Collateral Beauty, Will Smith ci ha regalato la bellezza collaterale!

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Collateral Beauty è un film del 2016 diretto da David Frankel. Ha incassato poco più di 80 milioni di dollari nel mondo ed ha ricevuto durissime critiche, considerato un film con poco senso.

Will Smith è l’attore principale della pellicola, e veste i panni di un pubblicitario caduto in depressione cronica per la morte della figlia di soli sei anni, portata via da un tumore al cervello. La depressione lo porta a chiudersi in sé, trascurando il lavoro, gli amici e la moglie, dalla quale si allontana per diverso tempo. La moglie Madeleine, interpretata da Naomie Harris, si serve ed organizza un gruppo di sostegno per genitori che hanno perso i figli, per tentare anche lei di superare il grave lutto. Ma è Howard (Will Smith), ad avere i momenti peggiori, a non riuscire a superare la cosa, pensando spesso al suicidio. L’azienda che lui stesso dirige rischia il fallimento a causa di questa sua situazione, ed allora tre suoi amici/colleghi di lavoro tentano l’impossibile, e vedono come unica soluzione al problema dell’azienda, quello di dimostrare che il loro capo è uscito di senno e non è più in grado di dirigere l’attività: ingaggiano tre attori che avrebbero dovuto rappresentare le tre astrazioni del mondo, ossia TEMPO, AMORE e MORTE. Da questo momento in poi inizia l’essenza del film, i tre attori ingaggiati, irrompono nella vita di Howard in modo rocambolesco, con sezioni sceniche dal comico al drammatico, mentre vengono ripresi da una investigatrice privata che testimonierà la follia di Howard alla fine del “lavoro”.

Collateral Beauty è stato definito talmente saturo di dolore e di storyline che in 96 minuti continua ad aprire parentesi, chiudendone pochissime e lasciando in sospeso una quantità enorme di questioni. Una mercificazione della sofferenza umana che vorrebbe commuovere, ma che si rivela un film freddo, calcolatore e ruffiano nella maniera più irritante possibile. Definito “tecnicamente ed esteticamente scarso”. Le critiche sono nere, anche nei confronti degli attori, che sembrano non sapere recitare bene la loro importante parte. Questo, a mio avviso, è vero.

Ma a noi, di questo film, non interessa il cast, non interessano effetti scenici o estetici (non essendo film d’azione, fantascienza o roba simile); a noi deve interessare il messaggio che questo film propina!

Collateral Beauty è un film che parla molto di cose che non mostra: uno degli errori più drammatici nel cinema. Io definirei questo film un potenziale inespresso, perché c’era un potenziale davvero enorme, tutto racchiuso in quel messaggio che adesso vi spiega, ma che non viene mai spiegato con chiarezza al pubblico. C’è un perché! I critici e tutti coloro che fanno recensioni cinematografiche devono tenere a mente una cosa; è vero, un film deve essere chiaro e trasmettere qualcosa al pubblico, ed a mio avviso in 96 minuti Collateral Beauty lo fa, eccome!!

Le tre astrazioni, capite? Analizzate un attimo questo sostantivo, “astrazioni”. Qualcosa di impercettibile, invisibile e forse incomprensibile. Ora, il cinema è il veicolo delle emozioni, qualcosa che ti trasporta in un mondo parallelo, dove il reale quasi non c’è, dove lo spettatore vive, nei 120 minuti (approssimati), una realtà diversa, irraggiungibile, spesso sognata o agognata, ma irraggiungibile! Il cinema però non fa miracoli. La storia, la religione, la filosofia…cercano ancora oggi risposte del senso della vita di un uomo, del suo scopo di questo viaggio sulla terra. La religione ci ha donato qualcosa in cui credere, sta a noi se farlo o meno. La storia ci mette davanti a documenti che ci permettono una visione superficiale del mondo. Ma cosa c’è dietro? Cosa regola la vita di un uomo? Quali sono le sue emozioni, i suoi sentimenti? C’è davvero un ordine di cose che ha scritto la strada per condurre un uomo dalla nascita alla morte? La nostra esistenza è senza dubbio caratterizzata dallo scandire del tempo, inesorabile. È caratterizzata dall’amore, la benzina della nostra vita, la linfa vitale di ogni essere umano. Senza l’amore, per una donna, per i figli, per i genitori, per gli amici, per le cose, per il proprio lavoro…non saremmo davvero nulla. E’ caratterizzata, purtroppo o per fortuna, dalla morte, la fine del nostro ciclo su questa terra. Will Smith ci ha regalato tutto questo e ci ha permesso di rifletterci un po’ sopra, ha creato un filo che dobbiamo seguire per non perderci. Nel film, le tre “astrazioni”, appaiono in momenti chiave della vita di Howard, mai a caso. Non è banale che i tre amici/colleghi che tentano di dimostrare l’insanità mentale del loro capo, vengono assorbiti dai loro gravi problemi personali.

Questa esperienza o meglio, questo esperimento che fanno attraverso gli attori, li aiuta a risolvere i loro problemi. Uno dei tre ha un tumore ed è prossimo alla morte (non a caso insieme a lui troviamo l’attrice che rappresenta la morte). Questa lo convincerà a sistemare le cose in famiglia, a dirlo alla moglie (che lo sapeva già), per andarsene sereno e lasciare qualcosa ai cari. Il secondo dei tre ha un delicatissimo legame con la figlia ed insieme a lui troviamo spesso l’attrice che interpreta l’amore (Keira Knightley). Grazie a lei ritroverà un bellissimo rapporto con la figlia e riscoprirà l’amore. La terza dei tre non riesce ad avere figli ed insieme a lei troviamo spesso l’attore che interpreta il tempo (protagonista di una scena banale ma secondo me carica di senso, quando decide di urtare un pezzo del domino di Howard che lui stesso blocca per impedire il crollo di tutta la struttura: il tempo lo puoi fermare, un attimo, per tentare di sistemare qualcosa e poi farlo ripartire). Questo ragazzo che interpreta il tempo, l’aiuta a prendere decisioni importanti riguardante l’adozione, perché…non è mai troppo tardi!

A mio modo di vedere, tutto questo ha qualcosa di unico. Questa è la bellezza collaterale. Non la puoi spiegare in modo chiaro, non la puoi dimostrare. La vita la racchiude e la domina e noi l’accettiamo per come viene. La morte della figlia nel film è l’apice di questa bellezza collaterale. Questo sembrerebbe qualcosa di angoscioso, come può la morte avere una bellezza? Il dolore forse non guarirà mai, ma il dolore ti fa sentire vivo. La morte ha permesso alla fine ad Howard di ritrovare l’amore della moglie, in un tempo più o meno lungo. Eccole, le tre astrazioni sono paradossalmente collegate. Il film si chiude con una bella sequenza con Howard e la moglie mano nella mano nel parco, e per un attimo lui si volta e vede nel ponte i tre attori che hanno interpretato le astrazioni; poi si volta la moglie e loro non ci sono più, perché la bellezza collaterale non la puoi vedere, la puoi solo vivere.

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Endrio Zanti

Mi chiamo Endrio Zanti, 29 anni, studio comunicazione e lingue a Catania, aspirante giornalista, aspirazione dovuta alla passione per l'informazione e la scrittura, relative a tematiche storiche, culturali e di attualità.

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