Il cielo d’Irlanda è più azzurro del nostro

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Nel 1992 Fiorella Mannoia diceva che “il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce”. Probabilmente la nostra cantante ci aveva visto lungo, perché in Irlanda stiamo assistendo ad un repentino cambiamento del pensiero sociale, fino a poco tempo fa particolarmente vicino ad un cattolicesimo conservatore. Dopo vent’anni di lotte e manifestazioni si stanno affermando importantissimi diritti nel paese e lo si sta facendo mediante referendum popolari. Ha aperto le danze nel 1995 la campagna referendaria sul divorzio, particolarmente ricca di polemiche (ma d’altronde il figlio primogenito è colui che deve farsi maggiormente strada), la quale, dopo l’esito positivo, è divenuta legge l’anno successivo.

Importantissimi sono i passi in avanti che l’ordinamento irlandese ha fatto con riguardo ai diritti delle coppie omossessuali: fino al 1993 l’omosessualità maschile era considerata reato, per via di alcune leggi risalenti al secolo precedente; così da una decriminalizzazione iniziale e l’affermazione di una serie di diritti inerenti alla parità di trattamento, si è giunti, sempre attraverso referendum, all’approvazione dei matrimoni omosessuali nel 2015. Nello stesso anno, con il “Children and Family Relationship Bill”, si è altresì introdotta l’adozione per le stesse coppie.

Il 25 maggio di quest’anno (2018, ndr) si è invece svolta una consultazione popolare per abrogare la legge sull’aborto (la più stringente d’Europa, si dice, non essendo consentito neanche per stupro, incesto o gravidanze problematiche). L’esito non ha lasciato alcun dubbio, dato che il referendum si è concluso con un risultato vicino al 70% per l’abrogazione della suddetta legge. Il Parlamento irlandese sta adesso lavorando ad un testo di legge per regolare l’interruzione della gravidanza nel paese.

Infine, ad ottobre, con buona probabilità in coincidenza dell’elezione del Presidente della Repubblica, si svolgerà un altro referendum, per abrogare dall’ordinamento il reato di blasfemia.

Ma questo excursus storico a cosa è dovuto? A noi cosa interessa del fatto che il 25 maggio si sia legalizzato l’aborto in Irlanda? Tanto tre giorni prima la nostra legge 478/1978 ha compiuto quarant’anni. Noi siamo avanti. In realtà dalle nostre parti la situazione è ben diversa, perché ad un diritto delle donne formalmente presente nel nostro ordinamento, conquistato con le stesse battaglie avvenute recentemente in Irlanda e macchiato dello stesso sangue di coloro che sono morte prima dell’introduzione dell’interruzione di gravidanza, corrisponde una sostanziale estraneazione da parte del comparto medico. I dati statistici sono evidenti: in Italia l’obiezione di coscienza la fa da padrone con picchi del 90% in Basilicata, Molise e Alto Adige (la Sicilia è al quarto posto, con una media dell’87% dei medici). Incute terrore anche il dato secondo cui solo il 60% degli ospedali italiani con reparto di ostetricia dispone di servizi di interruzione volontaria di gravidanza.

Ma non deve passare in secondo piano la legge Cirinnà (l.76/2016), la quale ha introdotto nel nostro ordinamento le unioni civili per le coppie omosessuali. Anche qui, senza volersi concentrare sul fatto che la legge sia arrivata a sei anni di distanza dal monito della nostra Corte Costituzionale e un anno dopo una sentenza di condanna per il nostro paese da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo e sul fatto che nella legge siano presenti alcune incomprensibili discrasie rispetto ai matrimoni, focalizziamoci sui dati statistici: se nei grandi centri come Milano, Roma, Torino e Bologna abbiamo assistito ad una (più o meno) massiccia celebrazione di unioni civili (comprensiva, peraltro, delle registrazioni delle unioni avvenute precedentemente all’estero), salta all’occhio il fatto che in molte province, specialmente del sud, la percentuale sia pari o rasente lo zero. Non occorre qui ricordare il fatto che la citata legge vieti espressamente il ricorso all’adozione per le coppie omosessuali unite civilmente.

Sono tutti indici di scarsa civiltà, di un paese bigotto e ipocrita, in cui ci si indigna per il dj Fabo di turno costretto ad espatriare per morire dignitosamente, ma dove la settimana dopo si volta la testa dall’altro lato. Mentre in Irlanda assistiamo a campagne referendarie sensate e che portano al progresso socioculturale di un paese, da noi lo stesso strumento viene (male) utilizzato, per consultazioni, vedi su tutte quella sulle concessioni per l’estrazione degli idrocarburi del 2016, che non raggiungono neanche il quorum di partecipazione. E all’inizio di questa nuova legislatura il futuro appena ancora meno roseo, per tutti.

[Fonti: Dati sull’aborto: http://www.repubblica.it/cronaca/2016/10/20/news/medici_obiettori_ecco_i_dati_regione_per_regione-150182589/

Dati sulle unioni civili: http://www.infodata.ilsole24ore.com/2017/08/22/unioni-civili-scopri-andata-nelle-citta/?refresh_ce=1] [Immagine di anteprima: Savita Halappanaar, l’ultima donna morta in Irlanda per aborto spontaneo nel 2012]

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1 commento

  1. Il nostro e’ un paese nato vecchio….

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