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Il caso AMT come metafora di una mentalità da sradicare

5' di lettura

Ogni italiano sa, o dovrebbe sapere, che esiste una “questione meridionale”, come è stata definita, nel nostro paese. L’Italia è in effetti separata da una linea che la attraversa (più o meno all’altezza della nazista Linea Gustav della Seconda Guerra Mondiale): semplificando, al di qua troviamo disoccupazione cronica, corruzione, inefficienza; al di là, il motore economico dell’intera nazione, eccellenze mondiali, burocrazia più snella. In altri termini, al di là c’è l’Europa. Dalla questione meridionale, poi, si diramano tutta una serie di preconcetti e accuse: il Padano medio che vede il terrone come una “palla al piede”, il Pino Aprile medio che idealizza i Borbone e assegna tutte le colpe ai Savoia e al Nord, e molti altri attori che affollano la discussione già difficile sul tema. Fatta questa doverosa premessa, questo articolo potrebbe tentare un incrocio tra i dati della produttività media di un operaio di Milano rispetto a uno di Napoli, o porre in relazione il Pil con il tasso di analfabetismo, o adoperare altri dati statistici per confutare o confermare le varie percezioni che si hanno rispetto al Sud Italia e alla sua gente. Ma tentiamo invece un’operazione diversa: prendere una situazione specifica, quella di Catania, in relazione a un particolare aspetto, i suoi trasporti pubblici, e trarre da essa una morale.

La città di Catania ha un rapporto di amore-odio con la sua Azienda Metropolitana Trasporti, o AMT: ogni giorno migliaia di persone usano i suoi mezzi per gli spostamenti quotidiani, di tutti i tipi, dal raggiungere il posto di lavoro al fare la spesa o andare a scuola. Eppure è molto frequente che gli utenti lamentino, tra di loro, la pessima qualità degli autobus in cui viaggiano, evidenziando la loro inadeguatezza. Vi è tra la gente comune una disaffezione molto forte nei confronti dell’Azienda, spesso assunta a simbolo di inefficienza e disorganizzazione. Ma questa situazione non è solo riconosciuta in discussioni informali tra passeggeri: è la stessa AMT a riconoscere che , “l’obsolescenza dei mezzi aziendali ha creato non pochi problemi nella loro affidabilità, seppur solo in parte sostituiti dall’acquisto di alcuni nuovi bus.” (citazioni dal bilancio aziendale 2016, l’ultimo disponibile in rete) E continuando a leggere, il Consiglio d’Amministrazione rileva che “[…] è opportuno tenere conto sia della qualità del servizio che del grado di disaffezione dell’utenza nei confronti del servizio di trasporto pubblico urbano.” Insomma, è palese che c’è un problema relativo ai servizi di trasporto di Catania, almeno per quanto riguarda i bus. Vero è che una parte considerevole del traffico prima in carico agli autobus è ora gestito dalla Metropolitana, ma molte zone della città non sono servite da quest’ultima e dipendono ancora dal trasporto su gomma, rendendo l’AMT un’azienda strategica e degna di interesse pubblico. 

Ma c’è un aspetto ancora più interessante che emerge dal bilancio dell’Azienda citato in precedenza: i Catanesi non pagano il biglietto (!). Citiamo ancora dal documento: “il valore assoluto dei ricavi da biglietti […] è assolutamente insoddisfacente e lontanissimo dai parametri di efficienza e di efficacia indicati dalla normativa di settore e rinvenibili in altri contesti urbani.” Dimenticatevi Milano, Genova o l’Emilia-Romagna; qui, come avrebbe a dire Cetto La Qualunque, “tasse nun se ne pagano!”. E ovviamente questo ha un fortissimo impatto sulle casse dell’Azienda, che non solo vede i fondi comunali e regionali ridotti al lumicino per via dei tagli strutturali operati dai governi dell’austerità, ma si trova a servire una clientela che pretende un servizio all’altezza senza però pagarne il costo. Il dato è impressionante: con i ricavi della vendita dei biglietti, viene coperto un ridicolo 20% dei costi aziendali. E l’altro 80%? Semplice: facendo viaggiare i passeggeri in bus vecchi di 15 anni, non garantendo al personale lo stipendio ogni mese ma con occasionali ritardi e non operando investimenti sul servizio stesso. E’ la classica domanda dell’uovo e della gallina: viene prima lo stato pietoso dei mezzi o l’evasione del biglietto da parte dei passeggeri? Ovvero, l’azienda fa schifo per colpa dei suoi passeggeri o i passeggeri fanno schifo per colpa dell’azienda?

