Noto, “giardino di pietra” e gioiello della Sicilia Orientale

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Di giorno, quando il sole batte forte sulle mura spesse dei suoi edifici, Noto si tinge di un colore aureo: è il maestoso effetto della pietra di Modica, materiale con il quale la città è stata ricostruita dopo il disastroso terremoto del 1693, che rase al suolo l’intero Vallo di cui la città era capoluogo. 

Prima del funesto terremoto, Noto sorgeva sul Monte Alveria, inespugnabile colle a forma di cuore con la punta rivolta verso l’alto. Era un centro economico fiorente, dominava il Vallo che da essa prende il nome (Val di Noto). Erano molte le famiglie nobiliari che la abitavano e grande l’influenza della Chiesa. Dopo il triste evento, che ha mietuto circa mille vittime, la città fu trasferita sul Colle Meti, poco lontano. Non era più inespugnabile, ma comunicava più facilmente con il mare. 

Furono molti gli ingegneri e gli architetti che intervennero nella ricostruzione. La città assunse pressoché la forma che ha oggi: contava circa 10.000 abitanti, oggi 25.000. La caratterizzano vicoli stretti e strade a scacchiera, che si intersecano perpendicolarmente le une con le altre. Come molte città di montagna sorge su due piani, il piano alto (pianazzo) doveva essere la sede delle famiglie più abbienti, mentre il piano basso avrebbe dovuto ospitare i ceti medio bassi. Ma già da subito fu il piano basso, l’attuale centro, ad accogliere l’attuale vita cittadina.

Noto non ha industrie, è il turismo la sua maggiore risorsa. Nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato dalla Commissione Unesco “Patrimonio dell’umanità”. Le sue spiagge, più volte premiate con “cinque vele”, si caratterizzano per la sabbia dorata tipica della Sicilia Orientale, mentre andando più a Nord, già a Catania, la sabbia cede il posto ad un manto pietroso.

Tra le altre risorse, nel settore enogastronomico, si possono annoverare i numerosi vini DOC e le mandorle, tipiche della zona e tendenzialmente (ma anche erroneamente) attribuite alla produzione avolese.

Noto è una città tutta da scoprire, affascina chiunque la visiti: sono notevolmente aumentate le abitazioni, stabili e saltuarie, di stranieri e italiani che scelgono questa zona per impiantarsi per qualche periodo durante l’anno  o, perché no, per sempre. Tra alti e bassi le amministrazioni che si susseguono tentano di inseguire il fenomeno turismo con risultati mediamente soddisfacenti. Probabilmente la città non è preparata, perlomeno non ancora, ad accogliere e gestire le migliaia di turisti che la invadono più o meno civilmente. E così come in altre città italiane si pone la dicotomia tra la necessità del turismo per l’economia della città e gli interessi più o meno legittimi degli autoctoni. E mentre le parti in causa combattono tra di loro a suon di denunce (commercianti e locali notturni contro abitanti del posto), la città non cresce come dovrebbe. Ci si aspetta un decollo dal punto di vista della movida, che purtroppo stenta ad arrivare.

Questo editoriale ha, ovviamente, uno scopo promozionale. Visitare Noto è un must per chi si trova di passaggio. Ma è anche la lettera di un innamorato alla sua amata, così bella e affascinante.

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Michele Tarantello

Nato a Carrara il 05-08-1997. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Di Rudinì" ed oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Catania.
Pensatore per natura e giornalista per passione.

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