Fair-play finanziario tra realtà e dimensione onirica

Tutte le verità su un sistema poco chiaro e costellato da tecniche elusive.

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Ogni sistema organizzato assume un coefficiente di funzionalità direttamente proporzionale all’efficienza ed al rispetto delle regole che lo governano.

Basti pensare alla “macchina Statale”: il funzionamento di essa è strettamente legato all’imposizione ex art.81 Costituzione, la quale mira al rispetto dell’equilibrio di bilancio prefigurato dalla stessa Legge Fondamentale. L’intento concreto è quello di assicurare la stasi economica derivante da un’ approssimativa parità tra entrate ed uscite, facendo leva sul fatto che il carattere approssimativo è fattore ineliminabile proprio per la maggiore o minore avversità dei cicli economici nel tempo.

Analoghe considerazioni possono essere effettuate con riguardo al sistema volto ad assicurare l’equilibrio nel mondo dell’industria del pallone: l’apparato di garanzia delineante il c.d. Fair Play Finanziario.

Volendo ragionare in termini di rudimenti della scienza economica, l’obiettivo che tale apparato normativo si pone non è quello di trasformare il sistema da potenza di pochi a media-potenza di tutti, e quindi da oligopolistico a concorrenziale perfetto, quanto piuttosto fornire delle regole di buona condotta nella gestione delle questioni di “democrazia interna ” (rapporti tra gli organi interni del club), nelle reciproche interazioni tra club e tra questi ultimi ed istituti di credito e di finanziamento.

Per intenderci, non si assiste ad una riduzione del GAP economico tra PSG ed Atalanta, volendo addurre un esempio in cui ogni riferimento è puramente casuale, le potenzialità rimangono pressoché immutate, a cambiare è la gestione della contabilità e del rispetto delle buone relazioni, proprio per il fatto che anche la galassia calcistica deve essere oggetto di trapianto delle regole di civiltà economico-giuridica che costellano le interazioni ad interesse pecuniario. Volendo divincolarsi da questa dimensione trascendentale, ricordiamo che la realtà effettiva non è tutta rose e fiori proprio per il fatto che le grandi potenze hanno la possibilità di mettere in atto misure elusive della disciplina, non trascurando peraltro il diverso fattore di crisi scaturente dall’alea del club che diviene vittima del suo andamento a scala mobile.

Relativamente alle misure elusive, è quasi automatico richiamare lo scandalo dell’Affare Neymar, così come è stato definito dal fondatore ideologico della disciplina (2009) Michel Platini: qui contano non solo e non tanto le cifre, ma le modalità attraverso le quali è stato perfezionato il trasferimento. Tutto inizia con una sponsorizzazione da 300 mln €, quella che la Qatar Sport Investimenti ha deciso di corrispondere al giocatore verdeoro per fare l’ambasciatore al Campionato del Mondo 2022. Tale somma gli ha permesso di adempiere personalmente al pagamento della clausola rescissoria di 222 mln € fissata dal suo ex-team, il Barcellona, per poter così firmare per il PSG di Al-Khelaifi, presidente dell’ équipe della capitale e guarda caso numero uno della Qatar Sport Investimenti. Si tratta, per intenderci, e lo ribadiamo ulteriormente, non di una modalità contra legem, bensì di un procedimento in frode alla legge: si predispongono mezzi e procedure sulla carta non illecite, ma il cui scopo è quello di eludere lo spirito della normativa in esame. Ciò comporta che i conti del PSG rimangano comunque in perfetto equilibrio, dribblando il Fair Play Finanziario.

Delicatissime sono anche le vicende dei club che come il Milan, hanno richiesto prestiti mediante il ricorso al contrario di fideiussione, orientato alla costituzione di una garanzia personale, il cui rischio di inadempimento è fortemente legato al rischio di mancati introiti causa stagione fallimentare.

Fatta salva la considerazione per cui non è possibile fare auspici ne tantomeno aspirare ad un mondo del calcio quanto più allineato possibile, ciò che si è voluto illustrare è stato in breve il meccanismo di funzionamento di tale sistema, fortemente limitato, aldilà delle regole, dal peso politico delle Grandi potenze. Sarà forse la predisposizione di sanzioni più pesanti, o forse il coraggio di opporsi ai poteri forti, una via di ampio respiro per l’industria sportiva?

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Massimiliano Marletta

Massimiliano Marletta, nato a Catania il 24 Aprile 1997 è studente presso la facoltà di giurisprudenza di Catania. Sin da piccolo mostra una grande passione per il calcio e per la lettura. Oggi non è cambiato molto ed affianca a queste la passione per lo sport in generale e per tutto ciò che è legato al mondo della cultura (letteratura, moda, spettacolo). È anche amante dei cinepanettone.
I grandi risultati si ottengono col duro lavoro, con perseveranza e con la fede in Dio.