Le carcasse e gli avvoltoi

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Il Governo Conte è partito, subito dopo l’ottenimento della fiducia ha iniziato a tirare i primi passi su (quasi) tutti i fronti.

Di Maio, Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, ha incontrato i maggiori sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro affermando che la crescita del Paese passa attraverso uno sviluppo parificato delle esigenze di entrambe le categorie. Ha poi incontrato i riders, quei giovani in bicicletta che quotidianamente sfamano milioni di Italiani ma che non hanno diritti: sono tra i lavoratori più a rischio, più sottopagati, ed incontrare loro per primi è stata una scelta molto azzeccata dal punto di vista simbolico.

Salvini dal canto suo sembra muovere i primi passi entro il solco della sua campagna elettorale: stop sbarchi, chiusura dei porti, rimpatri. Il Ministro che più ha fatto parlare di sé dal momento in cui il Governo è nato: prima con l’assurda affermazione che “la pacchia è finita”, poi con il blocco in mare della nave Aquarius, soccorsa al largo di Malta, rifiutata da Italia e Malta, ed infine accolta dalla Spagna. Ma i Sindaci delle città costiere non ci stanno, si fanno sentire ed affermano a gran voce che i loro porti sono aperti in barba a quel folle che, giocando a tennis con gli altri Stati (la nave triste pallina), rischia di far morire in mare gente bisognosa di aiuto.

Conte, il Primo Ministro galantuomo, sembra destreggiarsi bene al G7: diventa buon amico di Trump, conferma la collocazione dell’Italia nel Patto Atlantico, ma storce il naso di fronte ai dazi, sui quali tuttavia l’Europa può fare ben poco se non agire in ritorsione. Conferma la linea su Putin ed auspica che quest’ultimo possa sedere quanto prima al G8. Sembra tessere bene i rapporti internazionali tirando un colpo al cerchio ed uno alla botte, senza scontentare nessuno, ma affermando contemporaneamente (era ora) la capacità decisionale di un’Italia che si sveglia.

Il triangolo che nessuno aveva considerato sembra funzionare, ma ci chiediamo se, alla luce dei fatti, non era meglio formare un governo con tre ministri dato che gli altri sembrano non esistere.

Il nostro Paese è una Savana, qualcuno muore e qualcun altro ne mangia la carcassa. Il PD, dopo un attimo di vanagloria, è morto e adesso è divorato dal M5S, espressione delle istanze che il PD stesso non ha saputo rappresentare. Muore anche Forza Italia, il partito più personale del nostro scenario politico, che decede pian piano insieme al suo leader che non lascia le redini e che sta facendo affondare la nave. Lo divora Salvini, dando un pezzo di carne di tanto in tanto alla Meloni.

Eppure, ci sono altre carcasse. O meglio, ci sono altri cadaveri, e quelli non vanno dimenticati. Sono i cadaveri dei migranti morti in mare, prima a causa di governi incapaci di gestire il traffico, i primi avvoltoi che si sono nutriti dei fondi chiesti all’Unione Europea, ora a causa dell’odio protezionistico.

Di Maio fa scudo contro le polemiche di chi critica Salvini e il suo modo di operare. Afferma in un comunicato che la nave Aquarius è stata soccorsa in mare da motovedette e medici italiani. Afferma che si tratta di una nave altamente preparata alla permanenza in mare, una nave che non rischia nulla e che non mette a repentaglio le vite di chi sta a bordo. Ma non serve morire fisicamente per morire davvero. Ci sono persone al largo dei nostri mari che chiedono aiuto. Tra di loro bambini, donne, anche incinte, ci sono al largo dei nostri mari persone che partono dalle proprie terre natìe per cercare un futuro migliore, un futuro che, chi siede sugli allori, gli vuole negare.

Il fallimento di una società che si professa aperta, ma che si chiude continuamente al nuovo e al diverso.

Io immagino un mondo migliore, una comunità aperta in cui si possa circolare liberamente, in cui si possa costruire altrove il proprio futuro senza che qualcuno alzi un muro affermando che quella è la propria casa e che lì non si può entrare. Ma finchè l’economia verrà prima delle persone e finchè la politica metterà al primo posto il welfare e al secondo la dignità umana, il mio sogno resterà irrealizzato ed irrealizzabile.

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Michele Tarantello

Nato a Carrara il 05-08-1997. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Di Rudinì" ed oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Catania.
Pensatore per natura e giornalista per passione.

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