Amore e Morte

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«Ben poco ama colui che può esprimere a parole quanto ami».

Con questa frase Dante Alighieri sembra quasi assicurare la sua conoscenza di così tanto sentimento, tanto da mantenere questo amore verso Beatrice Portinari per tutto il corso della sua vita.

D’altronde non possiamo che dar retta e ragione a tanto grande poeta sulla definizione di questo potente sentimento che regola il corso della nostra vita, la vita nel mondo e, volendo risalire ad antiche teorie, anche l’intero universo. L’amore, potremmo quindi dire che non deve essere pronunciato ma sentito.

L’amore infatti non si spiega, non ha ragione d’esistenza: questo arriva e agisce, lega, stupisce, nasce e muore per poi rinascere nuovamente. Per quanto riguarda la morte in tale sentimento: potremmo immaginare che questo sia un ossimoro, e invece sembra che i due siano legati tra loro. L’amore richiede per natura l’atto carnale: è qui che la morte entra in gioco. L’atto carnale, sessuale, si spinge fino alla fusione dei due corpi in uno solo alla ricerca del piacere estremo: il raggiungimento di questo porta l’individuo a morire per una piccola frazione di tempo, durante tanta estasi e ha il potere di far rinascere nuovamente.

Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte

ingenerò la sorte.

Cose quaggiù sì belle

altre il mondo non ha, non han le stelle.

Nasce dall’uno il bene,

nasce il piacer maggiore

che per lo mar dell’essere si trova;

l’altra ogni gran dolore,

ogni gran male annulla.

Bellissima fanciulla,

dolce a veder, non quale

la si dipinge la codarda gente,

gode il fanciullo Amore

accompagnar sovente;

e sorvolano insiem la via mortale,

primi conforti d’ogni saggio core.

 

Questi fantastici versi di Giacomo Leopardi in Amore e Morte, congiungono le due cose apparentemente separate e tanto diverse che percorrono l’intero corso dell’esistenza di qualsiasi essere.

D’amore, inoltre, si può pure morire e a tal proposito nessun caso migliore dei due amanti Paolo e Francesca, citati anche nella grande opera quale La Divina Commedia di Dante. Due anime e ancor prima due corpi condannati all’inferno eterno per il solo piacere di essersi amati, di essersi concessi l’amore di morire in un eterno piacere.

Il loro amore inaspettato, senza alcun sospetto reciproco, venne scoperto nel momento della lettura di un libro, a quel tempo molto letto, e reso conscio nell’incontro delle due labbra tremanti. Piena di delicatezza, questa storia, è testimonianza di un amore profondo che non cessa di esistere. Continua infatti all’inferno, destinati i due ad un vento vorticoso che potrebbe conciliarsi con la forza travolgente dell’amore.

Pur trovandosi all’inferno, possono forse ritenersi in paradiso, trovando tempo e spazio per assaporare il loro amore, senza alcuno ostacolo. Sembra che i due abbiano trovato nella morte fisica la liberazione del loro amore.

Come Paolo e Gianciotto erano stretti da tanta fratellanza sanguigna, così amore e morte sono fratelli della stessa sorte: la vita.

«Amor ch’a nullo amato amar perdona,

 mi prese del piacer costui sì forte,

 che, come vedi, ancora non m’abbandona.

Questi versi danteschi, mostrano tutta la passione dei due protagonisti, dipingono la loro morte con colori vivi, colori abbaglianti d’amore, di piacere carnale.

Nemmeno la morte fisica privò loro di amarsi, tanto da rimanere insieme anche in tanto orrendo posto.

 

 

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Alessio Di Carlo

Nato a Siracusa, il 26/06/1997.
Studente di Filosofia presso l'università degli studi di Catania.

Curioso e aperto verso ogni forma di cultura.

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