La continua ricerca di un senso da dare alla vita, Bojack Horseman

5' di lettura

In una Hollywood in cui animali antropomorfi e umani convivono, Bojack Horseman è una star della sitcom degli anni novanta Horsin’ Around. Il protagonista però non è riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda dopo la chiusura della serie e fa di tutto per tornarvi, come se la fama fosse l’unico obiettivo da inseguire nella vita…

Una serie in esclusiva Netflix che è riuscita a conquistare il cuore di molti spettatori, Bojack Horseman è il ritratto verosimile di ognuno di noi, con i suoi pregi e i suoi difetti. La serie animata mira a far satira, non soltanto sull’ambiente hollywoodiano, ma anche sul culto delle celebrità e sull’industria cinematografica. Una parabola discendente nella depressione, nell’abuso di alcool e droga e infine nell’autodistruzione. Con quattro stagioni complete ed una quinta in produzione, Bojack è riuscito a descrivere con semplicità e in maniera molto cinica ognuno di noi.

Tutto comincia con la presentazione dei personaggi principali: oltre al cavallo star, troviamo Princess Carolyn, gatto manager del protagonista ed anche sua ex fidanzata, Diane Nguyen, ghostwriter del libro di Bojack e sua amica, Mr. Peanutbutter altra star del cinema nonchè fidanzato di Diane, ed infine Todd Chavez, coinquilino (abusivo).

Bojack Horseman è una serie animata diversa dalle altre, e il tutto si comincia a notare già dalla prima stagione, quando Mr. Peanutbutter analizza la realtà a sé circostante con una crudeltà spiazzante…

“ L’universo è solo un vuoto crudele e indifferente, la chiave per la felicità non è trovare un significato, ma tenersi occupati con stronz*te varie fino a quando è il momento di tirare le cuoia”

Qualsiasi cartone invita i suoi spettatori alla ricerca della felicità, quel qualcosa che ogni essere umano deve rincorrere ma che non arriva mai. Benissimo, Bojack Horseman si distingue da tutti, non pone l’attenzione su un obiettivo futuro, bensì si concentra sul presente, sul tenersi occupati piuttosto che continuare a pensare a ciò che non si ha. Del resto, ognuno di noi ha dei desideri, con quelli identifichiamo la felicità, ma una volta raggiunti ne arrivano subito altri, come se avessimo una sete insaziabile. Obiettivi infiniti che però molte volte non riusciamo a raggiungere, che non ci permettono di guardare con attenzione a ciò che possediamo o che comunque è raggiungibile. Mr. Peanutbutter descrive l’universo come un vuoto crudele e indifferente, una visione sicuramente diversa da quella di un qualsiasi cartone animato, ma probabilmente quella più giusta perché descrive la felicità come una meta senza significato: molte volte non riusciamo a capire che siamo noi stessi a darglielo, e tante volte quella sete insaziabile di nuovi obiettivi ci porta a non trovarlo mai.

Ma qual’è il vero senso della vita? Molti di noi lo individuano con l’amore, con l’arrivo di quella persona che riesce a completarci, del resto questa visione è sempre stata alimentata dai continui cartoni Disney che hanno come obiettivo quello della ricerca della nostra “perfetta metà”. Bojack distrugge questa teoria, e vi faccio anche un piccolo spoiler: non esiste…

“Nessuno completa nessuno, non è un concetto reale. Se hai la fortuna di incontrare qualcuno che riesci a sopportare, stringilo forte e non lasciarlo più”

Da quella visione ottimistica e perfetta dell’amore si arriva ad una estremamente reale. Per il nostro protagonista non esiste quella metà, del resto nessuno completa nessuno, siamo noi che volontariamente decidiamo chi può occupare determinati posti nella nostra vita. A volte bisogna placare quella voglia di obiettivi irrealizzabili e sbattere con quello che in realtà possiamo ottenere. Ovviamente Bojack non invita a condividere la vita con ogni essere vivente sulla faccia della terra, del resto è vero che non siamo fatti per stare da soli, ma nemmeno con chiunque; pertanto è più corretto analizzare l’amore non come il senso della vita, piuttosto come una delle tante cose che può portarci a raggiungere la felicità.

Nel momento in cui abbiamo l’amore e una carriera formidabile allora è fatta? No, niente di più sbagliato…

Mr. Peanutbutter: “Sei una star milionaria con una donna che ti ama e hai anche un ruolo nel film dei tuoi sogni. Che cos’altro puoi volere? Cioè che cos’altro ti dovrebbe regalare l’universo?

BoJack: “Io voglio sentirmi bene con me stesso, come fai tu e… non so come si fa. E non so se ci riesco.