La domanda è forte, ma legittima. Catania ha fatto molti passi avanti dai suoi anni bui, dal terrore camminando per strada o dal centro storico in stato di totale abbandono, ma a volte si ha la sensazione che questa città sia un caos organizzato. Tra l’altro, organizzato male. Alcuni pensano anche che una corposa minoranza dei suoi abitanti sia irrispettosa delle regole, maleducata, in una parola incivile. Chi scrive non si spinge a questi livelli di critica, ma se collochiamo questo pregiudizio all’interno del trasporto pubblico, esso purtroppo assume molta forza. Chi dei lettori ha preso un autobus a Catania ha visto con i suoi occhi numerosi passeggeri viaggiare senza biglietto; o magari, per circostanze incidentali, come aver dimenticato di acquistarlo o di portarlo da casa, il lettore stesso ha viaggiato senza titolo di viaggio. Tranquilli, non vi denunceremo alle autorità: può capitare. Ma se questa situazione perdura nel tempo, e nessuno vi multa o controlla che abbiate il biglietto, è probabile che voi diventiate chronic evaders (evasori cronici). E non solo: potreste anche, in alcuni casi, essere spinti a compiere atti di maggiore gravità (come vandalizzare la città, rubare o persino aggredire altre persone) semplicemente perché nessuno ha mai controllato che voi aveste il biglietto. Questo, almeno, stando alla teoria sociale introdotta da due studiosi, James Q. Wilson e George L. Kelling, ovvero la famosa “teoria della finestre rotte”, ripresa poi dal sindaco di New York Rudolph Giuliani con l’aiuto del capo della polizia William J. Bratton. Secondo questa teoria, infatti, anche una semplice finestra rotta (da cui il nome) in un palazzo può innescare una spirale di criminalità: chi passa di lì vede la finestra rotta e pensa che il palazzo sia abbandonato; allora ne rompe una seconda, poi una terza, e così via. Allora si penserà che la struttura è abbandonata, e qualcuno proverà ad entrare dentro e accamparsi, e così via. Ora contestualizziamo l’esempio: chi non paga il biglietto e non riceve multe può pensare che i comportamenti errati non vengono multati; parcheggia allora la macchina in doppia fila, o in punti critici per il traffico, rallentandolo; altri vedono questi comportamenti e li imitano; lo stesso ragionamento può essere applicato praticamente a tutto, dall’evasione fiscale ai furti e al voto di scambio. Tutto partendo da un semplice biglietto da 1€ dell’AMT. E, per la cronaca, quando Giuliani e Bratton ci “andarono giù pesante” con categorie di piccoli criminali, come chi non paga il biglietto o chi pulisce i vetri delle auto ai semafori, ci fu una netta diminuzione sia dei crimini piccoli che, soprattutto, di quelli grandi, realizzando così quanto previsto dalla teoria della finestre rotte. Provare per credere.

In questo quadro desolante dei trasporti urbani, vale la pena ricordare che l’AMT è posseduta interamente dal Comune di Catania, che ne è unico azionista. E’ dunque dal potere politico, almeno in parte, che vengono effettuate le scelte di governance dell’azienda e (non) si destinano i soldi per pagare il personale, riparare i mezzi e migliorare il servizio. Potere politico che, fino ad ora, non è sembrato molto interessato alle vicende dell’Azienda Metropolitana. Sono stati sbloccati alcuni fondi e acquistati nuovi autobus, ma l’impressione che si ha è che il trasporto urbano, almeno quello su gomma, non sia stata la prima priorità del Sindaco uscente. E per quanto riguarda gli aspiranti alla carica? A parte occasionali riferimenti ai servizi pubblici, slegati da qualunque piano programmatico a lungo termine o iniziativa, nessuno (ripeto: nessuno) dei candidati ha espresso la volontà, se eletto, di mettere mano in modo organico al trasporto pubblico su gomma di Catania. Ci pensi bene, il prossimo Sindaco di questa contraddittoria e meravigliosa città, agli evasori dei bus, perché potrebbero essere determinanti per la buona riuscita (o meno) del suo mandato come Primo Cittadino. Abbiamo l’occasione di ripensare la mobilità della città, aumentando le entrate dell’AMT e quindi migliorando cura e qualità dei mezzi, avendo anche un effetto benefico sul crimine, semplicemente facendo pagare il biglietto alle persone, se necessario con la forza e con il dispiegamento di forze di polizia. Oppure possiamo lasciare che il degrado, i soprusi dei piccoli criminali che si sentono spacchiusi, specialmente con i più deboli, ottengano la vittoria totale. Sta a lei, futuro Signor Sindaco. A chi mi legge, nel frattempo, un consiglio: paghiamo il biglietto. 

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Joseph Insirello

Nato ad Augusta lo stesso giorno dell'Euro, 01/01/1999, ho studiato presso il liceo classico della mia città, occupandomi di rappresentanza studentesca. Ora studio Scienze Politiche a Catania e scrivo articoli, irriverenti se capita, ma sempre con passione. Cosa mi piace? La politica, il buon vino, le donne e le cose complicate.