La psicologia all’interno dell’arte: quando la danza diventa una terapia

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Che le proprie passioni, soprattutto lo sport, possano diventare delle cure per colmare dei vuoti o per distrarsi dalle varie delusioni o complicazioni presenti nella vita è risaputo, e la DANZATERAPIA ne è un esempio.
Essa è riconosciuta come un’effettiva arteterapia poiché, grazie al movimento del corpo, la danza assume uno scopo benefico e riabilitativo che aiuta anche nella regolazione del sé psicofisico dell’individuo.

La danzaterapia nasce nel XX secolo grazie a Mary Wigman (ballerina e coreografa tedesca) e Marian Chace (ballerina americana) da una contrapposizione della danza moderna alla danza contemporanea e ad un’introduzione della danza espressiva. La primissima rappresentante italiana fu Maria Fux che, a seguito di un periodo di profonda depressione, ha fondato un filone di applicazioni della danzaterapia che concepiscono quest’ultima come forme di danza spontanea per migliorare il benessere psicologico e l’integrazione sociale tanto di soggetti normodotati che di portatori di handicap.

Mary Wigman

 

Marian Chace

La primissima ballerina che portò in italia la danzaterapia fu l’argentina Maria Fux che, a seguito di un periodo di profonda depressione, ha fondato un filone di applicazioni della danzaterapia che concepiscono quest’ultima come forme di danza spontanea per migliorare il benessere psicologico e l’integrazione sociale tanto di soggetti normodotati che di portatori di handicap.

 

 

 

 

 

 

Maria Fux

 

Il potere della musica, nella danzaterapia, è quello di indurre l’energia da sviluppare in modo corporeo al fine di ricondurla alle esperienze. Di conseguenza , in quest’arte, troviamo anche altre tecniche che aiutano nella riabilitazione, quali quella del rebirthing (pratica per respirare in modo corretto grazie all’aiuto di un esperto) e della meditazione (attività per raggiungere uno stato effettivo di controllo della mente) e che permettono all’individuo un miglioramento di tipo funzionale e fisico.

 

 

 

Questo approccio si fonda sull’utilizzo della danza istintiva e l’idea di base è che il corpo e la mente siano inseparabili, di conseguenza l’individuo si muove nello spazio creando un’interazione con la propria personalità e un rapporto di fiducia con il terapeuta, l’operatore e se stesso.
Si accompagna alla psicodanzaterapia poiché, quando si riscontrano disturbi psicologici (i più comuni sono: nevrosi, psicosi, DCA, DOC, depressione, DSL e PTSD) , questa interviene nelle diverse aree: cognitiva (si migliora lo schema corporeo, l’apprendimento di concetti e l’uso di simboli), emotiva (si aiuta l’individuo nella manifestazione dei propri vissuti in modo positivo, così da migliorare la stima di sé), relazionale (si aiuta l’individuo, spesso coi balli di gruppo, con l’intento di migliorare i propri rapporti interpersonali) e psicomotoria (si migliora l’orientamento e la coordinazione motoria). Il tutto è sempre stato senza controindicazioni.

 

Si può concludere, quindi con il riporto di un concetto dello studioso Neumann (matematico, fisico e informatico ungherese naturalizzato statunitense), che rintracciò nelle comunità la presenza della danza con il significato del compimento di riti sacrali. Per Neumann, infatti, la danza è l’espressione del Sé corporeo, che si fonde con il suo Sé spirituale e con il Sé spirituale del gruppo.

John Von Neumann

 

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Anastasia Partenope

Anastasia Partenope, nata il 04/12/2000.
Studentessa al liceo delle scienze umane della provincia di Roma, ballerina alla MBAcademy e cantante con formazione prettamente lirica.