Che il Mediterraneo sia

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In mezzo alle terre è il significato, già percepibile, di quel nome dietro cui si celano tanto famose acque.

Questo immenso tappetto blu, che bagna numerose coste, che le unisce in caloroso modo, è testimone di conquiste e disfatte. Testimone di scambi commerciali, di prodotti, ma anche di idee e tecnologie.

Tra i diversi popoli: i Fenici, abili navigatori, iniziarono a spaccare le sue acque procedendo alla volta di empori, di territori da conquistare con una fortissima fame colonizzante.

Poi fu la volta dei Greci, che fecero del Mediterraneo il loro tramite preferito esportando le loro meraviglie, i loro tesori e fondando le loro colonie soprattutto in Italia Meridionale e in Sicilia; ma anche scontrandosi con popoli avversarsi. Ogni viaggio, come possiamo immaginare, iniziava con una forte speranza, continuava con un’invenzione e si concludeva con una grande conquista. Testimone fu: del conflitto tra Greci e Fenici, tra tiranni e liberatori, tra popoli e popoli, ma anche di importanti conquiste.

Fu, infatti, con la disfatta dei greci da parte di Roma, che anche il mare cambiò nome come bisogno d’appartenenza: mare nostrum. Era sicuramente importante il dominio di questo: un tesoro da conquistare e custodire.

Nelle loro navi regnava la cultura, lo scambio e la ricchezza di tutto questo, che ancora oggi sconvolge, attira e meraviglia.

 

Che il Mediterraneo sia

la fortezza ca nun tene porte

addo’ ognuno po’ campare

d’a ricchezza ca ognuno porta

ogni uomo con la sua stella

nella notte del dio che balla

e ogni popolo col suo dio

che accompagna tutti i marinai

e quell’onda che non smette mai

che il Mediterraneo sia.

Questo fantastico elogio, tra i tanti, di Eugenio Bennato mostra, come non mai, l’importanza e la grandiosità di questo mare, tanto da renderlo una fonte d’ispirazione musicale e poetica.

Sembra che questo ruolo importante di scambio culturale, etnico, non sia cessato ma sembra non essere cessato nemmeno il suo tingersi di rosso sanguigno. Centinaia di uomini, donne e bambini infatti, finiscono senza vita nel suo fondale donando a lui la loro vita. Più che mai però il mediterraneo, oggi, sembra essere divisore delle sue terre e dei suoi osservatori, a differenza del passato quando era sinonimo di unione. A distanza di anni la sua anima si riempie di colpe, di vittime e la sua memoria ormai colma di ricordi.

Il mare di per sé non è malvagio.

Ancora oggi ciò che rovina la sua anima è l’uomo.

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Alessio Di Carlo

Nato a Siracusa, il 26/06/1997.
Studente di Filosofia presso l'università degli studi di Catania.

Curioso e aperto verso ogni forma di cultura.

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