Marchionne, il top manager che ha salvato Fiat dalla bancarotta.

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Nella giornate tra venerdì e sabato si vociferava sulle precarie condizioni fisiche post operatorie del top manager di Fca, Sergio Marchionne, conferme che sono arrivate alle 18:22 di sabato, da parte del gruppo di John Elkann. Nelle note si spiegava che Marchionne versava in gravi condizioni e che non era più in grado di svolgere il suo ruolo e che il suo successore designato sarebbe stato Micheal Manley.

Sergio Marchionne avrebbe dovuto lasciare il gruppo automobilistico il prossimo anno, ma l’aggravarsi delle sue condizioni hanno spinto Fca, Chn Industrial e Ferrari a riunire d’urgenza i loro consigli d’amministrazione per individuare i sostituti. Il nuovo AD di Fca sarà Micheal Manley, ex dirigente di Jeep e Ram, un uomo molto rispettato dentro il gruppo e che ha portato le vendite della Jeep dai 300 mila esemplari del 2009 agli oltre 1,4 milioni del 2017, numero che crescerà ancora secondo le stime degli analisti. Per Chn industrial la presidente sarà Suzanne Heywood, ex managing director di Exor, ma ancora non è stato designato nessun AD. Per Ferrari, invece, il ruolo di AD  sarà ricoperto da Louis Camilleri, ex numero uno di Philip Morris, dove entrò nel 1978 a 23 anni; nel 2013 lascia il suo incarico, ma rimane sempre nel CDA della multinazionale. Inoltre viene chiamato nel CDA di Kraft ed American Movil (4° azienda telefonica mondiale).

Ma quali piani industriali ideati da Sergio Marchionne hanno salvato Fiat dal fallimento?

Primo piano nel 2005:

Fiat promette investimenti per 18 miliardi di euro, 10 per il settore dell’auto che serviranno per lanciare 20 nuovi modelli e il restyling di 23 modelli. A Mirafiori vengono destinate la Grande punto, a Cassino la Croma e la Stilo. A Pomigliano vengono confermate le Alfa Romeo 147, 159 e Gt, infine a Termini Imerese la Lancia Ypsilon. Così facendo riesce ad uscire dalla peggior crisi della sua storia.

Secondo piano a fine 2006

Si prevedono investimenti per 16 miliardi e la produzione di 2,8 milioni di auto con 23 nuovi modelli e 23 restyling e nascono tra queste le Fiat Idea e la Bravo. Nel frattempo nel 2008 scoppia la grande crisi, cambia tutto e la Fiat deve adeguarsi alla recessione globale.

Terzo piano nel 2009

Nel 2009 Fiat si allea con la Chrysler salvata dal governo americano e si parte con un piano industriale di durata biennale con al centro 8 miliardi di investimenti e nascono le Lancia Thema e Voyager (condivisione con pianali Chrysler) e la Fiat Freemont (condivisione con pianali Ram), ma viene chiuso lo stabilimento siciliano di Termini Imerese.

Progetto “Fabbrica Italia”

Nel 2010 spunta un nuovo aggiornamento, una collaborazione ancora più forte con Chrysler con l’obiettivo di arrivare nel 2014 a produrre 6 milioni di autoveicoli, di cui 1,4 in Italia. Si punta anche sul rilancio di Alfa Romeo con la Giulia, la 4c e una nuova SUV e di Lancia con la nuova Ypsilon, Flavia,Thema e Grand Voyager. Tutto  con 20 miliardi di investimenti, ma la domanda in tutta Europa crolla e il piano glorioso di rilancio di due fantastici marchi in meno di due anni salta.

Quarto piano nel 2012

Alla fine del 2012 arriva la decisione di puntare sui marchi premium con l’arrivo di 17 nuovi modelli entro il 2016, 8 Alfa Romeo, 6 Maserati e prime produzioni europee di Jeep. Si preparano al lancio delle Fiat 500L e 500X, della Jeep Renegade e dell’Alfa Romeo Giulia.

Fusione con Chrysler e quinto piano

Tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, soddisfatte le clausole dell’accordo di alleanza siglato con Barack Obama, si procede con la fusione tra Fiat e Chrysler. Nasce Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e nel 2014 nell’ex sede della casa automobilistica americana Sergio Marchionne presenta il quinto piano industriale, che durerà fino al 2018. Si prevedono 55 miliardi di investimenti, tra cui 5 solo per Alfa Romeo, con il lancio di 8 modelli, tra cui Giulia e Stelvio, nuovi modelli Maserati con  Quattroporte, Ghibli, Levante e con l’obiettivo di vendere 7 milioni di Jeep.

Aggiornamento del quinto piano

Nel 2016 arriva l’aggiornamento del quinto piano industriale, lo scorporo di Ferrari e la quotazione in Borsa, prima a Wall Street e poi a Milano. Le azioni Ferrari sono partite da euro 45 nel 2016 e nel 2018 sono arrivate con punte di euro 128, una grandissima mossa quella dell’ex ad Sergio Marchionne.

Sesto piano quinquennale

Vengono stanziati 45 miliardi di euro, tra cui 9 per lo sviluppo dell’elettrificazione. Il gruppo si concentrerà su marchi premium come Jeep, Ferrari, Alfa Romeo e Maserati, Fiat abbandonerà il mercato di massa, per concentrarsi su quello di “nicchia”, inoltre arriveranno i sistemi di guida autonoma di livello 2 e 3. Gli stabilimenti italiani produrranno soltanto i marchi premium citati sopra e la Panda si trasferirà in Polonia.

 

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Carmelo Schillaci

Nato a Cuneo il 15/01/2001. Frequenta il quinto anno del liceo "Concetto Marchesi" di Mascalucia.
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