AQUARIUS: il messaggio di Salvini e il governo a tinte leghiste.

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629 migranti, 123 minori non accompagnati,11 bambini, 7 donne incinte. Provenienti dalla Libia, sono stati soccorsi ieri. Tutti stipati sulla nave Aquarius. L’imbarcazione è ferma all’altezza di Malta. Non può attraccare in Italia: il ministro dell’Interno Salvini ha negato l’autorizzazione. Per bocca dell’ottimo ventriloquo (ma anche premier, è utile ricordarlo) Giuseppe Conte ha chiesto che “a farsi carico dei soccorsi sia Malta”. Il diniego della Valletta (Il “recupero della nave è stato coordinato da Roma, non è di nostra competenza”) è stato l’assist perfetto per riproporre il consueto slogan: “l’Europa ci lascia soli sulla questione sbarchi” (Conte), “Chiudiamo i porti” (l’ashtag di Salvini). Sorvolando sulla questione morale (possiamo lasciare più di 600 persone in mezzo al mare?), è indubbiamente vero che il sistema di accoglienza (che tanto accogliente non è) non funziona. Ma, semplicemente, alternative non ce ne sono: o a questi clandestini, termine che di questi tempi ha una sfumatura dispregiativa, viene concesso di attraccare oppure restano al largo, “con viveri sufficienti per sole 48 ore”. Se Malta, a torto o a ragione, non può/ vuole farsene carico, tocca a qualcun altro. Ragionevolmente sarebbe così, “questioni più ampie su chi è responsabile è competente andrebbero esaminate dopo”, fa timidamente notarel’Unhcr (alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Nel pomeriggio di ieri la Spagna si è offerta di accogliere la nave, che potrà infine attraccare a Valencia. “Alzare la voce paga”, il commento di Salvini. Così fa passare la vicenda come una “vittoria d’autorità” dell’Italia. La volontà è chiara: lanciare un messaggio. Solo da pochi giorni al Viminale, il leader della Lega si sta spendendo perché passi nell’ l’opinione pubblica l’idea di una linea “dura”, “della fermezza”. Di un governo che dia un segnale ai Paesi dell’Ue per rinegoziare i regolamenti vigenti sulla questione immigrazione, “che si faccia rispettare”, insomma. Salvini continua a spingere su un’ “invasione degli immigrati”, su un’Italia “sotto attacco”, “che ospita più rifugiati di tutta Europa”. I dati, è vero, dicono il contrario: siamo preceduti, per numero di rifugiati, tra gli altri paesi, da Svezia, Malta, Norvegia, Austria… Ma la sua propaganda funziona e i consensi sono in crescita. Cresce, si sente in strada, al bar, nei sondaggi, un clima di diffusa ostilità, di rabbiosa soddisfazione per le scelte “muscolari” del ministro. E di questa retorica (ma ormai prassi) lievemente razzista, lievemente di parte, lievemente incurante dei diritti umani, l’altra metà del cielo cosa dice, cosa pensa? Il M5S che fa? Se è vero che l’egemonia si esprime anche attraverso il linguaggio è emblematico che Di Maio adesso usi le stesse parole di Salvini: “ vi sono organizzazioni e cooperative fittizie che lucrano sull’immigrazione ma la pacchia è finita”. Dichiarazioni generiche, che non propongono soluzioni, né un pensiero articolato. La maggioranza di governo è dei grillini, certo, ma finora sono loro ad essersi allineati alle iniziative e alle esigenze del partner di minoranza. Significativo ad esempio, oltre al tema-migranti, anche il dibattito intorno all’Ilva di Taranto: in campagna elettorale Di Maio aveva promesso di chiuderlo (“è vergognoso: avvelena la città e deve essere chiuso”) mentre Salvini era decisamente contrario. Il leader dei 5S ci ha messo poco ad aggiustare il tiro, più cauto e circospetto: “Se chiuderemo l’Ilva? Non faccio annunci prima di aver incontrato la proprietà e le parti sociali”. Il Movimento in questa prima fase di governo sembra non avere la spigliatezza e l’intraprendenza dei leghisti: i 5S rischiano di rimanere in ombra, a inseguire Salvini: è lui che detta l’agenda politica del Paese, suoi i titoli dei giornali. Una svolta destrorsa. E naturale.

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.

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