The doors of perception

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“Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è: infinita.”

La storia dei Doors passa inevitabilmente da questo verso di William Blake; le porte della percezione sono, sin dal nome della band,una presenza costante nella vicenda di Morrison e soci. The Doors furono innovativi dal punto di vista concettuale almeno quanto lo furono a livello musicale. Questo spessore filosofico e concettuale va ricercato soprattutto nella figura di Jim Morrison, autentico sciamano del rock, nonché eterno simbolo di trasgressione, di trascendenza e sincera catarsi. Nasce quindi da lui tutta la pregnanza esistenziale e spirituale della band, che la rese forse più interessante e misteriosa agli occhi del pubblico e della critica, rispetto alle altre numerose, e di pari valore musicale, realtà rock del medesimo periodo. Difficile non rimanere affascinati dal tenebroso “Re lucertola”, la cui fama non cessa di espandersi a 47 anni dalla morte.

Tuttavia, ciò che rende davvero unica l’esperienza dei Doors in tutta la storia della musica è l’estrema coerenza di significato e significante, di idea e azione, di concetto e realizzazione pratica. Ciò dà agli altri tre membri della band il loro giusto merito, poiché, se Morrison era il nume tutelare e la guida spirituale, Manzarek, Krieger e Densmore furono dei perfetti seguaci, capaci di accompagnare in musica le visioni metafisiche del loro leader. Si associa spesso,non a caso, la parola sciamano a Morrison per descriverne il magnetismo e il carisma sprigionato, memori dell’aneddoto giovanile dallo stesso Jim: lo spirito dell’indiano morente nel deserto si impadronì di lui, sublime anello di congiunzione tra Morrison e una delle anime più pure della cultura americana.

Musicalmente, quella dei Doors fu una delle carriere più prolifiche e influenti del periodo. La struttura delle loro canzoni è pressoché unica, la mancanza di un basso, sostituito dalle tastiere e l’eterogeneità dei componenti forgiarono una formula inedita e peculiare. Oltre a ciò, l’originalità di Krieger alla chitarra,spesso influenzata da timbri latini e sinuosi, contrapposta alla ritmica insistente e jazzistica di Densmore,permise di creare qualcosa di unico e sorprendente. L’innovativo tessuto musicale della band, seppur con limpidi riferimenti al blues e al rock n’roll, fu uno dei principali fattori che contribuirono al successo dei quattro. Senza questa solida base, le elucubrazioni poetiche di Jim Morrison non avrebbero avuto la carica significativa ed emotiva, che poi effettivamente ebbero. È quindi ben chiaro,che la grandezza del gruppo fu un merito comune e non di un singolo. È però altrettanto chiaro che un front man come Jim Morrison non lo si trova tutti i giorni.

I quattro, dopo i primi assestamenti, iniziarono a suonare al “whiskey a go-go” sul sunsent boulevard di Los Angeles. In tale sede, tra le numerose canzoni controverse proposte dalla band, ci fu un brano in particolare che sconvolse il pubblico e suscitò sdegno tra gli addetti ai lavori del posto; si trattava di un lungo brano chiamato “the end”, uno dei pezzi più iconici e popolari della band, strutturato come una lenta danza narcotica che,infine esplodeva in un controverso grido: “father I want to kill you, mother I want to fuck you”. Questo brano, questa frase, generò scandalo,ed unita alla movenze schizoidi e isteriche di Morrison, fece esplodere il fenomeno Doors.

Fenomeno che impiantava le proprie radici e che faceva leva nella rivoluzione culturale del 68, durante la quale, Jim Morrison e i suoi compagni si posero come simbolo di questa rivoluzione, assoggettando loro stessi alla figura delle tanto anelate porte della percezione,presentandosi come lo strumento mediante il quale, l’uomo potesse attingere ad una realtà fuori dall’ordinario, una realtà trascendentale percepibile solo tramite la purificazione e l’apertura delle cosiddette “doors of perception”, mediante anche l’utilizzo di mezzi non convenzionali, come le sostanze stupefacenti.

Ciò non significa che le capacità artistiche e il successo mediatico della band sono unicamente legate all’utilizzo di droghe, pensando questo si alimenterebbe un superficiale luogo comune, ma esse hanno sicuramente giovato e alimentato il mito di Morrison che si abbandona tra i furori dionisiaci in preda a visioni di realtà ultraterrena. Le varie dipendenze e psicosi del cantante si fecero sentire ancor più pesantemente, minando alle basi la solidità del gruppo. Ormai leggendaria è la sua performance a Miami nel 69, in cui, dopo aver insultato la polizia, Morrison mostrò i genitali al pubblico, in una delirante esplosione di libera volgarità. Tale celebre episodio fu la spia di un ben più significativo fattore. Egli fu un grandissimo, forse inconsapevolmente,comunicatore politico, un erotic politician, capace con il suo magnetismo sessuale di sprigionare una suggestione liberatrice sulle folle.

