L’ arte del coquinare

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Petronio (scrittore e politico romano del I secolo) è colui al quale viene attribuita la paternità del “Satyricon”, nome dai svariati significati a causa delle incerte origini, ma dal contenuto sessualmente ambiguo e a tratti anche pedopornografico (Gitone,uno dei protagonisti, giace con una bambina di sette anni, Pannachide). Ma noi non siamo qui per parlare del lato erotico di quest’opera, in cui la divinità principale è Priapo, un Dio col pene grande due volte quello di Rocco Siffredi, o degli eventi principali (orge ed abbuffate); siamo qui per parlare dell’arte della cucina. 

Notevole è, infatti, come in quest’opera Petronio sottolinei ed evidenzi l’importanza di questi eventi e quanto siano fortunati i protagonisti a potervi prendere parte. Queste cene non avevano come unico fine lo sfoggiare le proprie ricchezze, ma anche l’affrontare tematiche complesse (filosofia, politica, economia, attualità ecc…) degne di un tale evento (che per lo più finiva sempre con gente ubriaca che si dava alla pazza gioia e, in base alle testimonianze fornite dai testi Satirici, concludeva accoppiandosi come conigli)

Sino ad allora la cucina era stata sì prelibata e di un certo livello, ma pur sempre semplice e limitata. Con i Romani inizia quella che oggi chiamiamo “ricerca degli ingredienti”.

Con l’inizio dell’età imperiale, infatti, l’attenzione delle cucine dell’imperatore si concentrò verso l’esotico, il raro e lo stravagante.

Svetonio (briografo e storico romano) racconta che l’Imperatore Vitellio, già il nome fa capire che fosse una buona forchetta, una volta arrivò a spendere un patrimonio per un piatto a base di fegato di pesce, pappagallo, murena, cervella di fagiano, pavone e lingua di fenicottero.

Tutt’oggi abbiamo tante testimonianze su tali eccessi da parte della classe nobile del tempo, ma se mi è permesso esprimere un parere personale (tanto lo avrei fatto comunque) le loro strane ricette erano dettate dal fatto che a quel tempo le cene fossero eventi fondamentali nella vita dei personaggi pubblici che dovevano mostrare quanto fossero ricchi presentando piatti unici ed esclusivi con ingredienti praticamente impossibili da trovare.

Con il loro modo di vedere la cucina come riflesso della loro ricchezza, nacque l’esigenza di avere cuochi che sapessero “creare arte”. Il nostro Petronio (quello dei Porno) dice: “l’arte del cuoco sta proprio nel contraffare e nel travestire gli alimenti: nel cavare un pesce da una vulva, un piccione da un pezzo di lardo, una tortora da un prosciutto ed una gallina da un culatello”. Parole da contestualizzare a parte (perché “pesce da una vulva” stona un po’), egli vuole far intendere che cucinare fosse non solo un lavoro, ma un’ arte difficile da padroneggiare e che solo in pochi potevano praticare.

VENI, VIDI, COQUINAVI.

Chef Davide

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Davide Laudani

Mi chiamo Davide Laudani, sono Catanese e faccio il cuoco.
Il motivo per cui amo il mio lavoro è perché rendo felici le persone.
Se siete a tavola ed il cibo è buono, l'atmosfera cambia.
Il cibo buono sazia l'anima e rende tutti contenti.
Quindi rendo la gente felice!