Il linguaggio umano: sicuri che ci siamo evoluti dalle scimmie?

4' di lettura

“L’uomo deriva dalla scimmia”, “l’uomo si è evoluto dalla scimmia”. Quante volte abbiamo letto e detto queste affermazioni. Quante volte viene studiata questa ipotesi?

La teoria evoluzionistica è vera, ma non al 100%. Senza alcun dubbio l’uomo che oggi conosciamo è un derivato dei lontanissimi primati, soprattutto nella costituzione fisica, che si è nettamente evoluta nel corso delle decine di migliaia di anni di evoluzione. L’uomo di oggi senza dubbio ha in comune con i propri cugini primati l’appartenenza a gruppi sociali più o meno vasti, in cui, da sempre, si praticano attività d’interazione sociale come la riproduzione e il Grooming (per intenderci, lo spulciarsi reciprocamente delle scimmie). Il fattore però di maggiore completezza dell’essere umano, il fattore che ci contraddistingue nettamente dai primati e da ogni altro animale non umano, è la comunicazione e quindi la facoltà di linguaggio.

Le due ipotesi a riguardo sono di continuità e discontinuità tra primati ed esseri umani odierni. La prima riguarda appunto la continuità tra le due tipologie di specie animali riguardante come detto l’appartenenza a gruppi sociali e l’intelligenza sociale. Sotto questo punto di vista, uomo e scimmia sono in continuità evolutiva, e tenendo fede alla teoria della selezione naturale di Charles Darwin, oggi l’uomo ha ottenuto e perfezionato delle caratteristiche, tramandabili per via genetica, che gli hanno permesso migliore adattamento e sopravvivenza in natura e nel mondo in cui vive. La seconda ipotesi, quella di discontinuità, riguarda essenzialmente la facoltà di linguaggio, estremamente differente tra le due specie. L’uomo ha sviluppato nella sua evoluzione, adattamenti cruciali, che gli hanno permesso di interagire con gli altri esseri umani, di controllare e manipolare il mondo. L’elemento di grandissima importanza, che ha permesso all’uomo di essere l’animale cognitivo, sociale e simbolico che tutti oggi sappiamo, è il linguaggio. Diverse aree del cervello umano, come quella di Broca che permette la produzione di suoni linguistici sintatticamente ordinati, non sono presenti nelle scimmie. La scimmia non ha capacità sintattiche e di grammatica. Non ci fermiamo qua. L’uomo ha sviluppato, in totale indipendenza dalle scimmie (o grandi scimmie), la capacità di leggere letteralmente la mente degli altri, di farsi rappresentazioni mentali delle credenze, abitudini e bisogni dell’altro. Questo meccanismo psicologico, che è presumibilmente innato nell’uomo, si sviluppa già fin da piccoli, quando i bambini iniziano a mostrare i segni di capacità di attenzione condivisa nella relazione triadica con la propria madre e con un oggetto. Questa capacità di lettura della mente è definita MINDREADING. Con lo sviluppo dell’individuo, questa semplice lettura della mente, diventa lettura ricorsiva, capacità di leggere a livelli più elaborati e complessi, gli stati mentali degli altri. Questo meccanismo permette di manipolare gli altri e ottenere delle risposte positive, che oggi gergalmente chiamiamo COMUNICAZIONE. Senza la facoltà di lettura della mente, non ci sarebbe comunicazione, o comunque questa sarebbe ai livelli delle scimmie, istintiva, compulsiva e costituita da meccanismi di associazione tra oggetti del mondo. Facciamo un esempio pratico. Un branco di scimmie vede un predatore ed uno del branco emana un segnale di allarme, vedendo il predatore. Il branco scappa. Bene, questo solo in presenza del predatore. In assenza di un referente al quale associare un segnale, gli animali falliscono, non riescono a riferirsi ad oggetti ed eventi lontani nel tempo e nello spazio.

Al contrario, l’uomo ha questa cosiddetta capacità simbolica, che gli permette di fare riferimento a cose lontane non solo nel tempo e nello spazio, ma anche di concepire il possibile, ossia fingere, mentire e fare ipotesi, o prevedere conseguenze ad azioni.

