Impressioni di inizio governo

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Da neanche una settimana abbiamo il nuovo governo. Un esecutivo leghista-pentastellato, guidato da un professore di diritto non eletto in parlamento. Il professor Conte, più che un presidente del consiglio, o come s’è autodefinito, “avvocato degli italiani”, sarà tutt’al più lo scriba delle decisioni dei due leader, Salvini e Di Maio. Il primo s’è accaparrato il Ministero degli Interni. “Spendiamo 5 miliardi per gli immigrati: sono troppi e li taglieremo”, “è finita la pacchia per i clandestini”. Menomale che è arrivato Matteo: avete notato anche voi tutti questi ricconi africani che vogliono venire a fare le vacanze qui in Italia? E che eccentrici che sono! Vengono pure col gommone! Di Maio, dopo aver rischiato il ricovero per schizofrenia (Lega-Pd-Lega no- lega si-appoggio esterno di FI? MAI! -appoggio esterno di FI? perché no? –Mattarella è un criminale-Mattarella è un probo servitore dello Stato) ha riservato per sé il dicastero del Lavoro e pure quello dello Sviluppo economico, per abbondare. Il Ministero della Famiglia e della Disabilità è stato affidato al pacioso leghista Fontana che è arrivato al Quirinale per la nomina con famiglia al gran completo: moglie (raggiante), figlioletta (sorridente) e peluche di un orso per la pargoletta a dimensioni quasi naturali. Che teneri, che dolci. Commoventi come le sue prime parole da ministro: “le famiglie gay non esistono!” Ah, questi diritti civili, segni incontrovertibili di mollezza dei costumi… 

Frasi, esempi, di un periodo un po’ così, inedito: mai, nel dibattito pubblico repubblicano si era assistito a un tale scadimento, a una tale aggressività, a una violenza verbale talmente sfacciata. L’estemporaneità dei Social ha reso ancora più difficile trovare un filo: tweet, dirette su Facebook, ubiquità televisive. Tutto liquido, tutto sgusciante. E’ scomparso un vero dibattito politico che fosse serio e centrato. 90 giorni, dalle elezioni alla formazione dell’esecutivo, in cui nell’agenda del Paese non un tema è stato proposto dai partiti: né il Mezzogiorno (davvero si pensa di risolvere problemi secolari col reddito di cittadinanza e un “Ministro per il Sud”?), né il Lavoro (come si crea? dove si prende? l’avranno rubato i clandestini?). Come conciliare un Nord a trazione leghista, ricco, fatto di media e alta imprenditoria e il Sud, grillino fino al 50 per cento, in cui le aziende, gli imprenditori, semplicemente, non ci sono? Nessuno ha avanzato perplessità morali su personaggi del genere? E gli elettori dei 5S possono accettare un’alleanza con un soggetto politico come la Lega? La rabbia (giustificata), il senso di impotenza verso governi precedenti spesso ciechi e non incisivi su temi seri e urgenti si è trasformata in un risentimento bieco e cieco, in un nero furore che tutto travolge: in nome della rivoluzione pentastellata l’elettorato grillino ha chiuso gli occhi e ha stipulato un’alleanza con un partito d’estrema destra. Con chi da anni specula su chi annega in mare, che strizza l’occhio a Orban e a Le Pen. Con chi ha cancellato nord dalla Lega con un colpo di spugna, ed evidentemente anche gli insulti lanciati contro i meridionali, le proposte di autobus separati a Milano per lumbard e no.  I sostenitori dei 5S vanno da sempre affermando che i concetti di Destra e Sinistra sono ormai obsoleti, che tali distinzioni non rendono la complessità del Movimento. Il pericolo che si intravede è che, dichiaratisi aldilà di ogni ideologia, i 5S avallino qualsiasi progetto, qualsiasi bruttura che sia loro funzionale: dal sogno del cambiamento alla più cinica delle Realpolitik. Di Maio, che per andare al governo ha rispolverato, dichiarandolo lui stesso, la politica dei “due forni” di Andreotti, incarna perfettamente questa parabola. Lo si è visto arrancare, mentire, affaticarsi in piroette mediatiche irripetibili pur di non perdere l’occasione della sua vita. Potere per il potere, niente di nuovo, niente di rivoluzionario.

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.

1 commento

  1. Era meglio quando vi era la monarchia…. ai tempi appena il re sgarrava lo si metteva alla ghigliottina e se ne prendeva uno migliore.

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