Il Medioevo

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Il medioevo non è solo una delle quattro età in cui viene suddivisa la storia dell’Europa (antica, medievale, moderna e contemporanea), ma anche il periodo in cui la cucina viene classizzata e suddivisa in base al livello sociale di appartenenza con veri e propri regolamenti.

Durante il millennio “buio” (che va dal 476 al 1492) della storia della cucina la comunità ecclesiastica giocò un ruolo fondamentale in questo tiro alla fune tra poveri e ricchi dove veniva usata come corda il cibo. Inutile dirvi l’esito di tale gara. 

Ma quale fu l’arma vincente, l’asso nella manica che permise alle mani vellutate dei nobili di strappare facilmente la fune dalle mani callose e sporche di terra dei poveri? I soldi!? No! Ve l’ho detto prima: la comunità ecclesiastica del tempo. Ed il come, se vi soffermaste un po’ a pensare, lo potreste dedurre da soli. Però non posso aspettare tutto questo tempo, perciò vi darò un indizio: al giorno d’ oggi è una pratica ancora in voga, chiaramente in una versione più soft rispetto a quella di allora, ma che rappresenta uno dei più grandi atti di fede: il digiuno. Ma facciamo un passo indietro per capire il perché prima di continuare.

Per farla breve: una volta non era facile come oggi trasportare gli alimenti da un posto ad un altro e diventava sempre più frequente che i poveri si arricchissero diventando “nobili”, ergo queste neo-classi ambivano a mangiare piatti di un certo livello.

Ed ecco che entra in gioco la prima delle leggi che intitoleremo “del casco” (useremo casco perché mira a proteggere e salvaguardare gli interessi dei ricchi, non perché casco suoni familiare ad una volgarità che, ahimè, non posso scrivere).

La prima legge del casco affermava che il cibo prelibato, in quanto difficile da reperire, spettasse solo ai nobili di nascita ed ai monasteri.

La seconda legge del casco sanciva, invece, che la classe povera, in quanto tale, dovesse nutrirsi di “cibo povero” perché, dovendo lavorare dal sorgere al tramontare del sole, necessitassero di un consumo costante di alimenti (pane e vino per intenderci).

Dulcis in fundo, la terza legge del casco:

Nei giorni di Lunedì, Mercoledì e Venerdì e nei giorni di festa, Quaresima, Natale, Pasqua, S. Stefano ed ogni qualvolta De Sica e Boldi fanno un film o Malgioglio si rifà la tinta, il popolo dovrà digiunare per mortificare il corpo e rafforzare l’anima; in ossequio alla convinzione dell’epoca secondo cui il corpo è inferiore all’anima e per ricordare il sacrificio compiuto da Gesù per l’umanità.

Bridget Ann Henish disse una volta: “fa parte della natura umana costruire le più complicate gabbie di regole e regolamenti per poi spremersi il cervello su come riuscire a sfuggirne di nuovo”

Il digiuno era una sfida: il gioco consisteva nel trovare le scappatoie.

E fu proprio così! “In che senso?” vi chiederete.

Come dice Bridget, trovare le scappatoie per mangiare anche quando era vietato fu sfida ardua, ma vinta in tempi brevissimi.

La Bibbia forniva le direttive sul digiuno, ma, suscettibile delle più varie interpretazioni, diede modo a molti di trovare degli escamotage per aggirarlo.

La definizione di pesce, ad esempio, l’alternativa alimentare dei giorni in cui era vietata la carne, si estese persino ai castori: per essere precisi alla coda (so cosa state pensando, ma questa volta era davvero la coda). E mentre i poveri digiunavano, nei monasteri i cuochi sperimentavano nuove ricette per “eludere” la legge divina. Il latte normale venne sostituito dal latte di mandorla (grande invenzione); le uova dalle misture di spezie e latte di mandorla rappreso, i prosciutti ed insaccati di ovino vennero sostituiti da prosciutti ed insaccati dalla carne di pesce.

Insomma, le leggi del casco colpirono i poveri, mentre i benestanti e la Chiesa si rimpinzavano dalla mattina alla sera.

Durante questo periodo le ricette mutarono, divennero più semplici a livello di preparazione perché stavano evolvendo anche i modi di cottura e gli strumenti utilizzati, ma nulla di eclatante.

Il medioevo stava solo preparando le basi della rivoluzione culinaria che sarebbe avvenuta da lì a poco.

VENI, VIDI, COQUINAVI

Chef Davide

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Davide Laudani

Mi chiamo Davide Laudani, sono Catanese e faccio il cuoco.
Il motivo per cui amo il mio lavoro è perché rendo felici le persone.
Se siete a tavola ed il cibo è buono, l'atmosfera cambia.
Il cibo buono sazia l'anima e rende tutti contenti.
Quindi rendo la gente felice!