Gli esseri umani sono i casi eccezionali di soggetti intenzionali, comunicano per uno scopo e riconosco l’altro come soggetto, e non come oggetto.

Questo adattamento cruciale dell’uomo, diverso dalle scimmie, è la comunicazione ostensiva, caratterizzata alla base come detto da lettura della mente degli altri. In questo processo ostensivo, un soggetto produce segnali comunicativi sulla base delle rappresentazioni mentali che si è fatto dell’altro, che a sua volta, risponde generando delle inferenze su quei segnali, determinando il successo della comunicazione umana.

La facoltà di linguaggio non è innata nell’uomo come diceva Chomsky, non esiste un organo al pari di cuore e polmoni, per il linguaggio. Il linguaggio invece è un adattamento evolutivo. Alla base di tutto vi è quella facoltà cognitiva già sottolineata. Oggi non esisterebbero le nazioni odierne, caratterizzate da milioni di persone, senza la possibilità di comunicazione. L’uomo è in grado di controllare l’ambiente in cui vive grazie al linguaggio. Ecco la differenza tra ambiente e mondo. Gli animali vivono nell’ambiente, l’uomo nel mondo. Il linguaggio umano è un caso unico di comunicazione combinatoria; tramite la combinazione o l’accoppiamento di un numero di elementi significanti (le parole), si ottengono infiniti significati (enunciati o frasi). L’interpretazione e l’attribuzione di infiniti significati degli enunciati, è possibile solo se alla base vi è la comunicazione ostensiva.

Sicuramente la più grande conquista dell’uomo non è il fuoco, non è lo spazio e non sono le grandi scoperte scientifiche; è il linguaggio. Un pensiero che non resta nella nostra mente e può essere concretizzato, è la più grande delle conquiste umane. Tutto poi è stato una conseguenza, dalla scienza alla matematica, passando per la filosofia e la storia. Senza la capacità di comunicazione non ci sarebbe stata la storia umana. Comunichiamo per interagire, per farci capire, per relazionarci con gli altri. Più ci relazioniamo più comunichiamo. Senza alcun dubbio la comunicazione nel corso del tempo è cambiata e si è evoluta. Oggi, come tutti sappiamo, viviamo un tipo di comunicazione che tende al virtuale, in cui le interazioni sono praticate non dai sensi, ma filtrate da apparecchi elettronici (cellulari, pc, ecc). L’errore nel considerare la civiltà umana e la comunicazione al tramonto è molto diffuso; l’uomo non è alla fine nè tantomeno la comunicazione. Ci stiamo addentrando in una nuova era, in cui la comunicazione si modella a seconda della nuove esigenze culturali e sociali. Ricordate Darwin e l’adattamento? Bene, l’uomo di oggi continua a rispondere positivamente a quella teoria; l’uomo si sta adattando alla nuova era e lo sta facendo con una nuova forma di comunicazione. Le basi genetiche umane non varieranno mai, ma tutto il resto sì. L’uomo non potrebbe sopravvivere senza comunicare ed oggi lo fa in un modo che sta semplicemente al passo con i tempi. L’uomo è complessità, imperfezione ed evoluzione. La storia non è mai lineare e ne abbiamo centinaia di prove. Impensabile tornare indietro ed impossibile vedere avanti; sappiamo cosa siamo oggi e come comunichiamo. Non stanno sparendo le relazioni sociali, semmai spariscono i valori affettivi come la famiglia, l’amore o l’amicizia, ma questo come sappiamo bene, è un altro discorso.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
Endrio Zanti

Mi chiamo Endrio Zanti, 29 anni, studio comunicazione e lingue a Catania, aspirante giornalista, aspirazione dovuta alla passione per l'informazione e la scrittura, relative a tematiche storiche, culturali e di attualità.

1 commento

  1. Ottimo articolo e soprattutto interessante .

Un commento ci fa sempre piacere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.