“Ma sono tempi grevi, assai grevi, questi”

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Ieri a largo della Libia sono stati trovati due cadaveri, di cui uno di un bambino, e una donna in fin di vita. La ONG che li ha salvati ha accusato la guardia costiera libica di averli lasciati sul gommone.

Il Viminale ha subito smentito, citando la testimonianza di una giornalista tedesca che si trovava sulla nave libica. E quindi, nell’impossibilità di sapere come sono andate le cose, ci si indigna per quei corpi senza vita, si rimane impotenti, attoniti. Salvini tiene duro: “porti chiusi e cuori aperti”, il suo slogan.

Ormai ha introdotto nella discussione-migranti la variabile che la soluzione non sia la distribuzione di quote fra i Paesi Ue ma il blocco puro e semplice dell’immigrazione.  Continua a considerare le ONG come il male, come “aiuto-scafisti”, “che lucrano sul traffico delle persone”. Tutto questo senza prove né dati oggettivi.

Dietro questa argomentazione si nasconde in realtà la vera faccia del ministro, il suo vero pensiero: i negri non li vogliamo. Hai voglia a spiegare che gli immigrati contribuiscono al PIl, che sono un’opportunità di crescita, che il fenomeno dell’immigrazione è un processo inarrestabile, che la tanto allarmante “invasione africana” non esiste (dall’anno scorso gli sbarchi sono diminuiti dell’80 per cento).

Salvini continua a gridare e gridare, a svilire chi gli si oppone, da Saviano a Boeri, facendo dei social una cassa di risonanza dove i suoi micro-pensieri rimbombano. Tra “un bacione a chi mi vuole male”, a “andate via” con tanto di faccina sorridente, lì, su Facebook e Twitter non ha possibilità di replica, le sue “sentenze” sono sparate nel vuoto, talmente violente che annientano la possibilità di una controargomentazione, di un dialogo.

Salvini dice di parlare “da padre”, fa grande uso di “buon senso”, e giù con altre espressioni familiari, quotidiane e riconoscibili. Quello che è certo è che non potrà continuare così a lungo: non si vive di propaganda permanete, non si può per cinque anni continuare a urlare un giorno sì e l’altro pure. Ci si abitua a tutto, e tra un po’ anche le sue sparate faranno meno rumore, saranno un sottofondo.

Certo, saranno più duraturi i danni che ha apportato al tessuto sociale del Paese: ha azzannato il cuore degli italiani, operando un rovesciamento di valori forse definitivo: l’odio, la diffidenza verso lo straniero, l’ipocrisia del cinismo più gretto celato dietro il “buon senso” sono ben radicati, hanno attecchito e sarà difficile cambiare passo.

E allora fa ancora più impressione l’assenza totale di un’idea di Sinistra, lo spaesamento di una classe dirigente (PD ma anche LeU) logora e scollata dalla realtà, incapace di proporre ciò che servirebbe: un’alternativa politica, una narrazione che sia diversa. Per non vergognarsi troppo di vivere in tempi come questi. 

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.