“Venezia, l’altro Rinascimento, 1450- 1581”

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Venezia, l’altro rinascimento, (2014), Einaudi, Torino

1450- 1581

Giovanni Carlo Federico Villa

 

Venezia non imitò l’Italia, Venezia non omaggiò il Papa, Venezia che sola e distinta si affrancò dall’egemonia dell’arte rinascimentale tosco- romana. E’ nell’arco di questo secolo che nacque, crebbe e infine declinò il mito della Serenissima, della Nuova Bisanzio e Nuova Roma. Non esistono cesure nette in una Città che con modi del tutto autoctoni, autoritari e superbi sviluppò una propria storia, una propria lingua, usi e costumi propri, nonché quella diversa cultura e mentalità “umanistica” che culminerà in una religiosità e in un gusto artistico senza precedenti. Venezia non “rinasce” ma si rinnova, lentamente ed elegantemente, nel segno di quel sofisticato gusto lagunare legato sempre alle lezioni del passato, ma che non resta cieco dinnanzi alle novità provenienti da Nord, e non solo.

Non unicamente ricerca di nuovi spazi e prospettive, ma attenta e sensibile osservazione della natura umana in tutta la sua interezza e dignità, in un rinnovato modo di pensare e fare arte che non poco debito ebbe nei riguardi di tutte quelle celebri figure, locali e straniere, che transitarono a Venezia nell’arco di questa lunga stagione. Limitativo sarebbe volgere il nostro pensiero ai soli grandi di questo secolo. La nostra coscienza guidata da quella dell’autore ci porta a rendere omaggio a tutte quelle indistinte e colorite figure che crearono e furono parte attiva del “Palcoscenico Veneziano”; mercanti e usurai, dame e <pute>, artigiani minori e artisti del minuto che contribuirono, divenendone fonte di ispirazione per colori, forme e stupefacenti effetti, a creare il mito della Dominante, nonché l’essenza stessa della sua arte.

La Regina dell’Adriatico sostenuta dalla fede in Maria e sul senso del diverso, su sottili e precari equilibri, ove il mare non è un orizzonte che delinea un confine ma il prolungamento stesso della terra e della vita. Egemone  fonte di sussistenza e potenza della città. Forse è solo così che si può dare un senso a quel fenomeno che non potrebbe altrimenti giustificarsi. Sete, tessuti, mosaici e miniature che con le loro forme e colori una volta giunti in laguna diventano ispirazione per l’arte, ora meno bizantino- veneta ma sempre più veneto- bizantina.

Il volume illustra, come chiaramente sottolinea e rimarca l’autore, tutte quelle generazioni di artisti e uomini di cultura che susseguendosi e studiandosi riuscirono a plasmare, durante tutto il corso di questo periodo, un nuovo modo di concepire la storia passata, una rinnovata sensibilità verso il vissuto ed il sincero desiderio di scrivere pagine di una storia da lasciare ai posteri.

Storia scritta non per la vincitrice, ma per la non vinta, la Repubblica che brama la libertà più della realtà, dove l’arte non declinerà arrendevolmente neppure nel momento in cui questo sogno verrà svanendo di fronte a ciò che si è voluto (e potuto) negare per lungo tempo.

Il rinnovamento artistico avvenne col sacrificio di Costantinopoli, la cui reminescenza di potere cadde infine sotto i colpi dell’artiglieria turca del Sultano. Sebbene i Vivarini ed i Bellini saranno tra primi a dar moto ad una svolta più tipicamente veneziana dei modi di intendere e fare arte, che per molti versi ancora si prestava ad appendice ed ammiratrice della Grande Decaduta, sarà con Antonello da Messina e tutto il suo sapere nordico che si assisterà ad una più marcata assimilazione di concetti ed espressioni proprie del mondo fiammingo. La piena comprensione ed adozione della tecnica ad olio, che perfettamente si prestava a creare effetti di luminosità, trasparenze e velature, nonché la coscienza più profonda dello spazio, saranno lasciti ben colti e apprezzati da artisti e committenti veneziani.

La rinnovata attrazione della cultura umanistica presente in laguna per le antiche scritture, anche per merito della fiorente stampa che qui trovava naturale terreno fertile, influenzò gli artisti del tempo come testimoniano opere e dettagli di grandi figure quali Gentile, Carpaccio e Giorgione. Architettura nobilitata nelle rappresentazioni pitturali dal genio di Cima, scultura che sulla scia di entusiasmi e fasti dell’epoca si carica ancor più di energia sovraumana e vibrante, espressione tangibile e concreta di una rinnovata curiosità e ammirazione nei riguardi della grande epoca classica greco- romana.

Sul percorso brillantemente tracciato da Giovanni Bellini si muoveranno i grandi interpreti a venire di questa periodo, uno su tutti l’ambizioso e indomito Tiziano Vecellio, il Pittore della Repubblica. Movimento e colore, terrore e orrore, emozione ed evocazione, il salto di qualità è compiuto ed il sentiero tracciato e pronto per essere percorso dai posteri. Ma la storia è padrona di destini e ambizioni, le acque ben presto incominciarono ad agitarsi con più forza, l’imbarcazione che tanto a lungo aveva mostrato stabilità ed energia inesauribile ora non può più nulla. Dapprima infiltrazioni, ora vera e propria inondazione proveniente dal resto della penisola e dall’Europa che sommergerà definitivamente ogni ambizione di estraneità e diversità della Serenissima.

Gli echi delle campane di Trento non erano più distanti, la musica è l’unico richiamo a cui i veneziani non possono sottrarsi, una triste sinfonia, un dignitoso requiem che accompagna gli ultimi sospiri. E’ giunta alla fine la grande stagione.

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Simone Curcuruto

21/09/1994
Studente presso il corso di Laurea in Beni Culturali dell'Università degli Studi di Catania.

Appassionato di Storia, cultura ed arte bizantina, innamorato della Letteratura del Novecento italiana ed europea.