Cobra Kai, il ritorno del Karate Kid

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“Dai la cera, togli la cera”. “Non più su, giù, ma destra, sinistra”.

Ce li ricordiamo tutti gli insegnamenti del maestro Miyagi a Daniel La Russo (Ralph Macchio), il protagonista del primo, indimenticabile, ‘Karate Kid’ del 1984; questo ragazzino vessato dai bulli capeggiati da Johnny Lawrence (William Zabka), il belloccio biondo tutto figo che si credeva padrone della scuola e che praticava il karate nel dojo Cobra Kai, fondato su 3 fondamentali principi:

  1. Colpisci per primo
  2. Colpisci duro
  3. Non avere pietà

Principi, questi, inculcati nelle giovani menti da un maestro dai metodi decisamente poco ortodossi. Ma Miyagi d’altronde lo diceva: “Non esistono cattivi allievi ma solo cattivi maestri”.

Ma è inutile star qui a sviscerare le parole del vecchio maestro perché sappiamo bene tutti come andò a finire; con La Russo vincitore del torneo e Lawrence umiliato non solo dalla sconfitta ma anche dal suo stesso insegnante.

A distanza di ben 34 anni arriva ‘Cobra Kai’, la serie televisiva che, partendo proprio da quella famosa vittoria (o sconfitta), ci trasporta, insieme ai personaggi, nel presente, in un contesto moderno, nuovo. Un contesto in cui si capisce bene che determinate dinamiche del vecchio film, passate alla storia, non funzionano sullo schermo così come accadeva in passato. E gli showrunner questo lo sanno e infatti non mancano le occasioni in cui riescono a strappare un sorriso allo spettatore prendendosi gioco di alcuni momenti “importanti” della pellicola originale.

Ma, cosa più importante, ciò che Cobra Kai fa davvero è spostare il focus su quello che, secondo la visione di Barney Stinson di How I Met Your Mother, è il vero karate kid: Johnny Lawrence.

Ebbene sì, perché, secondo il buon vecchio Barney, Daniel La Russo sarebbe il vero bullo; un individuo sociopatico che si trasferisce in una nuova città soffiando a Johnny la ragazza, prima, e il titolo di campione, dopo.

Nonostante la visione “Stinsoniana” possa sembrare strana o assurda, è possibile constatare come in Cobra Kai, effettivamente, ci si trovi davanti ad un ribaltamento dei ruoli. Che gli showrunner condividano forse il pensiero di Barney? Non possiamo dirlo per certo ma andiamo per gradi.

Cosa è successo dopo il torneo ai due personaggi?

Daniel La Russo ha iniziato a godere di un’ottima fama, si è dato da fare ed è riuscito a mettere su famiglia, divenendo il proprietario di un lussuoso concessionario automobilistico.

E Johnny?

A costui, purtroppo, sembra non sia andata altrettanto bene. A quanto pare la forte umiliazione ricevuta al torneo quando era solo un ragazzo lo ha segnato profondamente rendendolo incapace di costruirsi una vita vera. Lawrence è un ubriacone, un nulla facente, un pessimo padre che si trascina avanti senza avere alcuno scopo. Ma, ad un certo punto, dopo aver salvato un ragazzino da un gruppo di bulli, deciderà di dedicarsi nuovamente al karate e aprirà un dojo, scegliendo ancora una volta la via del Cobra Kai e, iniziando, inconsapevolmente, un cammino di maturazione e trasformazione.

Johnny Lawrence inizierà a confrontarsi con i suoi demoni interiori cercando di superare una volta per tutte il sentimento di angoscia, legato alla sconfitta subita anni prima, che lo ha tenuto bloccato per tutto quel tempo. Farà i conti più volte con l’odio che prova nei confronti di La Russo; un personaggio che, se fino a poco tempo fa veniva visto come assolutamente positivo, qui risulta decisamente meno “vittima” e più “carnefice”, in quanto si adopererà in più modi per ostacolare l’ex rivale nel suo tentativo di riabilitare il nome del Cobra Kai, bandito in passato dal torneo a causa dei metodi scorretti, e si renderà più volte protagonista di piccole vessazioni ai danni di Lawrence e tutto ciò è davvero interessante perché mostra quanto sia facile diventare il bullo di turno; un bullo che non agisce tramite la forza fisica all’interno di una scuola ma tramite il denaro all’interno della società.

Altro aspetto curioso della serie è la rivalità tra i due protagonisti che, nonostante in determinati momenti sembri affievolirsi, si avverte in maniere forte durante tutta la durata della prima stagione. Ciò che si lascia intendere è che questi due uomini avrebbero bisogno di un confronto verbale atto a comprendere chi è realmente l’altro. E il problema principale sta proprio nel fatto che, entrambi, a prescindere dalle strade imboccate, sono rimasti fermi a 34 anni prima; fermi ad un confronto superficiale tra ragazzini.

Cobra Kai è un prodotto davvero interessante che non si riduce alla classica “manovra nostalgica” volta a riesumare un cult del passato, attualizzandolo in maniera banale e senza aggiungere nulla di nuovo. Cobra Kai fa uno splendido lavoro con i personaggi, riuscendo ad ottenere una caratterizzazione anche decisamente complessa su alcuni di questi e donandogli un background credibile e sensato che incuriosisce non poco lo spettatore, facendogli venir voglia di saperne sempre di più. Il “fattore nostalgia” c’è, per carità, ma sicuramente non è così ridondante come ce lo si aspetterebbe e, soprattutto, non impedisce alla serie di avere un’identità propria; di essere allo stesso tempo un sequel ma anche un nuovo punto di partenza per la saga ‘The Karate Kid’, risultando un prodotto “fresco” e decisamente godibile, nonostante una regia un tantino mediocre che, in alcuni frangenti, risulta leggermente disturbante.

Il finale, poi, lasciando numerose trame scoperte, pronte e calde per una seconda stagione, regala un momento davvero particolare chiudendosi con un cliffhanger decisamente inaspettato.

Che dire quindi? Se siete/siete stati amanti di Karate Kid; fan di Daniel La Russo o di Johnny Lawrence, come il buon Barney, questa è proprio la serie che fa per voi. (Soprattutto nella seconda ipotesi).

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Vito Damigella

Vito Damigella, 22 anni. Sognatore di professione, personal trainer, filmaker indipendente e amante della settima arte.

Diplomato presso il Liceo Classico "C. Marchesi", porta avanti la sua passione per il cinema sul suo canale youtube "VStudios" in qualità di regista, attore, doppiatore e sceneggiatore; mentre, nel tempo libero, prosegue gli studi in ambito universitario.