I giovani e lo sport

I ragazzini devono essere legittimati a sognare in grande, ma con leggerezza e genuinità...poi se son rose fioriranno

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Uno dei temi più dibattuti nei più svariati ambiti è quello del ruolo dei giovani all’interno della società. Si parla tanto della loro crescita, della possibilità di emergere nel futuro, della realizzazione dei loro sogni. Chi, infatti, da piccolo, non ha sognato di fare il calciatore, magari ispirandosi a miti di ogni tempo come Maradona, Pelè, Cruijff,Romario, Kakà?

Il porsi tale interrogativo non è un caso, sicché è proprio l’ambito sportivo e più propriamente calcistico a sollevare questioni interessanti. Tra tutte il fatto che ad oggi esso non diviene più sinonimo di spensieratezza, di gioia, ma di ambizione sfrenata volta ad un arricchimento materiale e personal-strumentale, poiché prevale la voglia di vendere al pubblico un’immagine di sé stesso quanto più possibile omologata ad esempi assai negativi.

E quí la colpa è non solo e non tanto dei ragazzi, quanto piuttosto dei genitori che ad ogni costo vogliono vedere il proprio figlio emergere, sperando di rinvenire in lui un campione del futuro. Molte volte si si sono verificati presso i campetti di provincia episodi spiacevoli: genitori che picchiano altri genitori, genitori che inveiscono contro i loro figli sentenziandoli con appellativi realmente poco piacevoli e come se non bastasse cori e frasi razziste nei confronti di altri giocatori di colore.

È chiaro che in questo modo il calcio e lo sport tout court non svolge la sua funzione, la quale è quella di educare i ragazzi ed insegnargli il valore del sacrificio e l’importanza dello spirito di squadra. Insomma, l’industrializzazione dell’universo calcistico comincia già dalla tenera età.

Ruolo determinante è svolto, al fine di evitare che tale tendenza perseveri, viene svolto dagli educatori e soprattutto dai dirigenti sportivi che devono sempre dare il miglior esempio possibile:tuttavia, la realtà effettiva ci consente di potere essere (ancora) abbastanza pessimisti.
Ciò non vuol dire che i ragazzini non siano legittimati a sognare un futuro da calciatore, bisogna però allegerirli e soprattutto fargli vivere un’infanzia genuina è libera…poi se son rose fioriranno

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Massimiliano Marletta

Massimiliano Marletta, nato a Catania il 24 Aprile 1997 è studente presso la facoltà di giurisprudenza di Catania. Sin da piccolo mostra una grande passione per il calcio e per la lettura. Oggi non è cambiato molto ed affianca a queste la passione per lo sport in generale e per tutto ciò che è legato al mondo della cultura (letteratura, moda, spettacolo). È anche amante dei cinepanettone.
I grandi risultati si ottengono col duro lavoro, con perseveranza e con la fede in Dio.