Si pensi a un verso come “gli uomini non lo sanno, ma le ragazze capiscono” tratto dal brano “Back door man”, oppure alla celeberrima poetica erotica di “light my fire”. Spirito tormentato e vagabondo che cercava ardentemente una sorta di verità assoluta, la pace dei sensi, la fine delle paure. Morrison ha sempre cercato di far coincidere arte e vita, come si può intravedere in frasi come “la liberazione interiore è l’unica cosa per cui valga la pena di morire, l’unica per cui valga la pena di vivere”. Egli cercò questa “liberazione interiore”,rapportabile al superamento delle porte, nella musica, nella poesia, nelle cavalcate metafisiche dei suoi Doors, ma finì per accontentarsi di uno stato di continua incoscienza, dovuta all’uso smodato di alcool ed allucinogeni, che non davano una risposta alle sue domande, ma che semplicemente gli permettevano di espandere la propria coscienza. In tal senso Morrison intendeva sposare un altro verso di Blake: “La strada dell’eccesso conduce alla saggezza”. Inevitabile viatico per chiunque volesse portare il romanticismo alle estreme conseguenze, per immaginare ogni giorno nuove visioni. Nel marzo del 1971 Jim Morrison parte con la compagna Pamela per Parigi. Il suo intento era quello di prendersi un periodo di pausa, in cui poter recuperare la lucidità che gli mancava da troppo tempo. Egli aveva numerosi progetti per il futuro, e non solo musicali.

Tuttavia, il 2 giugno dello stesso anno fu trovato morto nella vasca da bagno, a causa di un arresto cardiaco, almeno secondo il referto medico. La morte aveva portato via con sé uno dei suoi più grandi adepti. Non ci è dato sapere quale sensazione provò Jim pochi istanti prima di morire, ma è bello pensare che per lui fu l’ultimo, irreversibile, e forse anche desiderato passo oltre le porte.

Molti sono i capolavori che “the Doors” hanno lasciato alla storia della musica, come lo sfogo psicotico di “break on trough”, o il brano manifesto “light my fire”,capolavoro eterno del gruppo; un canto violento e sfrenato alla passione che distrugge ogni senso dell’ordine e della moralità, per finire in un orgiastico trionfo dei sensi con l’assolo finale di krieger. Non va però messo in secondo piano, anzi tutt’altro, un brano come “The End”, probabilmente il loro più grande dono all’arte, un brano che pone una tragedia messa in musica, un trionfo della negatività, espressa dalle grida demoniache e dallo spasmodico accelerare delle musiche; particolare menzione merita anche “Riders on the storm” nel quale, un lavoro eccelso delle tastiere ed il canto desolato di Morrison, dà vita ad un’atmosfera che ,accompagnata dai suoni di un temporale, riproduce sette minuti di alterazioni della psiche. Molti sono i brani che meriterebbero particolare menzione ed un ascolto approfondito, canzoni non popolari come quelle sopracitate, ma che ugualmente appartengono alla storia della musica rock , brani come : People are strange, Not to touch the earth, Crystal ship, Shaman blues, Alabama song. Molti sono i brani non inseriti nella lista, poiché dei Doors non vanno ascoltati solo alcuni brani, ma bensì l’intera discografia, dai leggendari primi album “The Doors” e “Strange Days, fino allo sperimentale e poco conosciuto “soft Parade”, per concludere infine con l’album che per l’ultima volta, vede la presenza di Jim Morrison. Quest’ultimo album è “L.A Woman”,considerato l’album con maggiori influenze blues, dopo il quale la restante parte della band proverà a continuare il proprio percorso musicale, ma senza ottenere successo. Nonostante le numerose band che ne rimasero influenzate, la formula dei Doors è una delle più inimitabili e peculiari di tutta la storia del rock.

Ancora oggi l’icona del “Re Lucertola” è vivida e presente, ed è semplice capire perché. Un fascino innato, uno stile canoro tenebroso, evocativo e drammatico ed una turbolenta ricerca mistica, fanno del leader dei Doors uno dei personaggi della cultura rock che più ha debordato dal suo contesto, diventando un simbolo artistico e mediatico.

“I’m the lizard king,I can do anything”

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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza