Il peso di Dio

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Nelle chiese di rito orientale si trova spesso una parete divisoria, decorata  con icone, che separa la navata dal presbiterio: l’iconostasi. Essa nasconde, alla vista dei fedeli,  il celebrante mentre officia il  sacrificio eucaristico, per custodire il “mysterium  fidei” dallo sguardo dei fedeli. La serie  The young Pope” di Paolo Sorrentino  sembra proprio lavorare sul dialogo tra visibile e invisibile; ciò non avviene solo da un punto di vista concettuale, ma anche da un punto di vista tecnico, poiché  le inquadrature di Sorrentino, impreziosite da  numerosi  simbolismi dai molteplici e mai immediati significati, mirano anch’esse verso la mistica,verso il mistero.

“The young Pope”, coproduzione  HBO, Sky, è la storia di Lenny Belardo, interpretato da un bellissimo e convincente Jude law, neoeletto  pontefice  americano deciso a intraprendere  un papato  di orientamento prettamente conservatore, imponendo uno stile di vita religioso radicale, che contrasta  la politica di marketing  basata sulla figura del Papa e la totale apertura dei membri della curia papale,e del papa stesso, ai fedeli, richiamando i membri di quest’ultima al ritorno di una concezione di mistero e di  superiorità sacrale e morale nei confronti dei fedeli, in totale contrasto con l’ attuale pontificato di Papa Francesco I .

 “Dio esiste, e non si occupa di noi  finché  noi non ci occupiamo di lui, esclusivamente di lui . Avete capito cosa ho detto? Esclusivamente di lui, 24 ore al giorno, il cuore e la mente occupati solo da Dio, non c’è posto per nient’altro, non c’è posto per il libero arbitrio, non c’è posto per la libertà, non c’è posto per l’emancipazione”

Per attuare il suo piano dovrà fare i conti con le macchinazioni  e gli inganni della curia e difendersi soprattutto dalle invettive del Cardinale Voiello, che per anni ha governato lo stato pontificio nell’ombra, Paolo Sorrentino si cimenta per la prima volta in una  serie televisiva, approcciandosi  al format senza snaturare la sua cifra stilistica, proseguendo piuttosto un discorso che porta avanti fin dagli esordi. Con il sorprendente  “Le conseguenze dell’amore” e il successivo  L’amico di famiglia”,  il regista premio Oscar poneva infatti  le basi di una galleria di ritratti del potere,o meglio di uomini  plasmati o deformati da esso,che è proseguita con l’inquietante ritratto di Giulio Andreotti ne “Il Divo” ed infine giunge al culmine,momentaneamente, con questo Papa  fuori dagli schemi. Lenny Belardo  sembra  rappresentare il grado zero del potere,egli esprime da subito il desiderio di divenire incorporeo, e di  esercitare un potere assoluto senza svendere la propria immagine ai fedeli .

 “ Ho sempre studiato da Papa  invisibile”

The” young Pope” è dunque un lungo film di dieci ore (come afferma il suo autore) sul potere, o più precisamente  sull’ottusità del potere, intesa come una componente visuale irrinunciabile  e irredimibile; potere che viene definito da Lenny   “luogo comune vero”,  perché costantemente costruito sull’esibizione del travestimento e dell’indifferenza.

La serie riprende le caratteristiche tipiche  della regia sorrentiniana, misurata al  centimetro, fondata sulla costante tensione degli elementi visivi e della continua disattesa delle aspettative  di chi guarda. Il clima ansiogeno eguaglia,o addirittura supera,quello di un normale thriller per diventare un  noir metafisico, che  ricorda da vicino  le atmosfere di  Twin Peaks. È  un continuo variare di registri, quasi fosse un contrappunto jazzistico eseguito alla perfezione; quando la scena si fa troppo solenne giunge improvviso il momento comico, la battuta sardonica, il tema musicale insolito o l’inquadratura che alleggerisce il tutto. 

Jude Law  si muove con  sufficiente naturalezza in uno dei  ruoli più complessi della sua carriera. Belardo è un uomo sfuggente, apparentemente molto sicuro di sé, condizionato da ferite dolorose che trovano radici nel suo passato. Sembra amare la Chiesa  ma non Dio, o forse è questo che ci vuol far credere. Sorrentino nell’arco di dieci episodi riesce a raccontare e caratterizzare efficacemente  una moltitudine di personaggi. Oltre all’insolito Papa, conosciamo Suor Mary, che una superba  Diane Keaton trasforma  nel  perfetto  contraltare di Lenny; Monsignor Gutierrez, serafico cardinale interpretato dall’attore  Almodovar Javier  Càmara; il cardinale Spencer, mentore spirituale di Belardo, e soprattutto il cardinale Voiello, l’eminenza grigia  del Vaticano, il papa nell’ombra interpretato da  Silvio Orlando, che rappresenta il personaggio sorrentiniano  per eccellenza: un uomo oscuro e moralmente discutibile,  forse mosso da fini più grandi che spesso si discostano dalla sua scelta ecclesiastica.

The “young Pope” è una riflessione sulla serialità o, meglio ancora, sul rapporto tra arte, pubblico e cultura pop, divertimento, cultura, bellezza e replicabilità; insomma la serie possiede un’anima  wharholiana.  È proprio l’arte figurativa a fare da padrona  nei  titoli di testa, che mostrano il giovane Papa che attraversa una galleria di quadri di argomento religioso, dal Medioevo all’Ottocento, con un asteroide infuocato che lo accompagna come un’ombra passando da un dipinto all’altro per schiantarsi infine contro una statua di Giovanni Paolo II, il tutto accompagnato dal riff iniziale  di “All  along  the whatchtower” di Bob Dylan  nella versione di Devlin . Dunque la storia  dell’arte sacra  giunge contemporaneamente a  La nona ora” di Maurizio Cattelan e alla presenza del giovane Papa di Sorrentino che, maliziosamente, si  volta verso lo spettatore  facendogli l’occhiolino. 

The young Pope è un film nel quale  il regista  partenopeo, sfruttando  a pieno le regole e gli stratagemmi  della narrazione seriale, costruisce  episodi che dipanano lentamente la trama  perdendosi  tra i segreti del Vaticano, dove  la temporalità ha ritmi  e connotati  diversi,  e decelera e accelera  secondo il volere del demiurgo.

Mentre Sorrentino e the “Young  Pope” dividono il pubblico in più fazioni,tra chi inneggia al capolavoro, e chi accusa la serie ed il suo autore di eccessiva prolissità, non ci resta che attendere la seconda stagione, per la quale il regista è già a lavoro, che porterà  il nome  The New Pope”.

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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza

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