Il giallo della Natività di Caravaggio, la Matteo Messina Denaro dell’arte

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“Non faceva altro che guardare il quadro, e piangere. Gaetano Badalamenti lo sfotteva. Piangeva, piangeva… Gaetano Badalamenti l’ha preso per stupido”.

Questa la tragica testimonianza di Gaetano Grado ex latitante, oggi pentito, che ovviamente non riuscì a cogliere la disperazione dell’anziano trafficante di opere d’arte ,giunto in Sicilia da Lugano, quando si trovò di fronte alla Natività di Caravaggio, che sempre secondo le confessioni, stava per essere smembrata dai 4 agli 8 pezzi per ricavare il massimo del profitto e minimizzarne la provenienza furtiva.

L’Italia è il primo paese al mondo per i furti d’arte, circa 55 al giorno , complessivamente 20 mila all’anno, cifre da capogiro, il cui traffico illecito frutta intorno a 9 miliardi di euro. Considerata la “Matteo Messina Denaro” dell’arte , la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi dell’Oratorio di San Lorenzo è tra le opere d’arte più ricercate al mondo, tanto da essere inserita nel 2005 nella top 10 dei capolavori latitanti più ricercati dall’ FBI e dal valore che si aggira tra i 35 e i 40 milioni di euro.

L’opera fu trafugata dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo ,dove era custodita, nella notte tra il 17 e il 18 Ottobre 1969 da due ladruncoli non professionisti, la tela fu tagliata con una lametta, avvolta in un tappeto e caricata su un cassone di una moto-ape, nonostante le sue dimensioni di 2,68 x 1,97 mt. ,fu strappata brutalmente e con estrema facilità al suo originale contesto, abbondante di ori e stucchi.

Quando le perpetue se ne accorsero era già troppo tardi. La notizia fu subito diffusa, e nonostante Palermo fu blindata dai posti di blocco e i controlli furono intensificati, solo dopo 5 giorni dal furto la tela finì nelle mani di Cosa nostra che ne rivendicò subito il controllo, giungendo prima nelle mani del boss Stefano Bontade, poi in quelle di Gaetano Badalamenti, noto per essere il mandante dell’assassinio di Peppino Impastato.

Le confessioni dei pentiti si susseguono e si contraddicono, nel 1992 Giovanni Brusca giurando che il furto era stato commesso per commissione dei corleonesi tentò una trattativa fallita con lo Stato per un alleggerimento del 41 bis, Gaspare Spatuzza confessò ai magistrati che il quadro sarebbe andato distrutto negli anni Ottanta , quando finì nelle mani dei Pullarà, i quali nascosero la tela in una stalla tra topi e maiali che deturparono notevolmente l’opera tanto da prendere la decisione di bruciarla, nel 1996 Francesco Marino Mannoia, durante il processo Andreotti raccontò che il quadro era andato distrutto, ma dagli stessi autori del furto , che si ritrovarono la tela a brandelli nell’avvolgerla per poi ritrattare in altra sede.

Tra verità e depistaggi c’è chi racconta che il quadro fu sepolto dalle macerie durante il terremoto in Irpinia, chi che fu seppellito per volere di Geraldo Alberti insieme ai suoi tesori, chi che fu usato come scendiletto da Totò Riina, chi che venisse mostrato come trofeo nei summit della Cupola.

Le ricerche non terminarono mai, si è riusciti a tracciare una traiettoria di tutti gli avvistamenti e segnalazioni sino agli anni ’80, quando il capolavoro fu definitivamente inghiottito dal mistero.

Nel 2015 fu avviata “L’Operazione Caravaggio” ,che propose l’obiettivo di restituire seppur in copia il quadro perduto, operazione difficilissima in quanto dell’opera non esistevano foto a colori se non una scattata qualche mese prima del furto da Enzo Brai , il team di Factum arte ,così, avviò una serie d’indagini volte a comprendere a fondo fasi e tecniche di realizzazione dell’opera ,conoscenze rese note ,grazie al ritrovamento di alcuni negativi di grande formato, da parte dell’Istituto Superiore per il Restauro. In una fusione tra tecnologia ed arte le capacità del restauratore Paolo Freri e dei pittori, Jordi Pons e Adam Lowe, venne alla luce a Madrid il facsimile della celeberrima tela, costato 100 mila euro ed esposto nel celebre oratorio palermitano, nell’attesa speranzosa che sia al più presto sostituito dall’originale.

Negli ultimi giorni risultano decisivi i dati raccolti dalla procura di Palermo tramite le confessioni incrociate dei pentiti Gaetano Grado e Francesco Marino Mannoia e considerati sufficienti da aprire una nuova inchiesta a distanza di quasi di 50 anni dal furto.
Per Nicola Candito, comandante del reparto operativo Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale : 

“L’opera sarebbe stata commercializzata in Giappone e nei paesi dell’Est asiatico e non in Svizzera come si pensava”.

Tanto si è discusso al riguardo, ma nessuna certezza vige su questo caso, tanto complicato da sembrare la trama di uno dei migliori thriller, se non quella che questo furto rappresenti uno stupro alla cultura e alla storia dell’arte da parte di chi l’ha reso simbolo di un’onnipotenza malata.

Rosi Bindi, ex presidente commissione parlamentare antimafia, parla chiaro:

Noi dobbiamo convincerci che la mafia c’impoverisce da tutti i punti di vista ,ci toglie la sicurezza, la libertà, la democrazia, il buon sviluppo, ma ci toglie anche la Bellezza” .

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Carla Livolsi

Nata a Nicosia il 12/06/1997.
Studentessa di Beni Culturali storico-artistici presso l’Università degli studi di Catania.

Curiosa per antonomasia ,mi nutro d’ogni forma d’arte e vivo con la valigia tra le mani .