Kandinskij e Skrjabin: la vertigine dell’uomo al confine tra musica e colore

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Mi sembrava di vedere tutti i miei colori, li avevo sotto gli occhi. Linee scompigliate, quasi stravaganti mi si disegnavano davanti. Scoprivo nell’arte in genere una potenza inaspettata e mi parve evidente che la pittura possedesse forze espressive e mezzi potenti come la musica.  

Sono queste le parole con cui Vasilij Kandinskij descrive quell’intuizione folgorante che lo travolge dopo aver assistito al Lohengrin di Richard Wagner nel 1896.

Gli albori del Novecento sono segnati dall’instancabile ricerca – da parte di pittori, compositori e poeti – di comprendere i problemi connessi al rapporto suono/colore. Da un lato, i maggiori esponenti delle nuove correnti di arti figurative comprendono il potere della musica di evocare immagini pittoriche. Dall’altro lato, i compositori si avventurano alla scoperta delle intime corrispondenze tra suono e colore

Fu Aleksandr Skrjabin il primo compositore che mise in atto alcune delle possibilità di corrispondenza tra suono e colore fino ad allora mai tentate. Per l’esecuzione del suo poema sinfonico Prometeo – che debuttò a Mosca nel 1911 – realizzò una tabella di corrispondenze suono/colore in cui i colori venivano associati a determinati timbri strumentali, piuttosto che a determinate armonie.

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In merito ai risultati ottenuti da Skrjabin, il critico musicale Leonid Sabaneev scriverà in Der blaue Reiter: “Chi ha ascoltato il Prometeo con i relativi effetti di luce deve effettivamente riconoscere che l’impressione musicale corrisponde in modo perfetto agli effetti luminosi e che questa combinazione raddoppia e intensifica al massimo la forza espressiva dell’opera”. 

La ricerca di Skrjabin approdò all’identificazione della distribuzione dei suoni attraverso il rapporto con lo spettro dei colori, concetto che egli definì introducendo la nozione di sensazioni coloristiche musicali. 

Compilò quindi una tabella di corrispondenze suoni-colori:                                                                                     

«do-rosso / sol-arancio / re-giallo / la-verde / mi-blu biancastro / si-blu biancastro / fa#-blu intenso / re bemolle-violetto / la bemolle-porpora violetto / mi bemolle-riflessi metallici / si bemolle-colore acciaio / fa-rosso scuro».

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La sperimentazione di Skrjabin e la sua ricerca lungo l’asse musica/colore furono illuminanti per le ricerche di Kandinskij, che mosse i propri passi lungo lo stesso asse, ma in direzione opposta: colore/musica. Kandinskij voleva infatti dimostrare il primato della musica sulle altre arti affermando che “i musicisti possono fare arte senza bisogno di raccontare qualcosa di realistico”. Sarà in particolare sul ‘’non realistico’’ – sull’astratto – che dovrà spingersi la ricerca del pittore nel tradurre in suoni e colori le proprie emozioni. Appartengono a questo periodo le prime opere di Kandinskij i cui titoli corrispondono a termini utilizzati nel mondo musicale: le «composizioni», le «improvvisazioni» e le «impressioni».

Kandinskij rimase profondamente affascinato dalle intuizioni di Skrjabin al punto da riservare al linguaggio dei colori un capitolo nel proprio libro “Dello spirituale nell’arte’’. La corrispondenza tra colore e musica in Kandinskij riguarda i colori e i vari timbri strumentali: 

  • il verde corrisponde al timbro del violino nel registro grave
  • l’azzurro al flauto nel registro acuto e all’organo o al contrabasso nel grave
  • il giallo alla tromba
  • il rosso agli ottoni e in particolare alla tuba (in alcune sue sfumature al violoncello)
  • l’arancione alla viola o alla voce di contralto
  • il violetto al corno inglese o al fagotto.

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‘’Impressione III’’, 1911. Olio su tela, 77,5 cm x 100 cm, Städtische Galerie im Lenbachhaus (Galleria Civica nel Lenbachhaus) di Monaco. 

L’opera ‘’Impressione III’’ – che ha come sottotitolo ‘’Concerto’’ – fu realizzata da Vasilij Kandinskij dopo aver assistito a un concerto del compositore viennese Arnold Schönberg. Ad essere eseguita fu l’opera Quartetto per archi op.10 e Klavierstücke op.11 e il pittore russo Kandinskij rimase talmente colpito da decidere di imprimere sulla tela le emozioni scaturite dall’ascolto di quella musica. Nasce così “Impressione III” o “Konzert”.

Il problema del rapporto suono-colore si annunciò come un’inesauribile fonte di ricerca per numerosi artisti e le ricerche condotte da Kandinskij e Skrjabin diedero vita a una maniera nuova di considerare il legame indissolubile che lega un suono a un colore, una nota al tratto di un pennello, la scelta della tonalità alla scelta dei colori. 

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Cristina Cutuli

Nata a Catania il 28.05.1997.
Diplomata al liceo E. Boggio Lera di Catania, oggi studentessa al dipartimento di Lettere moderne di Catania.
Scrive, suona e ama il mare.