ARTE: FIGLIA DELLA CRISI.

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L’intera società è in crisi, l’intero mondo vive una decadenza sociale, politica e culturale.
L’arte, strumento affascinante e potente, coinvolgente e attrattivo, è oggi, nella crisi dei valori universali, anch’essa in crisi.

Produzioni piatte moralmente e prive della capacità di donazione, ovvero quella capacità che permette a qualsiasi opera di assumere significato. In questo mondo ciò che vende di più va avanti, ciò che in potenza è un prodotto valido, se non rispecchia “l’ordine commerciale”, non emerge. L’arte che non dà, l’arte che non parla e non tocca temi sociali e le corde dell’animo umano e la sua coscienza, non è arte… É effimera, fine a se stessa.

L’arte è quel mezzo comunicativo capace di svegliare coscienze e liberarle dallo stato di cose presenti, l’arte è quel mezzo che ti proietta verso un nuovo mondo, ti riempie. Oggi tutto ciò che emerge è ciò che la classe dominante vuole far emergere. L’appiattimento culturale è diffuso ed è la malattia che oggi bisogna sconfiggere, come?

Gramsci diceva: “Il vecchio sta morendo e il nuovo fatica a nascere”. In ambito artistico diciamo che quel “nuovo” c’è ma non ha le stesse possibilità del vecchio, non ha gli stessi strumenti, non detiene le stesse armi. Durante il corso della mia vita “artistica” ho sempre posto e sempre porrò “l’importanza del donare qualcosa” attraverso le mie opere.

Oggi più che mai serve un’arte chiara, limpida, conflittuale, che parli e si rivolga al popolo sfruttato, al popolo che soffre, agli emarginati e agli ultimi, un‘arte liberatoria, che spezza le catene delle diversità e che sia un’arte impegnata.

Nei giorni scorsi ho preso parte alla visione delle prove di una scuola di danza che si accinge al saggio di fine anno, dove porteranno in scena una rivisitazione del “ Notre Dame De Paris”. La cosa che più ha colpito la mia attenzione è stato quando parlando con alcuni allievi della scuola di danza mi raccontarono che c’erano due “allievi” che non avevano mai ballato, che non erano mai entrati dentro una scuola di danza.

Erano proprio quelle persone che avevano colpito la mia attenzione durante le prove, poiché nei loro occhi e nei loro movimenti vedevo impegno, dedizione, voglia di comunicare e donare qualcosa. É questo che deve fare oggi l’arte, avvicinare persone, aggregarle in questa sfera e regalargli qualcosa.

Ringrazio la direttrice artistica Federica Cucè per aver affrontato questa sfida, dando fiducia all’arte e all’uomo che nonostante tutto intravede ancora oggi in questa “nobile” disciplina la magia. Quella magia che mi ha fatto innamorare da piccolino quando mia nonna mi portava a teatro e io, solo all’odore dell’atmosfera mi perdevo.

Credo fermamente che l’arte, come diceva Dostoevskij, “cambierà il mondo”, risveglierà l’uomo del 21 secolo da questo profondo incubo… Che rinascano personaggi come Majakovskij o come molti altri disposti ad utilizzare la loro nobile arte per il popolo.
Un nuovo mondo è possibile, un nuovo modo di fare arte è possibile e necessario!

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Samuele Carcagnolo

Samuele Carcagnolo, 19 anni.
Sono un regista e attore di Catania.
Il mio spettacolo “sogna ragazzo”, dopo circa 20 repliche nella mia Catania, è sbarcato al festival "Talè Talè Talia" di Enna, dove ha vinto il premio della critica "Antonio Meddeo", sono autore di altri testi teatrali.
Sono un amante della poesia e del teatro e con i miei racconti, “ L’amore esiste. Il mio amore esiste” e “ Mia Madre. Una donna”, ho vinto per due anni consecutivi il primo posto narrativa al premio "Stereotipa".
Sono anche impegnato nella vita politica e sociale della mia città.