che lo hanno amato e ammirato, ma è contemporaneamente diversa, sia nella differenza dei ruoli che nelle conseguenti sfumature della recitazione.

Come rilevato dai critici dei primissimi film (“Fermo con le mani”, “Totò le mokò”), l’attore proponeva  elementi  particolari e nuovi: una prorompente carica recitativa che lo portava  quasi naturalmente a fuoriuscire dalla maschera e dal personaggio che aveva creato in teatro  per fargli assumere connotati umani, realistici, da attore serio e poliedrico, capace di interpretare tutti i ruoli e di impiegare tutti i registri della drammaturgia. Così all’ interno del Totò marionetta, del Totò macchietta e del Totò carattere degli esordi comincia a svilupparsi un personaggio divertente e ottimista, allegro e irriverente, furbo e indifferente, fino ad arrivare al volto rassegnato e forte, dignitoso e triste, perdente e pulito dei ruoli più drammatici, o alla creatura  alla fine della sua vita dall’angelismo surreale di Pasolini.

Dalla sua vasta filmografia si può ricomporre, così come in un puzzle ,seguendo una logica basata sulla sola interpretazione, il volto di Antonio De Curtis, creatore di quella straordinaria maschera che fu Totò e che gli sopravvisse. Il principe Antonio De Curtis, altezza imperiale, discendente dell’impero romano, si è sempre contrapposto alla sua creatura, più prosaicamente chiamata Totò.

Per renderci conto fino in fondo di quanto fosse radicata nella sua psiche e di come fosse vissuta a livello cosciente tale evidente schizofrenia, possiamo prendere come esempio parole dello stesso Antonio De Curtis: “prima nacque Antonio De Curtis  e solo in un secondo momento vide la luce Totò; tra me come sono nella vita reale ,e Totò, come appare in palcoscenico, c’è una differenza abissale; io odio la mia maschera che uso solo per servire il pubblico, però nello stesso tempo sento che è una parte della mia anima. Non ho mai pensato nemmeno per un attimo di fare a meno di Totò; mi è antipatico è vero, ma gli sono anche grato; prima di tutto perché mi ha dato il successo e poi  perché, pur essendo in antitesi con Antonio De Curtis, mi aiuta a essere veramente me stesso. A  pensarci bene il mio vero titolo nobiliare è Totò, con l’altezza imperiale non ci ho fatto nemmeno un uovo al tegamino, mentre con Totò ci mangio dall’ età di vent’anni . Una volta ho sognato Totò che sognava di essere Antonio De Curtis; appena sveglio, però, ho dovuto prendere atto con stupore di essere Antonio De Curtis che aveva sognato di essere Totò”. 

Questo dualismo, così esplicito e radicale , è stato evidenziato nella famosa intervista televisiva  del 1963, dove prima si vede il principe, come sempre elegantissimo, che dichiara apertamente di odiare Totò  e dopo, proprio Totò  che in veste di cameriere mangia nella cucina di casa De Curtis  e si lamenta delle angherie a cui lo sottopone il padrone, il principe appunto, che lo sfrutta e lo tiranneggia . Eppure, proprio questa  schizofrenia  dualistica  ostentata è la chiave per interpretare il genio di quest’uomo. La maschera di Totò, che più mette in risalto  la filosofia del personaggio è senza dubbio la maschera dell’ uomo che soffre; questo livello interpretativo rappresenta il Totò più vero, più realistico e più intenso, capace  di rivelare gli aspetti più intimi  dell’uomo semplice, sofferente  e sempre generoso  con chi soffre  e resta comunque legato con tenacia alla  vita e ai valori più profondi della solidarietà. In capolavori come “Siamo uomini o caporali”, “Totò e i Re di Roma” trova completa espressione l’umanizzazione di Totò, che, attraverso l’interpretazione di ruoli fortemente drammatici, in cui viene alla luce il lato triste dei perdenti, degli emarginati, denuncia la superbia, i soprusi, la cattiveria degli uomini potenti e ricchi, definiti da Totò “ i caporali”, che maltrattano, isolano e screditano la povera ed umile gente onesta, dimenticandosi di appartenere anch’essi alla stessa specie, la razza umana, soggetta alla fatale, nefasta e incorruttibile minaccia della morte, che tutti attanaglia senza differenza di ceto sociale.

A tal proposito il principe De Curtis scrisse una poesia, rimasta nella tradizione popolare napoletana e italiana ,”La livella”. Nei bellissimi versi di quest’opera, Totò riprende il tema dell’equità di giudizio  della morte di fronte agli uomini: durante il giorno della commemorazione dei defunti, lo spirito di un marchese, risvegliatosi  dall’eterno sonno si lamenta di essere seppellito vicino alla tomba di un umile netturbino ,anch’esso risvegliatosi dalla morte e costretto come in vita a subire i rimproveri e le umiliazioni di un potente:

giovanotto! da voi vorrei saper ,vile carogna ,con quale ardire e come avete osato di farvi seppellir, per mia vergogna, accanto a me che sono  blasonato!

La casta è casta e va, si rispettata, ma voi perdeste il senso e la misura; la vostra salma andava, si, inumata, ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso la vostra vicinanza puzzolente, fa d’uopo ,quindi, che cerchiate un fosso tra i vostri pari, tra la vostra gente”.

Dopo le iniziali lamentele del marchese, la discussione prende una piega violenta e scurrile. Il litigio tra i due, infine, si conclude con la strofa più simbolica e suggestiva pronunziata da Don Gennaro, il netturbino:

Nu rre, nu maggistrato, nu grand’ ommo,trasennu stu canciello ha fatt’ o punto c’ha perso tutto , a vita e pure o nomme :tu nun  t’he  fatto ancora chistu cunto?

Perciò, stamme a ssenti …..nun  fa   o restivo, suppuorteme  vicino  che te’mporta?

Sti pagliacciate  e ffanno sulo e vive: nuje simmo serie ….appartenimmo à morte!”.

Questa strofa finale svolge anche un ruolo di chiave di lettura, poiché in essa è contenuto  il tema centrale della poesia: l’eguaglianza degli uomini di fronte alla morte, e quindi l’inutile vanità  esercitata in vita  dai potenti a discapito degli umili. Sono molti i capolavori cinematografici ,poetici ,musicali( “Tu si na malafemmina”) e teatrali che Totò ci ha lasciato; ognuno di questi sono parte di storia italiana e, come tali, vanno rispettati, amati, riscoperti e rivalorizzati.

Chi sia stato veramente Totò, in che cosa consista la sua arte, quali siano le coordinate della sua recitazione, è ancora oggi un campo di indagine poco studiato.Non esiste un solo Totò , poiché tanti sono  i livelli recitativi  su cui l’attore si colloca, mettendo a frutto una grande tradizione che affonda le sue radici storiche nelle antiche atellane ,nella commedia dell’arte, in Pulcinella. Approfondire l’arte recitativa di Totò è come fare un viaggio all’interno di un mondo apparentemente semplice, ma in realtà molto complesso. Da molti considerato alla stregua del grande Charlie Chaplin, Totò è stato l’unico attore italiano capace di tramutare la miseria della vita nel copione della vera comicità.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza

Un commento ci fa sempre piacere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.