Contrapposizione tra felicità utopistica e quella reale, tra il concetto di “stare bene con se stessi” standardizzato e personale. Bojack Horseman analizza perfettamente il maggior problema degli esseri umani, quello rappresentato dall’apparenza. Il protagonista dall’esterno sembra avere tutto: è un attore di successo amato dai suoi fan, ha al suo fianco una donna che lo ama, insomma, il paradiso all’improvviso. Tutto ciò però non basta, non riesce a placare quella sua voglia continua di trovare ciò che gli manca: la serenità. Un senso di solitudine interiore che non può essere percepito da chi lo circonda, una sindrome di abbandono che lo accompagna sin da quando era bambino, quando i suoi genitori lo trattarono solo come un imprevisto e nulla di più. Non vi è mai successo di fermarvi un attimo, di prendervi una pausa da questa vita frenetica e sentirvi vuoti? Un qualcosa che molte volte non riusciamo a descrivere ma che è dentro di noi. Cerchiamo di nasconderlo grazie ad una sorta di meccanismo interno che ci protegge, ma quando arriva il momento di smettere con la recitazione, quando ci ritroviamo da soli con noi stessi, beh, non basta.

C’è chi sostiene che la vita sia una continua sfida e chi si ferma è perduto…

Poi è più facile. Ogni giorno diventa più facile. Ma devi farlo tutti i giorni. Questo è difficile. Poi diventa più facile.

La chiave forse è proprio questa, il non mollare in qualsiasi situazione. Bojack Horseman è una serie che descrive perfettamente le sfide che ogni giorno dobbiamo affrontare: le delusioni, la paura di non essere abbastanza per quello che ci aspetta, il non essere capiti da nessuno, sentimenti non corrisposti e perdite che ci segnano. Il protagonista però in qualche modo riesce a rialzarsi, come? Beh, cominciando a correre. Analizzando il tutto da un punto di vista strettamente metaforico, la soluzione sta proprio nel continuare ad andare avanti. All’inizio tutto sembrerà difficile, quasi impossibile, ma con la pratica quotidiana tutto diventerà più facile. Questo è il primo messaggio ottimistico trasmesso dalla serie, un invito che tende a riportarci sempre alla visione di una vita in cui nessuno ci completa, ma solo noi stessi. Nel nostro percorso ognuno di noi incontrerà qualcun altro con cui condividere una parte di esso, ma nulla è per sempre, e dentro di noi tutti possediamo la forza per lasciare andare e continuare il nostro cammino.

Tante esperienze, molte delusioni, ma alla fine cosa ci resta?

Kelsey, in questo mondo terrificante, ci restano solo i legami che creiamo

Quei legami che tante volte odiamo, quelli che potrebbero finire, sono ciò che in fondo ci resta. In una delle puntate più belle dell’intera serie (3×12), Bojack riesce a capire ciò che è davvero importante per la sua vita. Nonostante sia sempre scappato dalle relazioni per paura di soffrire, sono esse quelle che alla fine restano e contano davvero. Le persone che trovi ad aspettarti a casa, i colleghi al lavoro, il partner, la gente con cui condividi momenti, emozioni, esperienze. Chi ti ricorderà con amore una volta che non ci sarai più.

“Bojack Horseman: Non capisci. È la mia ultima occasione perché la gente torni ad amarmi. Se uscisse quel libro tutti conoscerebbero il vero me. E ora io ho perso un sacco ti tempo col vero me, e credimi, nessuno al mondo lo amerebbe.

Princess Carolyn: Ok!

Bojack Horseman: Ora, se vuoi scusarmi, vado a farmi una doccia. Cosi non capisco se sto piangendo o meno.

 

Analizzando Bojack da un punto di vista strettamente personale, lo descriverei come un comune uomo-cavallo. Cosa lo rende diverso? Paradossalmente il suo non saper recitare. Il protagonista molte volte crolla per dei problemi che si trascina fin dalla nascita. Ognuno di noi, riflettendoci su, ha subito delle delusioni, eventi che tendiamo a nascondere al mondo esterno ma che quando siamo soli con noi stessi non riusciamo a zittire. Bojack ha chiesto aiuto quando era piccolo, non lo ha avuto; ha chiesto aiuto all’unica donna di cui si sentiva innamorato, quella che lo ha conosciuto davvero per quello che è, non lo ha avuto. La vita va avanti lo stesso e accumulando tutte queste esperienze si cambia, a volte si smette di credere in qualcosa di migliore, ci si arrende a quello che ci ha distrutto…

Nonostante sia una serie animata estremamente diversa dalle altre per le tematiche che tratta, essa rapisce il cuore di qualsiasi suo spettatore. Ci riesce per la sua estrema crudeltà nel trattare la vita, perché analizza le situazioni con estrema sincerità e senza filtri. Si può dire tanto del protagonista, ci si può trovare molte volte d’accordo, ma soprattutto, un po’ tutti siamo Bojack Horseman.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
Leonardo Mascali

Leonardo Mascali. Nato a Catania il 03/10/1998, diplomato al liceo scientifico Concetto Marchesi di Mascalucia, oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza di Catania.
Scrivo per passione: molte volte tramite la scrittura di certe avventure si trasmettono emozioni che vale la pena ricordare.

Un commento ci fa sempre piacere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.