Il rinascimento

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“Le scoperte migliori le farai durante il tragitto e non solo alla meta”

 

Riporto questo aforisma di Massimo Proietti perché, come detto nel primo articolo, con questa rubrica, abbiamo intrapreso un viaggio per comprendere la storia della cucina. Abbiamo attraversato periodi storici diversi, visto ed analizzato paesi e culture differenti con un unico denominatore comune: l’arte del cucinare.

Ora faremo tappa in un’ altra era; un’ era di rinascita: il Rinascimento.

Per Rinascimento si intende quel periodo a cavallo tra il XV e il XVI secolo dove, in Italia soprattutto, l’ arte e la letteratura progrediscono in maniera esponenziale.

L’ aria rinascimentale plasmò e levigò l’ arte culinaria e le sue regole, come il vento e la pioggia fanno con le montagne, rendendole capolavori naturali.

Le tecniche del periodo precedente (Medioevo) vennero perfezionate, vennero pubblicati vari trattati e libri di buone maniere nei quali si codificava il corretto comportamento da seguire quando si siede ad un banchetto.

Comparvero, come per magia, per la prima volta sulla tavola, la forchetta (usata fino ad allora come gratta schiena), il bicchiere individuale (prima se ne usava uno per tutti o si beveva da un mestolo), gli stuzzicadenti (prima si usavano le unghia) ed il tovagliolo (prima non si sa cosa usassero. forse la tovaglia da tavolo o le maniche dei vestiti!) e molti utensili per la cucina: rotelle tagliapasta, i crivelli, i setacci, recipienti per stufare, spremilimoni e via dicendo.

Un grazie, un immenso applauso, una pacca sulla spalla ed un bacio sulle labbra, come ricompensa per tali direttive, vanno al Monsignor Giovanni della Casa, autore de “Il Galateo” nonché patriarca ristoratore che racchiuse nel suo libro tutte le regole da rispettare a tavola e non solo. 

Grazie a lui, da piccolo, presi tante di quelle sberle da mia madre per aver messo i gomiti sul tavolo che persino Canavacciuolo sarebbe scoppiato in lacrime.

Anche grandi cuochi del tempo scrissero libri di cucina, considerati ormai classici, come Maestro Martino, Bartolomeo Scappi, etc etc.

La cosa fondamentale da ricordare è che in questi manoscritti venne schematizzata e redatta la scala gerarchica di comando da seguire in cucina e, di conseguenza, le brigate (team di chef divisi per settori che seguono le direttive dello “Chef de partie”. Tranquilli, quando scriverò l’ articolo sui ruoli in cucina capirete cosa intendo).

Ed ora, miei cari connazionali italiani, con l’ amaro in bocca devo girare il coltello nella piaga e spiegare l’origine della grande cultura culinaria francese: l’ Italia. (sì sì avete capito bene ITALIA).

Ricordate che all’ epoca i matrimoni erano combinati tra classi nobili, principi, regine, cugini, cugini del re con le cugine principesse, e tutti erano parenti di tutti ? Ecco! A Firenze esisteva una famiglia di nobili (i Signori di Firenze) chiamati i De’ Medici; la giovane Caterina De’ Medici decise di sposare, per ragioni puramente politiche, l’erede al trono del regno di Francia: Enrico II (il sosia atemporale di Nicolas Cage per intenderci).

Ma non finisce qui! Caterina De’ Medici decise di portare con se, dopo il matrimonio, i migliori cuochi e pasticcieri di Firenze proprio a Parigi!

Et voila madame et monsieur, che le nostre sfoglie vennero rinominate “pate faille”, le paste di pasticceria permettono ai “mangiabaguette” di preparare i moderni “vol ou vent”.

Da cuoco italiano voglio dire solo una cosa: La Gioconda e Grosso 2006.

VENI, VIDI, COQUINAVI

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Davide Laudani

Mi chiamo Davide Laudani, sono Catanese e faccio il cuoco.
Il motivo per cui amo il mio lavoro è perché rendo felici le persone.
Se siete a tavola ed il cibo è buono, l'atmosfera cambia.
Il cibo buono sazia l'anima e rende tutti contenti.
Quindi rendo la gente felice!

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