Ho visto un quadro danzare

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Svizzero. Classe 1944. Autore di ventuno cortometraggi d’animazione dal 1971 a oggi. 

Di chi parliamo? Di un fuori classe che è poeta e visionario, mente e braccio di un’arte unica: la pittura animata. Georges Schwizgebel è tutto ciò che stavamo aspettando per tornare a credere nella forza della manualità, quel dono che dai tempi di homo habilis ci rende unici e inesauribili, sempre pronti a inventare nuove tecniche o reinventare le precedenti.

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La tecnica di Schwizgebel si contraddistingue per il suo carattere artigianale: ogni singolo fotogramma richiede che vengano dipinti a mano – di volta in volta – i personaggi e gli sfondi. 

Un ‘’cartone animato’’ d’altri tempi che – in controtendenza con i nostri tempi – di tempo ne richiede molto.  Per un corto di durata compresa tra i 4 e i 7 minuti, i tempi di realizzazione ammontano a circa due anni. Mica male, vero?      

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Sarà questo il motivo per cui, guardandone anche solo un istante, si ha subito l’impressione di trovarsi di fronte a un’opera d’arte dall’inestimabile valore.                                                                         

Un’autentica giostra delle meraviglie, un cinema che sa giocare con gli innumerevoli passaggi di colore e ombra, rendendo segno ogni dettaglio.

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‘’Si può anche considerare come il mio modo di rendere omaggio alla pittura’’

Georges Schwizgebel

Il ritmo riveste un ruolo fondamentale nel lavoro di Schwizgebel. Ritmo e tatto ancor prima che suono. Ma il vero miracolo si compie nell’attimo in cui il movimento incontra la musica. Da quel momento in poi, i due racconti – visivo e musicale – diventano inseparabili.

‘’Anche miei disegni cerco di esprimere l’equivalente dei diversi toni, come per esempio quelli dei tasti bianchi e neri del pianoforte.‘’