L’Italia e il grande problema della corruzione. Quanto ci costa tutto questo?

3' di lettura

Dopo l’indagine portata avanti dal procuratore aggiunto di Roma, Paolo Lelo, e dai carabinieri sul progetto del nuovo stadio della Roma, che ha portato a nove arresti e sette indagati, molti si saranno chiesti: come si può arginare un problema così grave che affligge il nostro Paese da anni? Questo problema prende il nome di “corruzione”.

Partiamo dai dati di alcune opere pubbliche, i cui costi, a causa di questo male, sono aumentati in maniera esponenziale.

Nome dell’opera Costo iniziale Costo finale (previsto) Aumento in percentuale
Sistema dei valichi 6.3 mld 17 mld 168 %
Corridoio plurimodale Tirreno-Brennero

 

2.5 mld 5.6 mld 123 %
Corridoio plurimodale Tirrenico- Nord Europa (inclusa la SA-RC) 39.7 mld 66.6 mld 67 %
Corridoio plurimodale Padano 20.3 mld 63.2 mld 211%
Corridoio plurimodale Adriatico 1.1 mld 3.2 mld 177 %
Corridoio plurimodale Dorsale Centrale 4.8 mld 9.5 mld 99 %
Mose 4.1 mld 5.4 mld 33 %
7 opere principali previste dal 2001 84.1 mld 163.3 mld 97 %

Il tutto costerebbe più di 160 miliardi.

La corruzione: un cancro che sopprime lo sviluppo e le politiche economiche di un paese. Parlando dell’intervento delle grandi opere volute dall’ Italia nel 2001, nella quale sono stati stanziati 285 miliardi, per colpa della corruzione, dal 2001 ad oggi, sono stato completate poco più dell’8% delle opere. Secondo Lucio Picci, professore di economia dell’Università di Bologna, se la somma che noi paghiamo in più per la corruzione fosse distribuita agli italiani, essi ogni anno avrebbero 10 mila euro in più nel loro PIL pro-capite.

Tuttavia, anche in questo caso, un po’ di ottimismo, anzi di speranza, non guasta: perché se la corruzione in Italia si mantiene sempre con alte percentuali, le denunce sulle irregolarità nella Pubblica amministrazione e nelle procedure degli appalti aumentano. Tutto questo è emerso nel rapporto annuale dell’A.N.AC (Autorità Nazionale Anticorruzione), presentato da Raffaele Cantone in Parlamento. Inoltre aggiunge che l’ente avrebbe bisogno di maggiori fondi e mezzi operativi.

Si è passati dalle 3 denunce del 2014 alle 347 del 2017, una crescita molto positiva anche se la legge in vigore non tutela in modo adeguato chi denuncia.

Le denuncie arrivano per il 39,3% da Regioni ed enti locali, per il 21,3% da università e istituti di formazione e per il 14,4% da aziende sanitarie. I presupposti che spingono questi enti a denunciare sono di tre tipi: misure discriminatorie da parte di enti o amministrazioni compongono il 20,5%; gli incarichi e nomine illegittime prendono il 16,9%; infine il 15% del totale da abuso di potere e appalti illegittimi.

Crescono le denunce, ma anche i pareri di “pre-contenzioso” perché, secondo l’articolo 211 del Codice degli appalti, l’Anac può essere richiesta da enti o imprese qualora sorgessero dei contenziosi in sede di gara d’appalto. Esse sono passate da 220 all’anno dal 2019 a 471 del 2017, e per questo motivo l’ente sta valutando un iter per disaminare i casi.

Il settore con più segnalazioni è quello degli appalti: nel 2017 sono state inviate all’Anac ben 5190 segnalazioni relative ad appalti di lavori, forniture e servizi. Per quanto riguarda il settore dei lavori, gli esposti sono stati 1700 e 500 le istruttorie aperte; nel settore dei servizi e forniture, le segnalazioni sono state 3490 e le istruttorie aperte 585 .

Per il settore della sanità, area esposta ad un grande rischio di corruzione, l’Anac ha realizzato un Piano Anticorruzione su alcuni settori del comparto sanità. Esso prevede: un obbligo di procedere agli acquisti di beni e servizi tramite centrali uniche di committenza; un rafforzamento della trasparenza nel settore degli appalti; un sistema di accreditamento con il Sistema Sanitario Nazionale; una gestione delle liste d’attesa ed infine una gestione dei proventi delle sperimentazioni cliniche. Si prevede anche il rafforzamento del livello di trasparenza tramite informatizzazione delle piattaforme digitali delle Pubbliche Amministrazioni con interventi mirati in tema di liste d’attesa. Essa costituisce una buona amministrazione ed efficienza nella gestione dei tempi d’attesa e contribuisce alla qualità del servizio per i cittadini.

Nella nuova normativa si impone, inoltre, alle strutture sanitarie di pubblicare nei loro siti i dati relativi a tutte le spese e ogni pagamento effettuato, e si impone l’obbligo di rendere visibili in forma digitale tutti i dati e le informazioni in possesso delle strutture sanitare. Tutto questo con l’obiettivo di annullare le differenze comportamentali da Nord e Sud e di diffondere il rispetto della legalità.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
  •  
Carmelo Schillaci

Nato a Cuneo il 15/01/2001. Frequenta il quinto anno del liceo "Concetto Marchesi" di Mascalucia.
"Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"
Giovanni Falcone